Hangar Bicocca: la luce e lo spazio rivoluzionari di Lucio Fontana. Imperdibile!

Dal 21 settembre al 25 febbraio, all’Hangar Bicocca una mostra straordinaria di portata internazionale, un’occasione unica per scoprire il lato sconosciuto e geniale di Lucio Fontana, il maestro conosciuto soprattutto per i “buchi” e i “tagli” delle sue tele. Visitare “Ambienti/ Environments” permette di capire quanto sia stato innovativo questo artista nell’obiettivo di superare la seconda e la terza dimensione e annullare la separazione tra i linguaggi espressivi di pittura e scultura. Tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta Fontana traccia una nuova via per l’arte, teorizzando una sintesi di materia, colore, movimento, suono, spazio e tempo e utilizzando materiali nuovi che le risorse tecnologiche del tempo offrivano: tv, vernici fluorescenti, luci al neon, gomma sintetica, carte metalliche e la lampada di Wood, la “luce nera” che permette di vedere al buio. Queste teorie da cui nasce lo Spazialismo, movimento artistico che Fontana stesso crea nel 1947 a Milano, si concretizzano negli “Ambienti spaziali”, la sua opera più audace e progressista. Progettati per mostre, gallerie e musei, gli Ambienti sono stanze, corridoi e labirinti, opere immersive percorribili in cui il visitatore viene messo nella condizione di vivere l’opera in modo totalmente libero attraverso i sensi, la fantasia, le emozioni. Al termine delle esposizioni gli Ambienti venivano distrutti quindi risulta straordinario il lavoro compiuto dai curatori Marina Pugliese e Barbara Ferriani per ricostruire fedelmente quelli esposti nello spazio delle Navate di Hangar. La mostra riunisce per la prima volta due interventi ambientali che aprono e chiudono l’esposizione e nove Ambienti spaziali creati da Fontana tra il 1949 e il 1968, anno della sua morte. Ad accogliere i visitatori un’opera sorprendente progettata per la IX Triennale di Milano del 1951, un neon di cento metri, un arabesco di luce fluorescente che si staglia contro un cielo blu Giotto rompendo il buio profondo della navata. Una fantastica decorazione mutevole a ogni minima variazione di visuale che, come afferma lo stesso Fontana, rievoca “la scia dei movimenti di una torcia vibrata nell’aria”. Ugualmente spettacolare l’opera conclusiva “Fonti di energia, soffitto di neon per Italia ‘61” creata per il padiglione Energie in occasione del centenario dell’Unità d’Italia a Torino. Una struttura luminosa di tubi al neon blu e verdi sospesi e disposti su 7 livelli che si stagliano contro un “cielo nero da incubo” come quello visto dal primo astronauta lanciato nello spazio proprio in quei giorni. Il visitatore che volge lo sguardo verso l’alto, spostandosi cambia il punto di vista e l’opera luminosa gli appare diversa. Tutto questo provoca un senso di spaesamento, una crisi percettiva e sensoriale che intacca i valori e le certezze, esperienze molteplici che si rinnovano di sala in sala in tutti gli altri nove Ambienti immersi nel buio profondo. Soffitti ribassati, pavimenti ondulati e instabili coperti di moquette, labirinti di un bianco abbacinante, tunnel neri vuoti e stretti, tappezzeria rosso-metallica o tessuto rosa ciclamino, pavimenti di gomma morbida creano un effetto straniante mentre tagli e fori da cui filtra luce colorata disorientano gli osservatori falsando la percezione di tridimensionalità dell’ambiente. Una mostra dirompente per l’epoca. Lucio Fontana non fu compreso né dagli artisti né dai critici suoi contemporanei, lo apprezzarono invece moltissimo gli architetti più famosi come Giò Ponti, Zanuso, Gregoretti e Nanda Vigo, con i quali collaborò per la realizzazione dei suoi “Ambienti spaziali”, l’esito più innovativo delle sue ricerche. La rivoluzionaria visione dell’arte di Fontana anticipa tendenze degli anni ‘60 e ‘70 in Europa e negli Stati Uniti, come ad esempio il movimento Light and Space, l’Arte povera, l’Arte concettuale e la Land Art e ancora oggi a distanza di quasi un secolo possiamo cogliere in molte opere di artisti contemporanei la forza innovativa della sua genialità. Una mostra storica questa all’Hangar, un’avventura affascinante da non perdere!

Info: Hangar Bicocca, via Chiese 2, tel 02.66111573.