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Dalla propaganda elettorale agli impegni di Governo

Dalla propaganda elettorale agli impegni di Governo

Il governo Lega-5stelle presieduto da Giuseppe Conte ha ricevuto la fiducia delle Camere. Ora le forze che hanno alimentato la contrapposizione tra “popolo” ed establishment sono al governo e, al di là della propaganda e al di là della ricerca di capri espiatori di eventuali fallimenti, dovranno assumersi la responsabilità delle scelte di governo, dovranno fare i conti con le compatibilità di bilancio, le regole europee, la complessità dei problemi che nella propaganda è facile semplificare. Ora l’establishment sono loro. Saremo all’opposizione in Parlamento e nel Paese e giudicheremo il nuovo Governo, guardando all’interesse del Paese e mettendo in campo i nostri valori e le nostre proposte. Faremo opposizione a un Governo che non ci piace ma non cercheremo di delegittimarlo: non diremo che il premier non è stato eletto, che è un tecnico o che nessun elettore dei 5stelle o della Lega ha votato per tale alleanza. Faremo l’opposizione non per screditare chi governa ma per spiegare ciò che considereremo sbagliato per il Paese e cosa pensiamo si debba fare.
Ma già dai primi passi del nuovo esecutivo ci sono almeno 3 questioni che lo qualificano in modo negativo. La prima riguarda le proposte di riforma fiscale, la famosa flat tax, l’idea cioè di stabilire una percentuale unica di tassazione per tutti, abbiano essi redditi bassi o alti. È una strada ingiusta di cui beneficerebbero i redditi più alti violando il principio costituzionale che prevede la progressività delle imposte, che paghi di più chi più ha. È una strada pericolosa che costerebbe decine di miliardi che, anziché essere spesi per aiutare chi più ha bisogno, verrebbero destinati a tagliare le tasse ai redditi più alti, riducendo la spesa sociale e gli investimenti. Se poi fosse confermato che nel 2019 la flat tax sarà applicata solo alle imprese allora staremmo assistendo semplicemente alla descrizione di ciò che il governo precedente ha già fatto stabilendo una aliquota unica per le aziende e abbassandola al 24%. La seconda preoccupazione è che, proseguendo a speculare sulle paure delle persone, anziché continuare le politiche del ministro Minniti, che hanno ridotto gli sbarchi dell’80% in un solo anno rispettando i diritti di tutti, Salvini continui sulla strada dei proclami alimentando divisioni e indebolendo la convivenza, trascurando nel contempo temi rilevantissimi come la lotta alla mafia e al terrorismo, cose di cui non c’è traccia nei discorsi del Ministro. Il fatto che le prime uscite dei due vice ministri siano state in Sicilia e che nessuno dei due abbia minimamente affrontato il tema della lotta alle mafie è una sottovalutazione preoccupante che, se non si recupera, lascia un messaggio che non rafforza certo chi si batte per la legalità in quei territori.
Infine, il contratto di governo guarda solo all’oggi, alla necessità di realizzare provvedimenti coerenti con le mirabolanti promesse elettorali, senza pensare al futuro anzi rischiando di pregiudicarlo. Non ci sono solo i costi della flat tax, di cui ho già detto, che metterebbero ancora più a rischio i conti e poi a pagarli dovrebbero essere le future generazioni; c’è anche un atteggiamento sbagliato verso l’Europa: se l’Italia non si impegna per una Europa diversa ma più forte il nostro futuro, di fronte alla competizione internazionale, sarà segnato in negativo. E, ancora, se può essere giusto proseguire sulla strada, già intrapresa con ape social ecc., di sistemazione della Fornero, su questo campo ci sono le pensioni per i giovani, a cui garantire una previdenza ed una sicurezza che oggi non hanno.

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