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I supersportivi di Massimo Magnocavallo

I supersportivi di Massimo Magnocavallo

Da anni è una realtà della nostra Zona, operando spesso all’interno della Piscina Suzzani, di Via Beccali 7. È l’Associazione Sportiva Dilettantistica “I Supersportivi”, una Onlus che svolge attività sportiva e di promozione come strumento abilitativo a favore di soggetti con problematiche motorie, cognitive e relazionali. Per saperne qualcosa di più abbiamo incontrato il presidente dell’Associazione, Massimo Magnocavallo, già noto per aver partecipato nell’agosto 2010 all’impresa “TriAlpi 2010”, unendo sportivamente Italia-Svizzera-Austria attraverso un percorso di Triathlon: “In quell’occasione, il 5 agosto 2010”, ci spiega Massimo, “sono partito da Lecco, e nuotando nel lago per 40 km, dopo 17 ore ininterrotte, sono arrivato fino a Colico. Lì mi hanno sedato e ho dormito per 4 ore, per poi partire in bicicletta per percorrere 260 km fino a Inzing, in Austria, passando per San Moritz, e il 7 agosto, percorrendo a piedi gli ultimi 19 km, sono arrivato a Innsbruck. L’ultimo chilometro l’ho percorso insieme ad un gruppo festante di bambini che mi tenevano per mano! È stato molto emozionante!”.
Ma com’è nata l’Associazione Sportiva Dilettantistica “I Supersportivi”?
Quindici anni fa ho conosciuto Oliviero Bellinzani, che da tutti era chiamato “l’uomo con le ali” perché dal 1977 scalava le montagne senza una gamba, e che l’anno scorso ha perso la vita fra quelle montagne. Così ho conosciuto la disabilità motoria, e la forza e il coraggio di Bellinzani mi hanno dato la motivazione: ho capito che aiutare gli altri era la mia vocazione, forse l’ho avuta fin da bambino: ero già uno sportivo, e per conoscere me stesso e le mie potenzialità, ho fatto prima un lavoro su me stesso. Ho la qualifica di istruttore nazionale di Triathlon (nuoto, bicicletta e corsa) e mi son detto che potevo insegnare queste discipline. Allora mi sono formato, ho fatto corsi di eccellenza, e sono diventato esperto in autismo e in malattie con problemi cognitivi: con questi ragazzi mi relaziono al massimo! Le famiglie con bambini autistici hanno cominciato a conoscermi e ad un certo punto ho fatto una scelta: ho abbandonato il mio vecchio lavoro e mi sono dedicato solo a questo: aiutare gli altri, ma sopratutto tutelare i bambini che entrano nell’associazione che è stata creata nel 2013, e costituita ufficialmente nel 2015, grazie anche al contributo e all’aiuto dei genitori di questi bambini.
Sostanzialmente l’Associazione “I Supersportivi” aiuta i ragazzi autistici e/o con disabilità motoria a scoprire lo sport?
No, è molto più di questo! Perchè con lo sport i bambini riescono a scoprire se stessi e le loro potenzialità. Scopo dell’Associazione è quello di valorizzare la cultura sportiva come strumento abilitativo a favore di soggetti con problematiche motorie, cognitive e relazionali che ne soffrono in modo non temporaneo, senza escludere soggetti non rientranti in tali categorie. Per esempio, nel 2014 mi ha contattato una psicoterapeuta che aveva saputo del mio lavoro, indicandomi una ragazza di 21 anni col corpo di bambina, Margherita Abbatangelo di Tradate (VA), affetta dalla sindrome di Turner, una malattia che non permette il normale sviluppo scheletrico del corpo. Quando Margherita è venuta da me non sapeva neanche nuotare, non lo aveva mai fatto: io sono riuscito a darle una motivazione, un sogno da rincorrere, e questo le ha cambiato la vita: già nel settembre 2015 è riuscita a scalare il Gran Paradiso, e quest’anno, il 5 agosto, ha raggiunto un altro obbiettivo: attraversare a nuoto lo Stretto di Messina, senza mai fermarsi! È stata fantastica! E questo con tanto duro allenamento, ma anche con una grande forza d’animo, e sempre col nostro sostegno. Seguiamo tantissimi bambini e ragazzi, da Pietro di 2 anni e mezzo, che ha un Disturbo dello Spettro Autistico (Dsa), a Gabriele, 26 anni, anche lui autistico. E poi abbiamo ragazzi con altre malattie rare neurologiche: la sindrome di Angelman, che costringe a una postura definita “a marionetta”, il morbo di Parkinson, la sindrome di Steele-Richardson-Olszewski, detta anche Psp (Paralisi Sopranucleare Progressiva): tutti questi soggetti con me fanno sport! Riesco a sintonizzarmi con questi ragazzi e tiro fuori da loro le migliori potenzialità: io dico loro “Ce la puoi fare!”.
Quindi non si tratta di offrire ai ragazzi semplici esercizi di fisioterapia?
Assolutamente no! Credo che la mia metodologia per avviare questi ragazzi allo sport sia unica in Italia, e per questo ho già avuto contatti con altri enti. Per esempio collaboro con l’Ospedale San Raffaele, e da due anni e mezzo abbiamo fatto partire un progetto pilota con l’Atletica Riccardi dell’Arena di Milano, dove ho applicato il mio metodo per l’atletica leggera. Sono stato osservato dal professor Giampiero Alberti, presidente del Collegio Didattico dell’Università Statale di Milano, e quindi sono stato invitato a tenere due sessioni frontali a 400 studenti delle lauree magistrali presso il Dipartimento di Scienze delle Attività Motorie e Sportive, presentando la mia metodologia e il mio approccio allo sport per ragazzi autistici. In 6 mesi abbiamo formato 12 di questi studenti, utilizzando anche gli spazi e le strutture della Pirelli, di fronte alla Piscina Suzzani. Alla fine dello stage di 6 mesi, è venuta all’evento finale, come madrina di eccellenza, la tennista Francesca Schiavone, che vedendoci all’opera con i nostri ragazzi, ci ha detto che le davamo grande energia.
Da chi è composta l’Associazione e qual’è il vostro metodo di lavoro?
Dei 12 studenti ne sono stati selezionati 4 che ora lavorano con l’Associazione: quindi ora siamo in 5 tecnici professionisti. Poi c’è una psicologa clinica, una pediatra esperta in autismo, e collaboratori esterni come neurologi neuropsichiatri e nutrizionisti. Il nostro metodo parte da un approccio tecnico-motivazionale, in cui capiamo quali sono i sogni e la motivazione sia dei ragazzi che dei professionisti; poi il senso di autoefficacia, che aiuta i ragazzi a perseguire i propri obbiettivi, sia con la persuasione che con lo stimolo dato da altri che ci sono riusciti; molto importante è anche l’approccio psicopedagogico, ossia la relazione che si instaura tra maestro e allievo, e che si basa sull’ascolto empatico, sulla fiducia e sull’intenzionalità reciproche; infine basilare è anche la capacità del “facilitatore sportivo”, ossia del maestro, che deve porre l’allievo nella condizione di realizzare i propri desideri nell’ambito dell’attività sportiva a lui congeniale, nella massima sicurezza e in un’ottica di piena espressione delle proprie potenzialità. Durante tutto il percorso, c’è sempre un continuo confronto con tutti i professionisti, c’è una condivisione multidisciplinare, in cui il lavoro sportivo è condiviso coi familiari e messo a conoscenza di altri specialisti (medici, psicologi, nutrizionisti, insegnanti, etc.) che hanno a cura il soggetto e ai quali si chiede la collaborazione.
Quali sono i tuoi obbiettivi per il futuro, Massimo?
Nel mio lavoro, che è anche la mia passione, ho capito che lo sport è strettamente collegato allo sviluppo cognitivo. E ora desidero che le aziende private possano continuare ad accedere a stage formativi, che possano permetterci di avere accreditamento per lavorare con loro. Ma il mio sogno più grande è quello di realizzare l’Accademia dello Sport: abbiamo una metodologia di Laurea, abbiamo la forza per diffondere la nostra esperienza e formare altri studenti a dare fiducia e forza alle persone autistiche attraverso lo sport.
Info: Associazione Sportiva Dilettantistica “I Supersportivi” Onlus:www.isupersportivi.org email: info@isupersportivi.org telefono 334.7233328

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