Il Museo del Manifesto Cinematografico, un gioiello che rischiamo di perdere

Occorre una nuova sede: che ne pensa il Mic di viale Fulvio Testi?

Sabato 25 febbraio una serata speciale dedicata al tango è stata il canto del cigno per il Museo Cinematografico ‘Fermo Immagine’ di via Gluck 45. Nella sala resa magica da luci soffuse e manifesti di film che immortalano questa danza, due artisti di livello mondiale hanno trascinato il pubblico nei seducenti volteggi del ballo argentino. E domenica 26 con “Ri- Disegna un manifesto”, un evento aperto a tutti, grandi e piccoli desiderosi di interpretare in modo personale un cartellone cinematografico, il Museo ha chiuso i battenti. Una perdita pesante per la zona e non solo visto che a livello di innovazione è il primo museo in Italia, uno tra i 10 in Europa e tra i 30 nel mondo. Perché innovativo? A spiegarlo è Laura Susan, la giovane e appassionata vicepresidente di questo spazio ricco di storia. “Noi non offriamo solo un supporto cinematografico. Ogni cartellone è una miniera di informazioni che ci aiutano a conoscere o ad approfondire la storia, la moda, i gusti, il tipo di società, l’arte dei diversi periodi cui si riferiscono i film. È possibile così rivisitare il mondo passato in modo vivace e coinvolgente e attraverso mostre, rassegne, incontri con esperti e mille altre iniziative far conoscere ai nostri visitatori le meravigliose storie che i manifesti celano. Da noi vengono studenti per le loro tesi sul cinema, studiosi, persone che attraverso i manifesti rivivono periodi o momenti particolari della loro vita e si emozionano. Per i bambini, in particolare, abbiamo creato Il Museo Incantato, un divertente percorso cantato, recitato e giocato che anche attraverso i manifesti, di cui i bambini con noi possono scoprire il fascino, racconta fiabe partendo dai loro ideatori fino ai capolavori di Walt Disney. Sono educatrice e cantautrice, ho composto canzoni per tutte le principesse dei film di questo grande produttore; mia è anche la canzone dedicata al gatto diventata l’inno nazionale dei nostri pelosi compagni. Davvero tante sono le iniziative che organizziamo. Da mesi inoltre, ospitiamo per uno stage anche giovani liceali impegnati nella catalogazione e nella digitalizzazione di tutto il prezioso materiale che il Museo possiede”.
Un lavoro immane vista la quantità incredibile di libri, dvd, audiocassette e soprattutto manifesti che vediamo qui raccolti.
“Abbiamo un patrimonio di ben 150mila manifesti dal cinema muto a oggi. Il più raro è quello del film ‘La corona di ferro’ realizzato nel 1941 da Alessandro Blasetti; ce ne sono due sole copie, una l’abbiamo noi, l’altra un collezionista di Roma. Mussolini infatti aveva censurato il manifesto e fatto bruciare le copie perché a suo parere l’abito scollato della donna disegnata suggeriva un nudo. È un capitale di grande interesse che permette di leggere anche l’evoluzione dello stesso manifesto nel tempo. Dal 1895 al 1905 la comunicazione del film proposto avveniva attraverso una semplice frase, dal 1905 al 1930 il cartellone diventa una vera opera d’arte creata dalla genialità di artisti famosi, dal ‘30 al ‘45 si istituzionalizza, non c’è più la totale libertà di interpretazione del pittore obbligato ormai a rispettare le indicazioni delle varie case cinematografiche. Seguono anni in cui soprattutto con l’influsso della Pop Art si alternano nei manifesti tradizione e sperimentazione, poi una fase di tipo fotografico conclude l’epoca pittorica dei cartellonisti e dal 2005 ormai la comunicazione avviene con altri mezzi legati alle nuove tecnologie e i manifesti non li guardiamo più”.
Una storia di grande interesse storico-culturale e di grande fascino è racchiusa nello spazio del Museo del Manifesto Cinematografico e sarebbe davvero molto triste perderla.
“È vero. Il Museo è nato nel 2013 ma questo spazio è stato un luogo di cultura sin dal 1900: era una fabbrica di strumenti a fiato, la fabbrica Orsi, ma grandi musicisti venivano qui a fare le loro prove di strumento. Durante l’ultima guerra chiude per riaprire negli anni ‘80 in veste comunicativa come grande studio fotografico in cui Gianpiero Lessio, il nostro attuale presidente, realizzava fotografie anche per importanti cataloghi come il Postalmarket, la Vestro e campagne pubblicitarie per Eineken, Rubinstein, Moretti, lavori di grande qualità. La sera questo spazio diventava un luogo creativo e un polo di sperimentazione per pionieri in tanti campi, dalla letteratura alla pittura, dalla scienza alla danza con nomi divenuti famosi e nello stesso tempo si organizzavano eventi utilizzando manifesti cinematografici che Gianpiero Lessio collezionava. Il Museo nasce nel 2013 e oggi deve chiudere perché i proprietari intendono ristrutturare l’edificio per altre attività. Così siamo alla ricerca di un luogo per poter continuare ma non è facile perché abbiamo bisogno di uno spazio molto ampio e malgrado i contatti e l’interesse di molti, compreso il presidente del Municipio 9, ad oggi non c’è alcuna soluzione all’orizzonte. Abbiamo presentato già tre anni fa in Comune la richiesta per una nuova sede ma i tempi burocratici sono incredibili, molto lontani dalle esigenze del cittadini. Ci piacerebbe restare in zona e magari con il Mic creare una vera cittadella del cinema. È vero che nel territorio esistono tante realtà culturali ma la nostra, come già detto, è particolare. Non solo. È un luogo per i giovani, che non hanno tante possibilità di incontro e che qui possono ritrovarsi, interagire, confrontarsi, ed è uno spazio puramente culturale, aperto alle associazioni di zona e ai cittadini che ne facciano richiesta”. L’attività del Museo è gestita con intelligenza, capacità e tanta passione da Gianpiero, Laura, Sara Perucchini, che si occupa della segreteria organizzativa degli eventi, e da pochi volontari. Ci auguriamo possano continuare in una nuova sede a regalarci nuove conoscenze e nuove emozioni. Info: museofermoimmagine@gmail.com – 3478686784