I rapporti patrimoniali nella separazione e nel divorzio dopo le recenti pronunce della Cassazione

Due recenti sentenze della Cassazione hanno richiamato l’attenzione dei media sul tema dell’assegno di mantenimento in caso di divorzio e separazione. Con la rivoluzionaria sentenza n. 11504 del 10 maggio, i Giudici si sono pronunciati sulla determinazione dell’assegno divorzile; con la successiva, la n. 12196 del 16 maggio, sono stati definiti i criteri di rideterminazione dell’assegno di mantenimento in costanza di separazione. Tali pronunce offrono l’opportunità di riflettere su un tema di stretta attualità e di comprendere come spesso trovare un accordo fuori dalle aule di tribunale sia molto più efficace e vantaggioso per le parti coinvolte. E’ necessaria un’importante premessa: se è vero che le pronunce della Cassazione assolvono alla così detta funzione nomofilattica, ossia di uniforme interpretazione del diritto, esse rimangono comunque pareri non strettamente vincolanti, lasciando libertà ai magistrati di aderire a una tesi o a un’altra, anche opposta. Separazione e divorzio sono due istituti distinti: nel primo si realizza una temporanea sospensione del matrimonio, con il secondo cessano definitivamente gli effetti civili di esso. Da qui deriva la diversa natura dell’assegno di mantenimento: nella separazione la ratio della previsione di un contributo, si fonda sull’obbligo di assistenza materiale; nel divorzio, l’assegno risponde ad esigenze di solidarietà post-coniugale. Nel primo caso permangono il vincolo coniugale e il richiamato vincolo di assistenza materiale; l’assegno di mantenimento attualizza tale vincolo, costituendo uno dei cardini fondamentali del matrimonio. In ogni caso, il diritto di ricevere dall’altro coniuge il mantenimento è subordinato all’impossibilità di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio. Nel secondo, il nuovo indirizzo giurisprudenziale ritiene che il parametro cui rapportare il giudizio di erogabilità e di adeguatezza dell’assegno divorzile, sia nel potenziale raggiungimento dell’indipendenza economica del richiedente: accertato che questi è effettivamente o potenzialmente autonomo, non dovrebbe essergli riconosciuto l’assegno, indipendentemente dal tenore abituale di vita in costanza di matrimonio. Alla base del cambio di rotta c’è una visione più moderna della coppia, che supera la concezione del coniugio coincidente con l’aspettativa in una “sistemazione definitiva”. L’ex coniuge è considerato come singolo e non più come parte di un rapporto matrimoniale, ormai estinto. Per la Corte, rapportare il giudizio di adeguatezza dei mezzi economici al tenore di vita in pendenza di matrimonio è ormai anacronistico; maggior favore invece al principio di autoresponsabilità economica. Le sentenze citate fotografano l’interpretazione corrente su tematiche che mutano con l’evoluzione della società; la coppia conserva, in ogni caso, le proprie peculiarità. Per tale ragione, il reperimento di una soluzione condivisa, anche in merito alla regolazione economica dei rapporti economici, è senz’altro preferibile. Ciò è possibile con un percorso di negoziazione assistita con cui le parti possono regolamentare congiuntamente i propri rapporti redigendo, con l’assistenza dei rispettivi avvocati, i termini di un accordo che, previa verifica da parte del Pubblico Ministero della legittimità, liceità e assenza di violazione di diritti ed interessi delle parti e di eventuali figli, sostituisce il provvedimento giudiziale. Tale pratica consente alle parti di partecipare attivamente alla costruzione della regolamentazione dei contenuti dell’accordo, eventualmente attingendo al contributo di professionisti esperti tra cui commercialisti, notai, psicologi, etc. La negoziazione evita l’ingresso nel così detto circuito giudiziario, riduce i costi e i tempi di definizione della vertenza, nonché il ricorso all’ impugnazione; più generale, crea maggiore soddisfazione nei protagonisti. Il ricorso al Tribunale è meramente eventuale e limitato in caso di impossibilità di trovare un accordo. Lo Studio è pronto ad assistervi, con l’ausilio di professionisti nel settore fiscale, nonché mediante accesso a Organismi di Mediazione Familiare di accertata qualità con cui stabilmente collabora. Tra essi, la sede milanese di via Ezio Biondi n. 3, la cui direzione è affidata alla dott.ssa Lucia di Palermo, che opera con una fitta rete di psicologi, counsellors, mediatori civili, commerciali e familiari.

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