Cassinis/2: “La ricostruzione inizierà a gennaio” Intervista all’assessore Gabriele Rabaiotti

Ilavori per l’abbattimento e la ricostruzione della Scuola Cassinis sono iniziati lo scorso giugno. La scuola ha in media 14 classi, circa 280 studenti. Si spera che i lavori procedano regolarmente così da rispettare la data di consegna, prevista per novembre 2017. La gara d’appalto per l’abbattimento e la ricostruzione era stata bandita nell’aprile 2015 e il cantiere è iniziato 14 mesi dopo. Abbiamo chiesto all’assessore ai Lavori Pubblici, Gabriele Rabaiotti, informazioni riguardo l’andamento dei lavori. Sappiamo che alla gara hanno partecipato 56 imprese, 13 delle quali avevano presentato un’offerta anomala per eccesso di ribasso e che quindi per analizzare tutte le offerte fino a trovare quella accettabile, sono trascorsi diversi mesi. Purtroppo è trascorso un anno e mezzo dalla chiusura della scuola e dal conseguente trasferimento presso un’altra struttura, fino all’uscita del bando per la gara d’appalto.
Come mai secondo lei è trascorso tutto questo periodo?
L’appalto per la demolizione e la ricostruzione della scuola Cassinis è andato in gara per 9 milioni, ed è stato aggiudicato per 5,4 milioni alla Fidea di Roma, il 29 aprile di quest’anno. Il bando di gara era stato aperto nel maggio del 2015, ma da allora c’è stata, come di prassi, la lunga procedura di aggiudicazione, con relativa analisi delle anomalie. I lavori, iniziati a maggio, stanno seguendo il cronoprogramma previsto: la demolizione è stata conclusa a fine agosto, ora sono alla fase di preparazione del terreno per la ricostruzione vera e propria, che dovrebbe iniziare a gennaio. Gli alunni della Cassinis, dal dicembre 2013, sono ospitati in parte in via De Calboli (ex sede del CdZ 9) e in parte presso la Passerini, mentre gli alunni della Scuola Secondaria di I grado Pavoni, dal settembre 2015, presso la primaria di via Crespi per la scoperta di amianto. La convivenza con molti alunni in più diventa difficile nel momento in cui bisogna condividere gli spazi di utilizzo comune (cortile, palestra, refettorio, aule di laboratori, di sostegno…).
Per la Pavoni quali tempi per bonifica e ricostruzione?
Questa i tecnici comunali hanno redatto quest’anno il progetto preliminare per 8 milioni. Sulla base delle indicazioni ricevute in tema di potenziali disponibilità economiche di Conto Capitale per Edilizia Scolastica 2016, il progetto non è entrato in priorità. Resta inteso che in fase di discussione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche e del Bilancio, in funzione di nuove disponibilità economiche, il progetto possa essere finanziato. Purtroppo finora la manutenzione degli edifici scolastici che dovrebbe essere ordinaria, diventa sempre straordinaria perché bisogna riparare le urgenze, in quanto si accumulano ritardi per mancanza di fondi.
Molto è stato fatto in questi ultimi tempi, ma la cittadinanza spesso non ha la percezione di tutto il lavoro svolto. Lei propone un modo per avere visione dei lavori di manutenzione in corso o che si svolgeranno nei prossimi anni?
Parlando di manutenzione straordinaria bisogna distinguere tra programmata e “a chiamata”. Finora l’intervento del Comune è sempre stato del tipo “a chiamata”. Per poter passare al modello di manutenzione programmata sono necessarie alcune condizioni: la certezza delle risorse finanziarie, che fatichiamo ad avere, e un quadro analitico dettagliato del patrimonio scolastico. Il percorso di digitalizzazione che l’Amministrazione ha avviato ci aiuterà in questa seconda azione. Nel giro di un paio di anni potremo riuscire ad avere le schede fabbricato per ogni scuola. Teniamo presente che già ora tutte le attività manutentive, sia ordinarie sia straordinarie, sono monitorate e registrate, anche per ragioni di controllo da parte di enti terzi sovraordinati (Osservatorio Regionale, Ministero dell’Economia, Anac). Quello che invece manca è lo strumento che riesca a fotografare lo stato di fatto degli edifici e quindi la necessità manutentiva. Su questo dobbiamo lavorare. A Milano altre 25 scuole, sia materne che primarie e secondarie di primo grado, sono dei prefabbricati come lo era la Cassinis, cioè realizzate negli anni ‘60/’70 per durare al massimo 40 anni, ma costi e tempi sono però nemici di questa operazione di rinnovo. In Zona 9, a Bruzzano, anche il Liceo Classico Omero è nelle stesse condizioni. I ragazzi verranno trasferiti presso la sede del Liceo Russell dal prossimo anno scolastico.
Com’è possibile che l’unico Liceo Classico di periferia, che ha recentemente festeggiato i 50 anni, venga chiuso?
Come può non esistere un’alternativa al trasferimento del Liceo? I prefabbricati anni ‘70 costituiscono un problema in tutta la città. Non siamo nelle condizioni, in pochi anni, di poterli tutti demolire e ricostruire. Se è vero che in alcuni quartieri il primo utilizzo delle strutture esistenti ha permesso la demolizione senza il bisogno di ricostruzione, in altri contesti questo non è possibile. L’intervento, oltre alla copertura finanziaria, chiede che venga organizzata una mobilità temporanea degli alunni: spesso questa sistemazione richiede allargamenti di strutture esistenti, molte volte comporta un piano di bonifica e demolizione oneroso, oltre ad avere bisogno della disponibilità per la costruzione della nuova scuola. Dopo tanti anni Milano tornerà ad avere sei scuole completamente nuove; questo è avvenuto grazie a un importante investimento del Comune, sostenuto in modo significativo dal Governo. Sulla scuola la città torna a dover definire un piano strategico di intervento di lungo termine. Il caso specifico del Liceo Omero è connesso al rapporto tra Comune e Città Metropolitana. Fino a quando il Liceo sarà in funzione, gli oneri manutentivi restano in carico a Città Metropolitana, che ha la struttura in concessione. In questa fase non è pensabile che sia il Comune a costruire una nuova scuola superiore, da dare quindi in uso a Città Metropolitana.