Affollatissima venerdì 5 febbraio la Biblioteca di via Hermada per la serata dedicata a Louis Armstrong. Grande la partecipazione per l’argomento ma anche per il modo coinvolgente con cui il relatore, Stefano Bassalti, ha saputo presentare la figura del re del jazz. “Raccontare la vita di questo straordinario musicista è stata una grande soddisfazione per me – ci dice Stefano – ma quando si parla di un artista il miglior modo per farlo conoscere è quello di presentare la sua opera e quindi nella biografia che ho raccontato ho inserito pezzi originali suonati da Armstrong e proiettato filmati dell’epoca, cosa che è piaciuta molto”. Stefano Bassalti però, e molti in zona lo sanno, non è solo un esperto di jazz ma anche un valente musicista che avremo presto modo di ascoltare nel concerto di sabato 7 maggio alle 21 presso l’Auditorium Ca’ Granda. L’iniziativa, voluta dall’“Associazione Amici di Zona Nove”, ha il patrocinio del CdZ 9, ed è gratuita. “È un appuntamento che si ripete da qualche anno. Sarà impostato con una formazione classica – dice Stefano – tromba, trombone, clarinetto, chitarra, contrabbasso e batteria. Al clarinetto ci sarà Paolo Tomelleri, un grande del jazz italiano, alla chitarra Renzo Luise, un musicista che viene da Genova, al trombone Andrea Andreoli, giovane niguardese di adozione, alla batteria Massimo Caratta, al contrabbasso Fabio Mazzola e alla tromba io. Il repertorio sarà improntato al jazz classico, esplorando in particolare lo stile ‘chicagoano’, che aveva preso piede a Chicago alla fine degli anni ’20 e che ha avuto protagonisti interessanti. Esistono infatti vari stili di jazz. In tutti gli Stati Uniti si suonava il jazz in modo diverso da luogo a luogo in base alla cultura, o creola o nera, e i protagonisti si ‘rubavano’ l’un l’altro il modo di suonare creando nuovi stili. A Chicago il jazz nasce ad opera di un gruppo di giovani bianchi che frequentavano i college e provenivano da famiglie di alto livello sociale abituate alla musica classica. Queste band si avvicinano con passione al jazz, lo trasformano e gli danno un’impronta del tutto originale. Negli anni ‘30, quando nascono le grandi orchestre americane, risulta necessario scrivere i testi e da qui partono i vari studi, i vari stilemi che hanno agevolato gli arrangiamenti delle varie formazioni. In una piccola formazione comunque l’arrangiamento nasce spontaneo nel momento in cui si suona insieme e si fa riferimento a una scuola piuttosto che a un’altra”. Questa libertà – lo interrompiamo – è molto stimolante, ma esige un certo affiatamento nel gruppo… “L’improvvisazione, elemento fondamentale della musica jazz, presuppone anche tanto studio e allenamento.Quando ci si sceglie per suonare si ha già l’idea dello stile che si intende seguire. Sono pochi i musicisti come Tomelleri in grado di affrontare stili diversissimi. Per lo più ci si orienta verso quello che si sente più vicino alla nostra sensibilità. Per me suonare è un piacere cui mi dedico nel tempo libero. Ho cominciato a suonare la tromba per puro divertimento, poi ho avuto la fortuna di incontrare professionisti molto validi, Tomelleri e tanti altri, ed è nato un profondo interesse per il jazz. Che è una musica affascinante, è una passione molto impegnativa, perché bisogna non accontentarsi mai e continuare a studiare per migliorare, ma mi rende felice”.

Per il concerto è necessaria la prenotazione presso il Centro Culturale della Cooperativa di via Hermada, tel 02 66114499.