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Quando le “streghe” sono in studio

Ènoto a tutti i professionisti della pratica clinica odontoiatrica che ci si debba frequentemente cimentare con due dispettose “streghe”: l’ansia e la paura del paziente per la seduta odontoiatrica. L’“odontofobia” è un’esperienza negativa con una caratterizzazione psicologica, forse tra le più forti nella condizione di paziente. Nella pratica clinica, si sono sentite donne affermare che avrebbero preferito partorire un altro figlio, piuttosto che essere sulla poltrona del dentista; e baldi giovani che, cinque minuti prima, si pavoneggiavano con l’assistente del loro passato di “parà”, tremare come foglie alla vista dello specchietto. È ampiamente risaputo che la paura del dentista non sempre significa mancanza di spirito collaborativo al trattamento, ma dipende dalla forte valenza della componente psico-emozionale presente in questa esperienza, non controllabile dalla volontà del paziente. Ma cos’è questa componente psico-emozionale? Secondo una teoria che attribuisce ad ogni parte del proprio corpo una posizione precisa, in una gerarchia di importanza per la propria sopravvivenza, il distretto orale è ritenuto come una “via vitale” e l’odontoiatra è inconsciamente immaginato come una minaccia a questa via. Senza entrare troppo nei dettagli dei modelli di evoluzione psicoanalitica, si ricorderà come la bocca rivesta una primaria importanza nelle dinamiche di sviluppo psicologico di un soggetto, dall’infanzia all’età adulta. Come il paziente viva l’esperienza odontoiatrica non è che il risultato dell’interazione tra la componente psico-emozionale e la propria razionalità – ovvero la coscienza della necessità di cure odontoiatriche. Nei pazienti dove prevalga la componente psico-emozionale su quella della razionalità, la faranno da padrone l’ansia e la paura. Gli strumenti a disposizione dell’odontoiatra per potenziare la componente razionale sono fondamentalmente le capacità di comunicazione. La comunicazione può essere di tipo “scenografico” (l’ambiente- studio), e verbale (linguaggio del professionista). La capacità comunicativa può anche dipendere dall’ascendente e dalla fama che il professionista ha sul paziente. Secondo questo modello, la seduta odontoiatrica non è altro che un confronto dialettico tra tesi-paziente e antitesi-odontoiatra così riducibile: la tesi dell’odontoiatra è “curiamo!”, l’antitesi del paziente è “sai curarmi?”; con sintesi finale “così curiamo”. Se l’odontoiatra è in grado di potenziare la componente razionale del paziente, motivandolo alle cure, la sintesi finale si avvicinerà di più alla tesi dell’odontoiatra e l’ansia e la paura diminuiranno. È possibile affermare che il successo terapeutico sarà maggiore quanto più la sintesi si avvicinerà alla tesi, e minore all’antitesi-paziente. Esistono diverse possibilità di azione per potenziare la componente razionale del paziente; una di queste è lo “spiazzamento dialettico”. Il paziente ansioso e pauroso si siede sulla poltrona con l’intento di portare il confronto dialettico con l’odontoiatra verso la sua antitesi. L’odontoiatra deve spostare questo baricentro dialettico verso la sua tesi con appropriate tecniche di comunicazione al fine di motivare, convincere, e talora persuadere. Con una battuta: è importante che alla fine si sieda in poltrona il paziente, e non il dentista.

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Dottor Nunzio M. Tagliavia, Medico Chirurgo Odontoiatra, Medicina Estetica del Viso – Via Luigi Mainoni D’Intignano 17/a, – 20125 Milano – Telefono 026424705, Cellulare 3921899921 info@dentistalowcost.it, www.dentistalowcost.it, www.fillermilano.com.

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