Al Centro Culturale con Anna Torterolo si parla di arte

Tra i personaggi che la vulcanica Maria Piera Bremmi è riuscita a “catturare” già lo scorso anno per animare le serate del Centro Culturale, ormai punto di riferimento per molti niguardesi e non, c’è la dottoressa Anna Torterolo, critica d’arte tra le più apprezzate a Milano. Una laurea in Lettere moderne, la specializzazione in Storia dell’Arte all’Ecole du Louvre di Parigi ed eccola lanciata in mille attività diverse in ambito artistico-culturale. Tiene seminari, lezioni e conferenze, collabora con associazioni e Istituzioni culturali, pubblica articoli su importanti riviste, fa ricerca e a Brera, oltre all’insegnamento, ricopre diversi incarichi. Il suo amore per i libri è “una cosa che ti permette di vivere meglio”- dice – l’impegna con soddisfazione presso la biblioteca Braidense, dove si occupa tra l’altro del rapporto con il pubblico. E poi viaggia, legge, incontra gente, insomma una persona dinamica sempre pronta a nuove esperienze. “Mi sto occupando in questo periodo di ricercare materiale per la mostra dedicata al centenario della rivoluzione russa che verrà allestita alla mediateca di Santa Teresa di via della Moscova. Per approfondire quel periodo storico, stiamo organizzando una serie di incontri sul cinema, la musica, le arti visive, la letteratura durante la rivoluzione. Ho trovato ad esempio presso il Teatro della Cooperativa dei bellissimi quadri del Realismo Sovietico. È un evento fatto con pochi mezzi, perché questa purtroppo è la realtà dei nostri musei oggi, ma noi nonostante le difficoltà e la scarsità di risorse ci impegniamo ad attirare sia i giovani sia i meno giovani”.
Però musei e gallerie d’arte sono affollati, lo vediamo anche qui a Milano.
“Sì, la gente è attratta dalla bellezza anche se spesso si lascia sedurre dalla pubblicità. Ad esempio in questo periodo per la mostra di Caravaggio a Palazzo Reale c’è un vero battage per cui molti sono indotti a visitarla forse non solo per l’importanza dell’artista ma anche per la storia del personaggio fuori dalle righe. Visitare una mostra molto pubblicizzata può diventare una moda ma a mio parere equiparare un quadro, un’opera d’arte a un oggetto di moda significa privare soprattutto le generazioni più giovani di un grandissimo piacere, forse non immediato ma che dura nel tempo, nutre lo spirito e arricchisce la vita. Far comprendere da cosa nasce un capolavoro è un compito importante ma complesso, una sfida ardua ma gratificante che affronto con piacere”.
Quale è a suo parere l’atteggiamento dei giovani nei confronti dell’arte classica?
“L’arte antica oggi fa molto più fatica a essere parlante per le nuove generazioni mentre è di gran ”moda” quella contemporanea. È un’arte di non facile comprensione questa eppure attira. La Biennale ad esempio, è sempre affollatissima. Ma quanti la visitano solo per essere a la page? Penso che una parte della diffidenza verso l’arte antica derivi soprattutto nei giovani da un rapporto sbagliato con la religiosità, con il sacro che comunque è parte della nostra storia. L’arte contemporanea d’altro canto è fatta anche di speculazioni, di bolle finanziarie perché oggi al posto del sacro abbiamo messo i soldi e purtroppo temo si arriverà all’arte appannaggio dei soldi. Io comunque penso che l’arte abbia a che fare più con lo spirituale che con il denaro”.
Ai frequentatori del nostro Centro Culturale cosa pensa di regalare quest’anno?
“Con Maria Piera ho programmato due conferenze, la prima su Caravaggio il 26 ottobre. Nella tranquillità di questo luogo sarò io a “intervistare” i presenti per capire che cosa li attiri tanto nelle opere del grande maestro tenendo conto che per oltre un secolo Caravaggio è stato considerato un minore. Il secondo incontro, il 24 novembre, sarà dedicato a Toulouse-Lautrec e di questo artista il 29 dello stesso mese visiteremo anche la mostra allestita a Palazzo Reale. E poi ci saranno in primavera alcune visite ai beni permanenti della nostra città, musei, chiese particolarmente belle e interessanti, un’occasione per scoprire le ricchezze artistiche che ci circondano di cui spesso noi milanesi non conosciamo neppure l’esistenza”.