Amianto: assolti in appello i dirigenti della Pirelli fra le proteste

Per gli stessi imputati il 19 dicembre ci sarà una nuova sentenza nel processo Pirelli bis per la morte di altre decine di lavoratori.

Dopo un mese di lavoro, il 24 novembre, la Quinta Sezione Penale del Tribunale di Milano nel processo d’appello Pirelli di Milano ha ribaltato la sentenza di primo grado di un processo durato anni, assolvendo, per non aver commesso il fatto, i nove manager accusati di omicidio colposo, in relazione alla morte di una ventina di operai per forme tumorali provocate dall’esposizione all’amianto. Pochi minuti dopo le dieci, i tre giudici si sono ritirati in Camera di Consiglio comunicando che alle 16 avrebbero letto il dispositivo della sentenza. Pochi minuti dopo le 16 sono riapparsi in aula e, in pochi minuti, hanno letto il dispositivo con cui assolvevano gli imputati, lasciando subito dopo in tutta fretta l’aula fra lo sgomento degli avvocati di parte civile e la rabbia delle vittime. I managers, nel primo processo, erano stati tutti condannati a pene da tre a sette anni e otto mesi di reclusione e nelle sue conclusioni, durante la requisitoria, il sostituto pg di Milano Nunzia Ciaravolo aveva chiesto la conferma delle condanne dei dirigenti tranne che per due di cui aveva invece chiesto l’assoluzione. Secondo l’accusa gli operai degli stabilimenti milanesi della Pirelli non erano protetti dall’amianto “notevolmente presente nell’ambiente di lavoro”. Inoltre “nessuno li aveva informati dei rischi”. Secondo Il Procuratore Generale Ciaravolo, i rischi collegati all’amianto erano “ben noti da tempo” e la protezione dei lavoratori da parte dei responsabili era già parte delle “norme dell’epoca”. Per il Pg l’informazione nei confronti dei dipendenti sarebbe stato il “primo degli accorgimenti da prendere” per tutelare i lavoratori ed è stato di “grande gravità” che nessuno abbia adottato provvedimenti in tal senso. Dure le reazioni delle parti civili. “La giustizia che assolve gli assassini significa la morte dei tribunali, significa che sui luoghi di lavoro c’è licenza di uccidere e impunità. Non si può accettare che si continui a morire sui luoghi di lavoro, siamo arrabbiati e non ci arrendiamo”, ha affermato il presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. In ogni caso la lotta delle associazioni delle vittime continua e gli avvocati attendono le motivazioni della sentenza per preparare il ricorso alla Corte di Cassazione. Intanto per il 19 dicembre il Comitato ha invitato i suoi associati alla mobilitazione e partecipazione alle ore 9,30 nell’aula “Misure di Protezione” al 3° piano del Palazzo di Giustizia di Milano dove il giudice dott.ssa Gatto emetterà la sentenza per il processo denominato Pirelli bis..