Salire la prima volta la scala gialla della Casa della Memoria

Grande festa alla Bicocca il 12 giugno: la comunità parrocchiale della Chiesa di San Giovanni Battista ha festeggiato il Parroco don Giuseppe Buraglio per i suoi primi 40 anni di Ordinazione Sacerdotale. Arrivato alla Bicocca nel 1999, in sostituzione di don Franco Rusconi, dimessosi per ragioni di salute, don Giuseppe ha conquistato con umanità ed entusiasmo i parrocchiani che hanno voluto così anche ringraziarlo per il “suo spendersi” ogni giorno per loro. Don Giuseppe è da molti anni collaboratore di “Zona Nove” con la sua rubrica molto attesa dai nostri lettori. La nostra redazione desidera unirsi agli auguri a don Giuseppe per il raggiungimento di un così importante traguardo e ringraziarlo per il suo impegno col nostro giornale.Un convegno con il nuovo Presidente dell’Aned (ex deportati nei campi nazisti) Dario Venegoni, l’arrivo degli archivi dell’Insmli (Istituto nazionale studi sul movimento di Liberazione), una visita per vedere la bella mostra sul “caso Moro”, i nuovi cartelli multicolori con i primi articoli della Costituzione schierati in bella mostra nei vialetti antistanti…

Ecco una rosa di ottime ragioni per salire finalmente la scala gialla che, come tutto il quartiere, ho visto apparire per prima, come anima architettonica fondativa, nei mesi che la Casa della Memoria ha impiegato a materializzarsi.

Ci si sente subito a casa propria. I tanti racconti di famiglia, i tanti telegiornali, i tanti documentari, i tanti discorsi incrociati nelle varie età della nostra vita, sono qui, uno vicino all’altro, in sobri uffici dalle scrivanie spartane, dai monitor sempre accesi. l’Anpi e l’Associazione piazza Fontana al primo piano. L’Aned, l’Aiviter (Vittime Terrorismo), l’Insmli al secondo. Gli archivi invece stanno al terzo piano, assieme alla sala di lettura. Vi ritrovo gli stessi imponenti armadi mobili che mi colpirono tre anni fa nella sede precedente di viale Sarca. Qui sono più numerosi, e ora devono essere tutti ripopolati, un lavoro immane. Ma saranno poi accessibili a una consultazione molto più ampia. La prima cosa che coglie il visitatore è la luminosità e il senso di spazialità della Casa. Bunker vista dall’esterno, cubo luminoso invece dentro. E poi, salendo quella scala gialla, si è colti da una netta sensazione di raccoglimento. Quanta responsabilità in quegli spazi, quanto sangue! Quanta attenzione di fronte al succedersi delle generazioni, alla scomparsa lenta ma irreversibile dei testimoni diretti degli eventi da cui le Associazioni della Casa sono state originate! Quanto bisogno invece di amarla questa Memoria, di difenderla, di fare baluardo di fronte ai tanti negazionismi che la assediano!

Parlando con le cortesissime persone incontrate ai vari piani, sembra che la Casa cominci ora ad ambientarsi. E ad entrare in empatia con il quartiere. In tanti modi. Le mostre, i concerti, gli incontri… Un buon rapporto con il quartiere vuol dire anche un buon rapporto con tutta la città. Con i giovani innanzitutto, ma anche con la società civile, con la vita culturale cittadina, con i circuiti della comunicazione e del confronto.

Mi avvicino alle vetrate del terzo piano, che sembrano molto alte sui giardini circostanti. La visione del Bosco Verticale e delle Torri Unicredit, proprio di fronte, in questa giornata dove sole e pioggia si alternano rapidi, mi emoziona profondamente. Questo è il punto più giusto del mondo per capire come il Passato e il Futuro siano in realtà le due facce di una stessa moneta. E quanto più il Futuro che ci sfida è modernissimo, addirittura fantascientifico, tanto più esso ha bisogno del Passato visto nelle sue tragiche contraddizioni per essere compreso.