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Milan-Juve, la finale infinita

Milan-Juve, la finale infinita

Quella di Roma, cari lettori di “Zona Nove”, sarà la settima finale tra Juventus e Milan. E visto che – come sapete – amiamo la Storia del calcio, abbiamo pensato di raccontarvele tutte. A partire dalla prima, che si svolse agli albori del football, il 29 aprile del 1906, quando le due squadre si trovarono di fronte nientepopodimeno che per il (futuro) titolo di Campione d’Italia. Nel girone finale entrambe avevano totalizzato lo stesso numero di punti perciò, per decidere la vincitrice, si dovette disputare uno spareggio che si giocò a Torino per la differenza reti a favore dei bianconeri. La gara terminò 0-0 e per la ripetizione la Federazione designò come sede “neutra” il campo della Us Milanese, l’altra grande squadra di Milano (l’Inter non esisteva ancora). La società torinese, però, si oppose all’idea che ci si dovesse incontrare nel capoluogo lombardo e così rinunciò, regalando ai rossoneri di Kilpin il loro secondo “scudetto”. Era, si diceva, il 1906, l’anno dell’Esposizione Universale. Passò la Belle Epoque, esplose il primo conflitto mondiale, nacque il fascismo, bruciò nel nulla il biennio rosso, arrivarono la marcia su Roma, il delitto Matteotti, l’Impero coloniale italiano, le leggi razziali… Ma solo in piena seconda guerra mondiale, il 21 giugno 1942, la Juve ebbe la possibilità della rivincita, in occasione della finale di Coppa Italia. La partita finì in parità dopo i gol di Bellini e del milanista Cappello all’83°, e così le due squadre furono costrette alla ripetizione, che si giocò una settimana dopo. Stavolta, il Milan privo di Meazza venne sotterrato con un netto 4-1 firmato da una tripletta di Lushta e un rigore di Sentimenti III, intervallati dalla rete dell’1-2 del grande attaccante nonché bandiera rossonera Renato Boffi. Ben trentuno furono gli anni che si dovettero attendere per la terza sfida. Primo luglio 1973, Olimpico di Roma: di nuovo finale di Coppa Italia, di nuovo pareggio dopo i tempi regolamentari a seguito dei gol di Bettega e Benetti. La ripetizione, ormai, non esisteva più, e di conseguenza dopo i supplementari si tirarono i calci di rigore. Schnellinger, Benetti, Chiarugi, Biasiolo e Magherini (alzi la mano chi se lo ricorda…) furono infallibili, mentre Anastasi, Bettega e Spinosi no. Morale: 6-3 per il Milan che, tuttavia, avrebbe sicuramente barattato quella coppa con lo scudetto regalato ai bianconeri solo due mesi prima, cadendo nella “fatal Verona”. Shock petrolifero, terrorismo, riflusso. E poi, la (famigerata) “Milano da bere”. In cui si ritrovarono rossoneri e bianconeri per la doppia finale della Coppa Italia edizione 1990. All’andata, giocata a Torino di febbraio, finì senza reti. Mentre al ritorno, il 25 aprile, il Milan di Sacchi cedette alla Juventus di Dino Zoff e al gol di Galia. Il successivo “incontro ravvicinato” sarebbe stato il più importante. Il seguente Milan-Juventus, infatti, avrebbe avuto come platea il mondo intero. Dopo aver eliminato l’Inter, nell’ultimo atto di Champions i rossoneri si imbatterono proprio negli uomini allenati da Lippi, che avevano sconfitto il Real e il Barcellona. Tre squadre in semifinale e finalissima tutta italiana: che tempi, per il nostro calcio! Come tutti gli appassionati sanno, il mitico “Old Trafford” di Manchester fu il degno teatro dell’ennesima “singolar tenzone”, che cadde il 28 maggio 2003 e come al solito fu equilibratissima, tanto da dovere essere decisa da una sequenza di calci di rigore al cardiopalma: Trezuguet sbagliò il primo, Serginho e Birindelli insaccarono i loro, quindi Seedorf , Zalayeta, Kaladze e Montero sprecarono quattro tiri di fila! A quel punto agli undici metri si presentò Nesta, che pur non essendo uno specialista mise a segno il 2-1, subito imitato da Del Piero. Si era all’ultimo penalty, il Milan aveva il match ball e per ben tre volte, prima di tirare, Schevchenko guardò l’arbitro. Poi, con una calma olimpica, spiazzò Buffon donando al Milan il suo sesto titolo di campione d’Europa. Dopo questo trionfo, qualunque altra finale tra Milan e Juve sarebbe stata, inevitabilmente, “minore”. Comunque sia, la possibilità di rifarsi per la terza volta capitò alla Juventus pochi mesi dopo, il 3 agosto 2003, quando le due squadre si affrontarono al “Giant Stadium” di New York per la Super-coppa Italiana, che già a quei tempi aveva preso le strade del business. Incredibile a dirsi, per la quinta volta su sei (un vero record!) i canonici novanta minuti non furono sufficienti. E nemmeno i supplementari perché, al gol di Pirlo su rigore al 105°, ribatté subito Trezeguet. Ancora si rese necessaria la “lotteria dei rigori” che, dopo due vittorie rossonere, questa volta premiò la Juventus per colpa di un errore di Brocchi, l’attuale allenatore milanista. Dopo sei sfide – che anche se non pare, sono tante: Inter e Milan, ad esempio, si sono incontrati solo due volte in una finale – il punteggio è dunque sul 3-3. Riuscirà, la favoritissima Juventus, a passare per la prima volta in vantaggio? La risposta a sabato 21 maggio, magari dopo gli ennesimi calci di rigore…

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