Arrivano i manifesti mangiasmog

Siamo in viale della Liberazione, dove è stato affisso un enorme cartellone pubblicitario sulla facciata di un palazzo che promette: “Questa pubblicità non vende auto, ne fa sparire 409.704 in un anno”. Questo perché il cartellone è realizzato con un materiale particolare capace di assorbire, trattenere e disgregare lo smog. Anche Legambiente riconosce che può essere utile per contrastare gli inquinanti, sicuramente negli ambienti al chiuso ma solo in piccola parte anche per quelli all’aperto. “Se tappezzassimo tutta Milano di superfici così forse qualche miglioramento si avvertirebbe – spiega Andrea Poggio di Legambiente – ma di certo non è la soluzione. È un aiuto”. Nello slogan pubblicitario si fa riferimento a 409.704 auto che, applicando questo metodo, è come se sparissero in quanto fonte di smog, Per ottenere il dato riportato nella maxiaffissione si è partiti dai valori riportati dall’Aci relativi agli inquinanti prodotti dalle auto Euro 5 diesel e benzina. Valori che sono poi stati incrociati con i dati della riduzione massima ottenibile con il tessuto mangiasmog, secondo una stima dell’università Politecnica delle Marche. Ma come funziona nel dettaglio questo metodo anti-inquinamento? Si basa su una tecnologia ambientale capace di assorbire e disgregare le molecole inquinanti presenti nell’atmosfera mediante uno speciale tessuto multistrato progettato per attirare le molecole inquinanti all’interno della propria anima, facendo in modo che gli inquinanti vengano separati dall’aria, scomposti in particelle e intrappolati nella struttura fibrosa, senza possibilità di rilascio nell’ambiente circostante. Non solo. Questa superficie ha anche una funzione antipuzza: infatti il tessuto non si limita a coprire o mitigare gli odori, ma ne assorbe e disgrega le molecole purificando l’aria dalle emissioni moleste. Non è la prima volta che si studiano mezzi alternativi per la lotta alle polveri sottili. Anni fa fu sperimentato un “asfalto mangia-smog” basato su una malta fotocatalitica in grado di rendere innocui i gas di scarico delle auto. Di recente invece è partito il progetto di una torre antismog all’ospedale San Raffaele, previsto per il 2020. Si tratta di un edificio in grado di “ridurre” l’inquinamento dell’area circostante: sull’esterno saranno montate delle lamelle in ceramica bianca per mantenere il calore e ridurre il consumo energetico del 60 per cento. La facciata e gli arredi interni saranno colorati con vernici a base di biossido di titanio, che, a contatto con aria e acqua, sono in grado di ridurre l’anidride carbonica. “Di certo non si risolve in questo modo il problema delle polveri sottili in città – spiega Andrea Poggio di Legambiente – tuttavia si tratta di un’iniziativa privata che non fa uso di soldi pubblici e quindi lodevole”.