Metrotranvia Milano-Seregno: ritardi e alti costi – Messa in mora l’impresa aggiudicataria

Anche questo mese dobbiamo parlare di una metrotranvia, nello specifico della Milano-Sere-gno, dandovi purtroppo cattive notizie. Questa fondamentale linea su ferro, che dovrebbe contribuire a decongestionare il traffico veicolare privato proveniente dal nord Milano, giace in uno stato di torpore, nonostante i Comuni attraversati da questa linea abbiano quasi completato i lavori di spostamento dei sottoservizi, propedeutici alla realizzazione dell’opera.
Come mai ci si è incagliati in questa situazione ce lo spiega il comunicato stampa emesso da Città Metropolitana: “Si è svolta mercoledì 31 maggio pomeriggio a Palazzo Isimbardi, la riunione in cui le amministrazioni locali interessate alla realizzazione della metrotranvia Milano- Seregno hanno deciso di diffidare e di mettere in mora l’impresa Cooperativa Muratori & Cementisti C.M.C. di Ravenna aggiudicataria dell’appalto integrato per la realizzazione della tratta.
La diffida e la messa in mora – partite contestualmente il 31 maggio 2017- sono essenziali per l’esercizio della doverosa attività di controllo sulla qualità del progetto, sui costi e sui tempi di esecuzione ed è funzionale ad evitare che, a maggior ragione trattandosi di appalto integrato, lo sviluppo del progetto esecutivo sia preludio all’introduzione di varianti dei lavori con extra costi gravanti sulle casse pubbliche.
A quasi quattro anni dall’intervenuta sottoscrizione del contratto, la Città metropolitana di Milano, committente dell’opera, non ha ancora la possibilità di fare affidamento su un progetto adeguato, tecnicamente corretto ed effettivamente realizzabile.
Durante la riunione, a cui erano presenti rappresentanti della Città metropolitana di Milano, di Regione Lombardia, della Provincia di Monza e Brianza, dei Comuni di Milano, Bresso, Cusano Milanino, Desio, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno si è evidenziato come il progetto esecutivo redatto dall’appaltatore, pur ancora carente e incompiuto, implicherebbe un aumento dei costi verosimilmente superiore a 20 milioni di euro e di oltre il 20% dell’importo contrattuale pur in presenza di inadempimenti ascrivibili a discostamenti della progettazione esecutiva dalle prescrizioni del committente, dalle richieste della stazione appaltante volte a rendere il progetto adeguato alle esigenze del contesto e del territorio su cui impatta. Tutto mette nelle condizioni di poter compromettere la funzionalità, le prestazioni, la copertura economica e la tempistica di realizzazione dell’opera stessa.
Tradotto: a distanza di quattro anni dall’aggiudicazione della gara non c’è ancora il progetto esecutivo e la società vincitrice dell’appalto sta provando a fare lievitare i costi. Che dire: emblematico caso di appalto italico. Stavolta però, pare di capire, le responsabilità sono totalmente ascrivibili alla parte privata.