Da Empoli a Pratocentenaro, una storia da antifascista

Nei primi anni venti Empoli e paesi limitrofi videro la nascita di un forte Partito Comunista a cui aderirono operai, contadini e sindacalisti. Cominciarono così le prime occupazioni di terre che i grandi agrari tenevano incolte e le prime occupazioni di fabbriche (vetrerie) con scioperi imponenti. Queste grandi lotte permisero alle elezioni amministrative del 1920 di conquistare tutti i Comuni della zona con maggioranze nette di sinistra. La borghesia locale (proprietari terrieri e padroni) per contrastare il grande movimento di lotta finanziò squadre d’azione che divennero in seguito le tristemente note squadracce fasciste. Il Partito Comunista costituì per l’autodifesa la “Guardia Rossa” per difendere le Camere del Lavoro, i Circoli di partito e i Municipi. Infatti nei paesi vicini gli interventi degli squadristi erano continui e si supponeva che prima o poi avrebbero sferrato l’assalto alla roccaforte rossa di Empoli. Cosa che avvenne il 1° marzo 1921: 2 camion di marinai, carabinieri e fascisti arrivarono a Empoli per “normalizzare politicamente” la città: ci furono degli scontri che videro i fascisti soccombere, con 9 morti e parecchi feriti. Successivamente il 19 marzo del 1921 gli squadristi in grande numero appoggiati dall’esercito: bruciarono la Camera del Lavoro, i Circoli e le Leghe rosse e questa volta sì che “normalizzarono la situazione”. Nel 1924 ci fu a Firenze il processo per i “fatti d’Empoli”, in cui furono condannati 92 giovani empolesi fra cui mio zio Paolo Taddei, all’epoca diciottenne. Al Giudice che gli chiese cosa volesse dichiarare a sua discolpa, rispose “Sono un Comunista, una Guardia Rossa”. Risultato: 4 anni di carcere alle Murate di Firenze. La mia famiglia, composta da nonna Teresa vedova e 3 figli, tra cui il mio babbo Pietro undicenne, viveva di stenti ed era sostenuta soltanto dal “Soccorso Rosso” che aiutava le famiglie in difficoltà con dei parenti in carcere. Poiché continuavano le angherie da parte dei fascisti, visto che era impossibile continuare a vivere in quelle condizioni nel 1929 mia nonna con tutta la famiglia si trasferì a Milano da dei parenti. Negli anni 30 ogni volta che Mussolini o qualche gerarca fascista veniva a Milano, mio zio Paolo finiva a S. Vittore per una settimana. Il mio babbo, tesserato al Pci, aderì al Gap. Lavorò alla Bianchi e in seguito alla Pirelli partecipando ai famosi scioperi del 1943. Una notte del marzo 1945 in viale Suzzani all’altezza della Manifattura Tabacchi, mentre con la vernice bianca scrivevano delle scritte contro il fascismo, vennero sorpresi dalle squadracce della Muti. Ne nacque uno scontro a fuoco e al trambusto in via C. da Pistoia, 9, il mio babbo si rifugiò in casa. La mia mamma dallo spavento perse il latte (io avevo 2 mesi). Non so ancora adesso se sono diventato antifascista per questione di fame o per convinzione politica! Il 25 Aprile del 1945 in via C. da Pistoia angolo via Pianell, davanti al tabaccaio (oggi pizzeria) Pietro Taddei tenne il primo comizio di Pratocentenaro libera!