Ci ha lasciati il partigiano niguardese Carlo Rovelli conosciuto con il nome di battaglia “Rovo”

Mercoledì 24 maggio, verso le 8 del mattino, ci ha lasciato Carlo Rovelli, nome di battaglia “Rovo” membro del Pci clandestino e partigiano in Val Grande. Oggi ne celebriamo la vita e siamo vicini ad Adriana e Maurizio in questo momento di dolore. Un giorno doloroso ma non triste. Il destino ha la sua puntualità e per Carlo il suo momento era questo. Oltre, sarebbe stato un inutile accanimento terapeutico. E inoltre Carlo ha avuto una vita lunga e felice, anche se non facile. Quando nasce e nei suoi primi anni di vita, suo padre non c’è. Ha dovuto abbandonare l’Italia per emigrare in Francia, passando anni difficili (perché gli emigranti italiani non erano trattati bene). Era un fabbro il papà di Carlo, ed era un militante comunista. Sceglie l’esilio per sottrarsi alle botte e alle umiliazioni dell’olio di ricino, che gli veniva somministrato periodicamente alla casa del Fascio in via De Calboli dal “russin” (detto così perché rosso di capelli). Lo stesso squadrista che dopo il 25 aprile si dilegua con la famiglia per scampare alla inevitabile e sacrosanta resa dei conti che gli spettava. Una infanzia e una giovinezza non facile quella dell’”orfano” Carlo, anche di stenti, quella sotto il regime, che lo rende un antifascista “nativo”. Nei primi mesi del 1944 lui con Ersilio Rigoldi fanno le prime azioni di propaganda antifascista in quartiere e poi sono costretti a rifugiarsi in montagna perchè come diceva Carlo “di spie e ruffiani c’è ne sono sempre stati” e loro due erano stati individuati. Viene inquadrato nei ranghi delle formazioni di ribelli che combatterono in Val Grande riuscendo fortunosamente a scampare ai sanguinosi rastrellamenti che durarono per due settimane e che furono messi in atto da migliaia di tedeschi e fascisti e che fecero più di 200 vittime tra i ragazzini in armi delle brigate partigiane. All’Alpe Casarolo tredici partigiani allo stremo e senza munizioni, furono sorpresi dalle SS, sette furono trucidati mentre sei riuscirono in qualche modo a mettersi in salvo. Tra questi c’era Rovo. Nel dopoguerra Carlo non vorrebbe depositare le armi, le nasconde in casa. Per lui come per molti altri a Niguarda, il lavoro non è finito. Perché come ricordava sempre il nostro presidente della Repubblica Sandro Pertini la “libertà non è nulla senza la giustizia sociale”. Per questo rompe con il padre, a lungo non gli rivolge la parola. Era successo che nelle settimane successive alla Liberazione, preoccupato per quel figlio ribelle, gli butta le armi. Nel lungo dopoguerra è sempre stato iscritto al Pci e all’Anpi, e dopo la fine dell’esperienza politica e umana del Pci, solo all’Anpi. In questi ultimi anni era un comunista senza partito, come tanti. Scontento della situazione di sempre più parti del mondo, delle profonde e organiche diseguaglianze che lo dominano, dell’assenza di futuro per una parte grande delle nuove generazioni, della disperazione di milioni di esseri umani in fuga, della prospettiva concreta della guerra perpetua. Era rimasto molto legato all’Anpi a cui è stato iscritto fino alla morte. E la sua associazione, la sezione “Martiri Niguardesi”, gli ha voluto molto bene. Nel 2011 ormai anziano ci fa capire che ha voglia di raccontare la sua giovinezza partigiana. Si apre un pò, racconta cose che si era sempre tenuto per sè e per Adriana, la compagna di una vita
Lo intervisto per “Zona Nove”. È il luglio 2011 e da quel momento molti nostri associati cominciano a frequentarlo, a conoscerlo, e a volergli bene. Le notizie girano, Marco Feliciani, del sito di informazioni Sonda. Life, gli fa delle interviste che diventano virali sul web. Arriva Paolo De Toni storico, autore di volumi sulla storia della Resistenza in val Grande che lo intervista e ne ricava informazioni inedite. E poi il bel documentario di Nico Tordini (per averne una copia gratuita su dvd scrivete a anpiniguarda@ gmail.com). Poi ci sono due giornalisti in erba: Alessio Chiodi (la sua intervista del 2015 è visibile sul web ancor oggi) e Clara Amodeo, oggi redattrice di “Zona Nove” e del “Giorno”). L’ultimo articolo è di Maria Maddalena Vedovelli delle donne della sezione, uscito il 20 marzo scorso su Sonda.life.it. Se cercate Carlo Rovelli “Rovo” su Google.com escono 15 link ad articoli, interviste, foto e filmati. È la sua eredità che abbiamo cercato di preservare. Io credo, l’ho sempre sperato, che Carlo in questi ultimi anni se la sia goduta questa corte di “ammiratori” molto più giovani di lui che hanno frequentato la sua casa, che gli facevano domande, che lo riprendevano con le telecamere e che lo adoravano. Perché era stato un comunista italiano e non se ne pentiva e perchè era stato un partigiano e ne era fiero. E perchè era Carlo con la sua arguzia e la sua umanità. Come presidente della gloriosa sezione “Martiri niguardesi”, posso farvi una promessa. Cercheremo di farci portatori della sua fede, del suo coraggio, e del suo incitamento. Noi, certo, non lo dimenticheremo. Nella memoria l’esempio, nelle lotte di oggi la pratica. È questa, la nostra consegna.