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L’Italia agli europei: questione di (poco) feeling

L’Italia agli europei: questione di (poco) feeling

L’Olimpico illuminato da migliaia di giornali che bruciavano come fiaccole per festeggiare la vittoria della Nazionale: era lunedì 10 giugno 1968, e l’Italia aveva appena battuto per 2-0 la Jugoslavia nella ripetizione della finale dell’Europeo.

Da quel giorno sono passati 48 anni e gli Azzurri non sono più riusciti a salire sul gradino più alto del podio del maggior trofeo continentale per squadre nazionali, a testimonianza dell’indubbia idiosincrasia tra l’Italia e la Coppa Europa. Solo una volta, infatti, abbiamo vinto su 13 tentativi (contando anche quelle 5 volte in cui non ci siamo nemmeno qualificati per la fase finale), con una percentuale di successo del 7.7%. Un dato veramente misero, se confrontato con quello della Coppa del Mondo. Nella quale, su 19 partecipazioni (compresa pure quell’unica volta, nel 1958, in cui non ci qualificammo), siamo usciti vincitori in ben 4 edizioni, ottenendo un buon 21% di successo, tanto più rilevante se si pensa che ai Mondiali giocano regolarmente il Brasile e l’Argentina, mica la Danimarca o la Romania. Insomma, tra l’Europeo e la Nazionale c’è poco feeling. Come dimostrano anche le statistiche riguardanti il raggiungimento della finalissima, che abbiamo ottenuto solo in 3 occasioni, il 23% delle volte contro il 32% dei Mondiali (6 su 19 edizioni).

Per fortuna – verrebbe da dire – in Francia non scenderanno in campo le statistiche. Anche perché, visto che nel 2012 siamo giunti fino all’ultimo atto, per almeno altre tre edizioni dovremmo scordarci la finale. Tuttavia, proprio perché i numeri sono così – inaspettatamente – bassi, dovremmo aspettarci una serie di risultati positivi che elevino le percentuali a un livello più consono alla nostra Nazionale. Perciò auguriamoci che siano proprio gli Azzurri di Conte a sfatare una “tabù europeo” i cui motivi sarebbe davvero interessante analizzare.

Un Belgio mai vincitore di nulla ma assai quotato (13 giugno), la Svezia di Sua Maestà Ibrahimovic (17) e infine, mercoledì 22, l’Irlanda del Nord: questi, gli avversari in un girone difficile ma non irresistibile, tanto che un’eliminazione al primo turno corrisponderebbe a un disastro. Noi, nell’attesa di vivere il futuro, come al solito abbiamo pensato di introdurre i nostri lettori all’atmosfera del 15° Europeo rivolgendoci al passato e ricordando – seppur brevemente – le 8 precedenti partecipazioni dell’Italia alla fase finale.

La prima volta, come si è detto, è stata la più bella, perché coronata da una vittoria molto fortunata. Basti pensare che la Nazionale, bloccata sullo 0-0 dall’Urss. dopo i supplementari, passò la semifinale solo grazie a una monetina (allora i rigori non esistevano) forse “pilotata” da San Gennaro (visto che si giocava a Napoli). E che in finale, a 10’ dalla conclusione, si trovava sotto di un gol nei confronti della forte Jugoslavia. Una punizione di Domenghini e qualche errore degli attaccanti slavi permisero ai nostri di raggiungere la ripetizione, vinta grazie all’intelligenza di Valcareggi (che cambiò sei giocatori rispetto alla gara di due giorni prima) e alle reti di Riva e Anastasi nel primo tempo. Poi, come si diceva, nella notte romana fiaccolata fu. In quello stesso Olimpico dove, nel 1980, si consumò invece la cocente delusione per l’eliminazione dalla finale contro un Belgio iperdifensivista che ci impose lo 0-0 guadagnandosi così il primo posto nel girone grazie a una migliore differenza reti (e a un rigore non concesso dal portoghese Garrido). Tuttavia, ancora due anni e per gli Azzurri di Bearzot sarebbe stato Mundial…

Nel 1988 la brillante Italia di Vicini si arrese in semifinale contro l’Urss di Lobanovskij (0-2), mentre un rigore sbagliato da Zola contro la Germania non ci fece superare il girone finale nell’edizione 1996, che vedeva Sacchi come commissario tecnico. Nel 2000, invece, la Nazionale di Zoff ci regalò due partite epiche. La prima, in semifinale, vinta ai rigori per 3-1 contro i favoritissimi padroni di casa dell’Olanda, dopo che gli Orange avevano sbagliato ben due penalty durante l’incontro e che Toldo ne aveva bloccati altrettanti durante la serie decisiva, in cui Totti si esibì in uno sfrontato cucchiaio. La seconda, invece, malamente persa contro la Francia. Chi ha scordato le due occasioni incredibilmente sbagliate da Del Piero sull’1-0 per noi (gol di Delvecchio al 55’)? Avrebbero chiuso la gara, che invece venne riaperta da Wiltort al 90’ e decisa da Trezeguet al 103’grazie a quella totale idiozia che era il golden gol.

L’edizione portoghese del 2004, con il Trap in panchina, ci vide eliminati già nel girone finale per un 2-2 “concordato” tra Danimarca e Svezia: ma come, gli scandinavi non erano tutti belli e onesti, e noi mafiosi? Mentre in quella del 2008 gli Azzurri di Donadoni vennero bloccati dai calci di rigore, nei quarti, dalla neonata Grande Spagna. Che, con un netto 0-4, ci ha battuto pure nella finalissima dell’ultimo torneo giocato in Polonia-Ucraina nel 2012, dopo che Balotelli – per una sera davvero Super Mario – ci aveva fatto sognare con una splendida doppietta rifilata in semifinale ai tedeschi, da noi battuti (2-1) secondo tradizione. Una sconfitta che ha impedito alla Germania di provare ad aumentare il suo già notevole palmares, che la vede in testa alla classifica dell’Europeo insieme alla Spagna con 3 titoli, contro i 2 della Francia e l’unico di Russia, Repubblica Ceca, Olanda, Danimar-ca, Grecia e Italia. Per conoscere il prossimo vincitore, appuntamento al 10 luglio, alle ore 21, allo stadio parigino di Saint Denis.

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