GIORNALE DI NIGUARDA - CA' GRANDA - BICOCCA - PRATOCENTENARO - ISOLA

Gemellaggio Liceo Omero/”Zona Nove” con 14 aspiranti giornalisti

Otto giorni di duro lavoro: carta, penna e tanto su cui scrivere. La redazione di “Zona Nove” ha ospitato dal 13 al 21 febbraio, 14 ragazzi del Liceo Classico Omero per il Progetto Alternanza Scuola-Lavoro, in uno stage di 64 ore totali, riguardanti un corso sul giornalismo tenuto dal direttore Luigi Allori, con la collaborazione di Maria Piera Bremmi, Antonella Loconsolo e Antonietta Gattuso. In questi otto giorni, oltre al corso teorico per illustrare il mestiere del giornalista, i ragazzi si sono dedicati alla stesura di vari articoli, come se facessero parte della redazione, per i quali sono serviti i suggerimenti del direttore che li ha seguiti al fine di sintetizzare, raccontare avvenimenti in modo obiettivo e sviluppare interviste a personaggi niguardesi di spicco. Si sono tenuti incontri con Angelo Longhi, presidente dell’Anpi di Niguarda; Flaviano Sandonà, responsabile della pubblicità del giornale; Giovanni Poletti, autore del saggio “Milano, città Metropolitana”; Antonella Loconsolo, presidente della Commissione Educazione del Consiglio di Zona 9 nell’amministrazione dei cinque anni scorsi; Maria Piera Bremmi, responsabile del Centro Culturale della Cooperativa; Clara Amodeo, giovane giornalista e collaboratrice di “Zona Nove”; Andrea Bina, attuale presidente dell’Associazione Amici di “Zona Nove”. Gli incontri con i relatori si sono tenuti a volte presso la sede della redazione in via Val Maira 4, mentre per la maggior parte del tempo i ragazzi sono stati ospiti del Centro Culturale di via Hermada 14. L’esperienza è stata positiva per tutti, indipendentemente dall’interesse professionale o meno per il giornalismo. Aver conosciuto gente impegnata quotidianamente, in modo volontario e per pura passione in ciò che crede è stato stimolante e costruttivo.  Di seguito gli articoli e le interviste fatti dai partecipanti allo stage. Qui ne manca solo uno, quello su “Le donne partigiane della Resistenza” che è nella sezione SCUOLA di marzo 2017.

• L’Unione fa la forza, anche in Comune
Giovanni Poletti, ex direttore amministrativo dell’Ospedale Niguarda ed ex  presidente della Cooperativa Abitare, con il suo saggio “Milano città metropolitana” ci spiega le motivazioni che hanno portato i comuni milanesi alla formazione di una Città Metropolitana. “Quando si parla di Città metropolitana”, ci dice Poletti, “si intende un insieme di comuni sotto un’amministrazione unica, che però non limiti i poteri dei singoli municipi. Milano aveva le carte in regola per diventare una di queste, in quanto fin da sempre è stata un laboratorio politico che ha accolto le altre popolazioni integrandone la cultura”. Ma perché proprio Milano? “Fin dall’età classica ha avuto il ruolo di crocevia per scambi culturali e commerciali internazionali grazie alla sua posizione geografica strategica. Nel 1873 si unirono i “corpi santi” di Milano, creando un nucleo maggiore; successivamente all’introduzione di dazi all’ingresso della città, si formarono piccoli centri industriali all’esterno dei bastioni”. In questo contesto storico la nobiltà e la Chiesa giocarono un ruolo importante nella cultura milanese, l’una perché differiva dall’aristocrazia delle altre città, in quanto riuscì ad amministrare correttamente il patrimonio, l’altra perché riuscì a non interferire con il potere temporale. Poletti precisa però che, ancora oggi, nonostante Milano sia e sia sempre stata la città più importante d’Italia, la capitale rimane Roma, per la sua posizione strategica di unione, per la presenza del Vaticano, per interessi economici che andavano e che vanno oltre il suo compito. La cultura della città di Milano è stata influenzata dalle varie dominazioni straniere, austriache, spagnole e francesi, ognuna delle quali apportò novità all’interno della Città; gli austriaci introdussero la cultura amministrativa e instaurarono rapporti diplomatici, i francesi portarono i valori rivoluzionari (uguaglianza, libertà e fratellanza), mentre gli spagnoli ebbero solamente interessi economici. (Alessandro, Cecilia, Diego, Fulvio, Michela, Sara G)

 • Milano: la città della speranza
Abbiamo intervistato Giovanni Poletti, ex direttore amministrativo dell’Ospedale di Niguarda, per 19 anni presidente della Cooperativa Abitare e di recente autore del libro “Milano città metropolitana”, scritto, come da lui detto, per incentivare il dibattito sul tema. Con Poletti, anche ex presidente dell’Associazione Amici di “Zona Nove”, abbiamo discusso della città di Milano, elogiandola come città metropolitana e nucleo che detiene rapporti a livello mondiale con le più grandi potenze economiche. Milano ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella Penisola, come laboratorio politico e centro culturale: si stima che qui avessero sede ventun giornali. Dominata da spagnoli, francesi e austriaci, ha assorbito il meglio dei loro usi e costumi. Il termine “Mediolanum”, che ha dato origine al nome della città, significa “terra di mezzo” in quanto è situata nel centro della Lombardia, in posizione strategica. Detiene un ruolo fondamentale la Diocesi Milanese che, oltre ad essere la più grande del mondo per vastità del territorio e popolazione, è riuscita a mantenere il rito ambrosiano, nonostante altre regole volessero imporre quello romano. Anche la Nobiltà milanese si è contraddistinta, costruendo fuori città le loro residenze; così infatti è nato il quartiere di Niguarda, soprannominato dai nobili “quartiere delle beatitudini”. Col tempo la città di Milano ha accolto famiglie da tutta l’Italia, offrendo loro una possibilità di riscatto sociale ed economico. (Cinzia, Federica, Melissa, Morgana)

 • L’antifascismo del passato e del presente visto dall’Anpi di Niguarda
Abbiamo incontrato Angelo Longhi, presidente dell’Anpi del quartiere Niguarda di Milano, il quale ci ha spiegato il ruolo di questa associazione nella lotta contro il fascismo.
Come è nata l’Anpi  e chi ne sono stati i fondatori?
Durante l’ultima fase della seconda guerra mondiale (1944) venne fondata l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia con la funzione di combattere il fascismo. Solo assieme ai partigiani gli alleati poterono liberare l’Italia dai fascisti e dai nazisti. L’Anpi nacque clandestinamente come movimento di opposizione al regime fascista da un gruppo di partigiani provenienti dal centro e dal nord Italia, e in particolare da Milano, centro politico della Resistenza.
Quali sono i principi fondanti di quest’associazione?
L’Anpi fa fede al primo articolo della Costituzione Italiana come principio fondante ispirato a ideali democratici antifascisti. Cito l’articolo 1: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Che cosa ha determinato le sue scelte politiche e la sua adesione all’Anpi?
Fino al 2004 l’Anpi era un’associazione riservata esclusivamente ai partigiani, ma Azelio Ciampi, allora presidente della Repubblica, modificò lo statuto, permettendo agli antifascisti di iscriversi, e così nel 2005 aderii anche io. Credo che abbia influito poco, sia la storia di mio padre che quella di mio nonno; ho vissuto senza sapere nulla finché, da giornalista per “Zona Nove”, in un’intervista al presidente precedente dell’Anpi non ho scoperto delle foto di mio padre durante la rivolta. Mio padre ha scelto di non raccontarmi la sua storia perché era una cosa ovvia in quell’epoca e soprattutto non si trattava di racconti piacevoli. Sono stato studente del Liceo Classico Parini negli anni ’70 e questo molto probabilmente ha influenzato la mia scelta politica. Nel ’69 ci fu la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana; la colpa fu erroneamente attribuita agli anarchici, ma in realtà i veri colpevoli erano stati i fascisti. Quando ero all’ultimo anno, i fascisti spararono in Piazza Cavour, dietro alla mia scuola, ad un ragazzo diciassettenne di ritorno da una manifestazione.Ci fu un corteo di studenti che si diresse verso via Mancini, che era la sede dell’estrema destra. Furono sfondati gli sbarramenti dei Carabinieri e fu dato fuoco alla sede del Movimento Sociale Italiano. La polizia, per tutta risposta, lanciò un carosello a 90 km/h uccidendo un insegnante. Quello fu il momento in cui decisi di aderire al movimento antifascista.
Milano ebbe un ruolo importante nella rivolta del ’45  insieme a Torino e Genova;  per quale motivo il quartiere di Niguarda si ribellò un giorno prima degli altri?
I comunisti, opposti ai fascisti, facevano parte della classe operaia, nucleo lavorativo molto sviluppato a Milano e in particolare a Niguarda (nella fabbrica Pirelli erano presenti oltre 30’000 lavoratori).
Secondo lei come si può giustificare l’esistenza di un così grande simbolo architettonico del fascismo quale l’ospedale di Niguarda, in un quartiere che ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta antifascista?
L’edificio è stato mantenuto in quanto molto utile alla popolazione milanese, avendo inoltre un grande valore artistico (oggi è tutelato dalle Belle Arti). Tuttavia è stato rimosso qualsiasi elemento architettonico che potesse richiamare il fascismo, ad esempio il fascio littorio.
Come mai al giorno d’oggi sono ancora presenti i fascisti?
L’Anpi ha come compito fare da sentinella per denunciare le organizzazioni nazifasciste ancora presenti a causa del fatto che gli Italiani sono ancora vulnerabili al razzismo, pur essendo i primi a essere immigrati all’estero all’inizio del 900. Oggi infatti l’esodo verso l’Europa di milioni di persone provenienti da dove ci sono solo fame e guerre ha creato malcontento “pompato” dalle associazioni di estrema destra, proprio come fecero i nazisti con gli ebrei. L’unica differenza è che oggi il capro espiatorio è costituito dagli immigrati.
Cosa ne pensa del rifiuto da parte della Corte Suprema alla proposta tedesca di eliminare il partito di estrema destra nazifascista?
Molto probabilmente avranno avuto dei buoni motivi, perché in precedenza hanno sciolto più di un’organizzazione nazifascista. Oggi Ia Germania è uno stato molto severo, mentre in Italia si ha meno polso.
Perché non si riesce a debellare il fascismo?
Secondo me fare politica significare educare ai valori e ai principi sostenuti da ciascuno di noi, ed è quello che fa l’Anpi; purtroppo la politica è stata ed è ancora negativa, per il fatto che non si mettono in evidenza le proprie idee, ma si cerca solo di discutere i propri programmi.
Secondo molti l’unico errore di  Mussolini è stato allearsi a Hitler. Che cosa ne pensa? Inoltre il tema delle Foibe viene trattato solo in parte nelle scuole, perché?
C’è stata un’affinità elettiva tra Mussolini e Hitler prima della seconda guerra mondiale per soffocare la Democrazia spagnola, ma Mussolini ha sbagliato anche perché ha deciso di chiudere tutti i partiti e i giornali, impadronendosene con le cosiddette Leggi Fascistissime. Fece ammazzare i protagonisti dell’opposizione e creò le Leggi Razziali, quell’insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi principalmente contro gli ebrei, prima di Hitler, nel 1938. Per quanto riguarda le Foibe invece purtroppo i professori molto spesso non hanno una preparazione adeguata e quindi non ne parlano o, se ne parlano, mettono solo in evidenza ciò che gli fa comodo.
Oggi la scuola non è più politicizzata e si parla di crisi dei valori, perché?
I politici vengono eletti dal popolo e sono lo specchio della società italiana, che, essendo una delle più corrotte, viene guidata da persone a loro volta disoneste.
Negli anni passati c’era una realtà politica più presente, mentre oggi non c’è modo di trovare un punto di riferimento nei personaggi politici; è d’accordo?
La politica è diventata un mestiere, fatto anche male; sono d’accordo, la situazione è esattamente questa, ed è proprio in questi periodi che potrebbe nascere qualcosa di dannoso per la democrazia. (Alessandro, Cecilia, Diego, Fulvio, Michela, Sara G.)

 • Il Centro Culturale della Cooperariva: una luce nel quartiere
Il Centro Culturale di via Hermada 14 nacque nel 2009 come biblioteca per volontà dell’Edificatrice di Niguarda, che poi si è trasformata in ‘Cooperativa Abitare’. In seguito, non avendo un’attività intensa della biblioteca, si è trasformato in centro culturale che organizza vari incontri e attività. “Sono arrivata nel 2010, impegnandomi dunque quotidianamente in varie attività. Ho sempre considerato il Centro come un contenitore di idee da riempire per farlo vivere.” Questa è la dichiarazione  che ha rilasciato nell’intervista Maria Piera Bremmi, responsabile del Centro. Esso da allora ha avuto un importante attrattiva quando i collaboratori e, in primis Maria Piera, cominciò  ad organizzare diverse iniziative a stampo sociale, così che le persone che ne erano interessate si tesserassero e pagassero una quota annuale, diventando in questo modo soci. I collaboratori del CCC pianificano varie attività ed eventi per stimolare la partecipazione culturale della zona. A detta della responsabile del centro, l’obiettivo è infatti coinvolgere sempre più gli abitanti del quartiere e l’aspirazione più grande è quella di interagire con tutta la città di Milano, cosa che in parte sta già accadendo. Vengono organizzati eventi di vario genere, come concerti dibattiti e mostre, con temi e relatori diversi; per quanto riguarda l’ambito musicale per esempio, sabato 7 maggio 2016 si è tenuto l’incontro “Hot Jazz! The Chicago sound”, un concerto jazz con il Hot Spots Sextet. Per gli appassionati di cinema, ci sono state più serate all’insegna di grandi classici cinematografici, come ad esempio l’evento “Shakespeare e il cinema”, tenutosi venerdì 16 settembre 2016 con la partecipazione dell’autrice dell’omonimo libro Ilaria Floreano. Oltre a progetti storici, teatrali e letterari vengono anche trattati temi scientifici; “L’armonia dell’Universo” del 28 ottobre 2016 ne è un esempio. Il CCC mantiene inoltre relazioni con i responsabili di altre associazioni (tra le quali quella Filippo Buonarroti, una delle più importanti), i quali talvolta mandano relatori a tenere conferenze in cui vengono trattati argomenti molto interessanti e di alto livello, tanto che ciò comporta maggiore  affluenza e partecipazione. A ogni ricorrenza si tiene un evento diverso, mentre abitualmente vengono organizzati percorsi formativi di vario genere (ad esempio la Palestra Informatica o il corso di italiano per stranieri). Tutte queste iniziative sono sostenute dai tesseramenti dei soci, dai contributi volontari, e da ciò che viene versato ogni anno dalla Cooperativa. Problemi? “È un momento storico in cui i giovanissimi non sono interessati a queste iniziative. Sicuramente il pubblico che vi partecipa è un pubblico adulto, variabile in base ai concerti, che consentono una maggiore attrattiva per i giovani.” Conclude così Maria Piera, invitando ragazzi e ragazze di ogni età ad essere attivi nelle iniziative del Centro. (Alessandro, Cecilia, Diego, Fulvio, Michela, Sara G.)

 • Poesia e cinema a scuola.
La scuola diversa Poesia e cinema a scuola sono due progetti presentati dal Centro Culturale della Cooperativa in collaborazione con l’Associazione Amici di “Zona Nove”, organizzati da Antonietta Gattuso e Luigi Allori. Queste due iniziative, svolte entrambe su base volontaria, sono nate per la passione sia verso la poesia sia verso l’arte cinematografica, ma soprattutto per consentire lo studio e la comprensione dei linguaggi che comunicano con le immagini ed evidenziare nei ragazzi un eventuale talento per queste forme artistiche. Hanno partecipato al progetto Poesiàmoci in Zona Nove (quest’anno alla sesta edizione) circa 350 ragazzi ogni anno, come ci dice Antonietta Gattuso, i quali hanno composto poesie sorprendenti e molto profonde. A volte si resta stupefatti di come bambini più piccoli riescano a mettere sulla carta riflessioni così interessanti. Spesso trasformare le parole in immagini nella nostra lingua e cultura è molto difficile mentre in altre è più facile. Nella cultura cinese, ad esempio, per indicare la libertà si usa l’ideogramma di un uccellino che esce dalla gabbia; invece la nostra lingua con una parola possiamo esprimere concetti astratti ma abbiamo delle difficoltà a trasformare le parole in immagini. Cinema a scuola ha come sussidio didattico un libro scritto da Luigi Allori intitolato “Il film dell’obbligo”. Anche questo progetto, che prevede la preparazione di film da parte dei ragazzi, è un tentativo ben riuscito di far capire come si può “parlare” con le immagini. Bisognerebbe far conoscere il mondo del cinema a tutti fin da bambini, poiché è importante imparare a utilizzare le immagini per esprimere la realtà, Come dice Luigi Allori “il cinema deve far parte dell’istruzione di oggi, non si può pretendere di andare avanti solo a carta e penna”.  Lo scopo non è quello di produrre bei film ma quello di imparare a far parlare le immagini. Produrre questi cortometraggi è molto impegnativo e faticoso e richiede la partecipazione di tutti gli alunni e degli insegnanti. Per prima cosa si sceglie il soggetto, se ne scrive la sceneggiatura mediante disegni che permetteranno di trasformare le parole nelle immagini che daranno vita a un film di 20 minuti circa. Il progetto dura l’intero anno scolastico e alla fine dell’anno tutti i ragazzi delle varie scuole partecipanti si incontrano per vedere i vari film proiettati sul grande schermo del MIC (Museo Interattivo del Cinema). (Cinzia, Federica, Melissa, Morgana)

• Una giovane giornalista racconta il proprio tirocinio
Intraprendenza e carisma, queste sono le doti del giornalista, o almeno quelle di Clara Amodeo. Classe ‘89, Clara frequenta il liceo classico per poi iscriversi alla facoltà di beni culturali di Milano. Spinta dalla passione per il giornalismo, si iscrive alla scuola di giornalismo “Walter Tobagi”. Ma solo dopo esser passata da pubblicista a giornalista professionista ed esser entrata a far parte dell’Albo dei giornalisti, Clara può dirsi finalmente soddisfatta. Non che il suo percorso possa dirsi concluso, certo però ha raggiunto un importante traguardo, il primo di molti. “Per fare il giornalista ci vuole l’attitudine giusta”, sostiene Clara,”la cosiddetta ‘faccia di tolla’. Se è questo ciò che volete fare nella vita mettete da parte la timidezza e il timore”. Alla domanda “cos’è indispensabile avere con sé durante un intervista”, Clara estrae dalla borsa un computer, un taccuino, un registratore (fondamentale) e il cellulare munito di cuffiette. Questi sono solo gli strumenti base per poter lavorare come giornalista, dietro ad una semplice intervista vi è un grande lavoro degno dell’impegno usato per superare i difficili esami che ha affrontato Clara. Un buon giornalista deve essere sempre informato su tutto e forse proprio questo è il compito più complicato. Un buon giornalista inoltre deve sempre essere aggiornato riguardo ai fatti di cronaca e avere una buona conoscenza relativa ai fatti storici passati e contemporanei; infatti ogni giorno bisogna avere la buona volontà di informarsi riguardo ai vari eventi che accadono, per essere poi in grado di scrivere articoli precisi e obiettivi degni di essere considerati tali. (Christofer, Eleonora, Sara L, Sofia) 

• I City Angels, ovvero gli angeli della speranza
Abbiamo incontrato un responsabile dell’associazione volontaria “City Angels” che ci ha spiegato il loro ruolo sul territorio milanese. La storia di questa associazione inizia nel 1994, quando il fondatore Mario Furlan riscontra nella zona di Milano Centrale dei problemi di criminalità e degrado a cui nessuno dà abbastanza importanza. Da qui inizia “l’arruolamento” di volontari e amici con lo stesso scopo solidale. Inizialmente l’associazione opera semi-clandestinamente, finché l’8 febbraio ’95 viene riconosciuta ufficialmente dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine. Negli anni, dopo essere entrata nell’albo delle Onlus, conquista la fiducia e il rispetto dei cittadini milanesi che nel 1999 gli assegnano un’importante onorificenza, l’Ambrogino d’oro. Il servizio da loro offerto è rivolto a chiunque abbia bisogno di aiuto, per esempio gli anziani, i profughi o i senzatetto, per i quali ogni giorno i City Angels si impegnano a fornire cibo e bevande, coperte, vestiti e qualunque cosa possa loro essere utile… “non c’è limite al bene!”. Naturalmente i problemi non sono concentrati solo in zona Stazione Centrale. Negli anni, sempre più persone hanno aderito all’associazione e ciò ha portato alla formazione di 3 centri d’accoglienza: il principale è quello di Casa Elio Fiorucci, in via Gino Pollini 4, nel quartiere Niguarda; gli altri due centri si trovano in via Esterle 13 vicino a via Padova. Inoltre durante la stagione fredda  oltre 100 senzatetto vengono ospitati in un capannone nei pressi del Palasharp. Questi tre centri offrono vitto e alloggio gratuito a chiunque ne necessiti.  Oltre ai servizi sopracitati, vengono offerti anche i cosiddetti “servizi di cortesia” aperti a tutti (come fornire informazioni, accompagnare anziani e disabili…) e il servizio di supporto alla pubblica sicurezza durante manifestazioni e concerti vari. I City Angels sono sempre alla ricerca di nuove “reclute” e organizzano corsi di formazione per volontari, in modo da insegnare loro i concetti base della solidarietà. Il loro obbiettivo è farsi conoscere il più possibile, operando attivamente sul territorio e abbattendo il senso di diffidenza che circola fra la gente. Dal 2014 i City Angels hanno allargato i loro orizzonti al di fuori del territorio italiano, più precisamente a Lugano, in Svizzera; il progetto per il futuro è quello di aprire nuove sedi all’estero portando sempre più aiuti ai bisognosi. (Alessandro, Cecilia, Diego, Fulvio, Michela, Sara G.)

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