Il sindaco Beppe Sala: “Trasformeremo Niguarda rendendola un modello per le altre periferie milanesi”

L’impegno del Sindaco di Milano Giuseppe Sala per il nostro territorio è esaltante. Nella seguente intervista in esclusiva, oltre a soffermarsi sul grande lavoro della sua amministrazione per porre con successo Milano al centro dell’interesse nazionale e internazionale, lancia la proposta di partire da Niguarda per riquailificare le periferie della città: Sono parole sue: “Niguarda è uno dei quartieri che hanno fatto la storia di Milano, il nostro impegno è di rinnovarlo in accordo e con la collaborazione dei suoi cittadini”. Il Comune sta infatti mettendo a punto un progetto che identifica in Niguarda il quartiere potenzialmente adatto a sperimentare la riqualificazione civile e sociale delle periferie milanesi. “È un progetto che stiamo portando avanti anche dopo una serie di sollecitazioni positive ricevute dalla cittadinanza anche attraverso il vostro giornale”. Il che è un bel riconoscimento, non tanto e solo per i 26 anni di impegno della redazione di “Zona Nove”, quanto e soprattutto per la voglia di partecipare, vigilare, denunciare e proporre soluzioni utili al bene comune da parte dei nostri 50mila e passa lettori.
Sindaco Giuseppe Sala, l’Italia si sta rialzando con molta fatica dalla più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi. In questo contesto Milano non solo si è risollevata da tempo ma sta correndo. Esaminiamo i principali indicatori che testimoniano questa vitalità.
Si è appena conclusa un’edizione del Salone del Mobile e del Design a dir poco trionfale per la nostra città con oltre 430.000 presenze, il 26% in più rispetto al 2017. Basta solo questo ultimo indicatore per misurare quanto Milano sia al centro dell’interesse nazionale e internazionale per qualità e quantità di eventi. Siamo una città che sta confermando la sua vocazione internazionale, una posizione conquistata grazie ad Expo 2015 che per sei mesi l’ha messa al centro del mondo. Una eredità che abbiamo investito per creare nuove opportunità, rapidamente. Faccio alcuni esempi. Proprio lo scorso 1° Maggio sono tornato al sito Expo per l’avvio di Mind, il Milano Innovation District, un parco della scienza, del sapere e della innovazione, che sarà realizzato nell’area degli ex padiglioni espositivi. È un progetto avviato che guarda al futuro della nostra città, ormai sempre di più città metropolitana. Mind sarà un ulteriore polo di attrazione soprattutto per i giovani e per quelli di talento che vi porteranno entusiasmo e capacità, una risorsa di cui Il sindaco Beppe Sala: “Trasformeremo Niguarda rendendola un modello per le altre periferie milanesi”. Milano sta facendo sempre di più esperienza. I dati ci raccontano di una città dove c’è una popolazione anziana che continueremo a sostenere con servizi di prossimità e luoghi per la socialità e che negli ultimi due anni ha conquistato oltre 50.000 giovani tra i 20 e i 40 anni, proprio grazie alla sua capacità di attrazione. Il secondo esempio riguarda proprio il Municipio 9 e la Bovisa, un tempo industriale e ora a vocazione accademica. A metà aprile è stato siglato l’accordo tra il Politecnico di Milano e l’Università Tsinghua di Pechino per la realizzazione di una Joint Platform che porterà in Bovisa Tech il più grande polo cinese dell’innovazione, facendo di Milano un punto di riferimento in Europa per tecnologia e design.
Milano e il secolo delle città” è un suo libro in cui descrive i motivi del successo di Milano, ritenuta in questi anni un modello dalle più autorevoli agenzie internazionali, dalle aziende, dai turisti e dai milanesi stessi. La città deve però affrontare ancora sfide impegnative pur potendo già ora proporsi come esempio virtuoso in molti campi, dalla legalità alla solidarietà, all’efficienza e al rispetto dell’ambiente. Quali sono i più importanti progetti in corso d’opera per vincere tali sfide?
Essere Sindaco di Milano è già la prima vera grande sfida. Rappresentare una città e i suoi abitanti, avere la responsabilità di ciò che in essa vi si compie e di come potrà diventare in futuro, comprendere le aspettative e cercare di realizzarle è, ripeto, la vera sfida. Con la Giunta, la collaborazione del Consiglio Comunale e il prezioso contributo dei Municipi, che sono il nostro presidio e luogo di incontro sul territorio, stiamo lavorando al presente e al futuro di Milano e di tutti i suoi quartieri cercando di legare la spinta alla trasformazione che, ora più che mai, la nostra città sta vivendo alla volontà decisa e unanime di cambiare ciò che non va. Siamo determinati a fare in modo che non ci sia una città a due velocità: da una parte una città che cresce e dall’altra una che resta indietro, una che è il punto di riferimento internazionale, con le sue università, i suoi ospedali, i suoi centri di ricerca, con i settori della moda e del design, e una che fa ancora fatica perché alcuni quartieri devono essere cambiati, meglio integrati nel tessuto urbano, rivitalizzati affinché diventino posti belli dove vivere. Riguardo ai grandi progetti ne cito due che ben identificano la visione appena esposta: la riqualificazione dei 7 ex scali ferroviari, tra cui lo scalo Farini proprio nel Municipio 9, e la consegna entro i prossimi tre anni di tremila case popolari del patrimonio comunale gestito da Metropolitana Milanese. Il primo segnerà la più grande trasformazione urbana che Milano abbia mai vissuto, dopo lo sviluppo industriale del ventesimo secolo: un’area complessiva di 1 milione e 250 mila mq recuperata che cambierà il volto alla città, con il 65 per cento della superficie destinato a verde e la realizzazione di 3.400 alloggi in housing sociale.
Milano però, come tutte le città, ha anche ombre oltre alle luci. E qui veniamo al fulcro dell’intervista: parliamo di periferie, così impropriamente definite le aree decentrate della nostra metropoli visto che il modello vincente è ormai una città policentrica. Molto è stato fatto, in particolare dalla Giunta da lei presieduta e da quella Pisapia, ma ancora non basta. Quali impegni si sente di prendere con i tanti cittadini che vivono nei quartieri disagiati della città più ammirata in Italia e tra le più “copiate” e apprezzate in Europa?
La riqualificazione delle periferie è al centro del lavoro della Giunta da me guidata e proprio due mesi fa ho condiviso con i miei assessori la necessità di spingere ancora di più su questo tema. Abbiamo progetti e risorse investite prioritariamente sulla rigenerazione dei quartieri, perché di questo si tratta. Non basta risistemare le case, riordinare gli spazi e renderli più sicuri e fruibili, ma bisogna davvero ripensare i quartieri come un unicum con il resto della città, senza discontinuità tra il centro e le aree più distanti. In questo si inserisce il grande progetto degli ex-scali ferroviari che fungeranno da cintura tra il centro e le periferie (per maggiori particolari vedi zonanove. com/giugno 2017, ndr). Infine la rigenerazione dovrà incidere anche sul tessuto sociale favorendo l’integrazione tra popolazione anziana e nuove famiglie e giovani, ricostruendo i legami attraverso la valorizzazione di spazi di aggregazione vecchi e nuovi, dove ci sia non solo l’essenziale ma anche il bello. È un percorso difficile, ne siamo consapevoli, ma troppo tempo si è atteso. Milano tutta si merita questo cambiamento. Niguarda: lei ha citato il nostro storico quartiere della zona 9 quale esempio per attuare il piano di rilancio delle periferie. La notizia, che lei ha annunciato durante la sua partecipazione a un incontro presso la sede di Confcom-mercio, ha fatto il giro del quartiere in un batter d’occhio e ha generato grande soddisfazione e conseguentemente anche grandi aspettative. Ci spiega nel concreto cosa ha in mente e quali saranno le tappe per rendere operativo questo progetto pilota? È un progetto che è allo studio e che stiamo costruendo dopo una serie di sollecitazioni positive ricevute dalla cittadinanza anche attraverso questo giornale. Si tratta di un test e quindi ancora non sono in grado di scendere nei dettagli di quello che faremo ma certamente riconfermo la bontà della intuizione che nasce dalla peculiarità di Niguarda, dove l’associazionismo e l’attivismo della popolazione sono tanto forti quanto storicamente lo sono le radici che legano i suoi abitanti a questo quartiere. Si sta ragionando anche sulla possibilità di partire dalle attività produttive e in particolare quelle che meglio si adattano a una zona popolosa e vitale, ovvero i negozi di prossimità che possano riaccendere luci e legami, contribuendo a rinsaldare la rete della socialità e del buon vicinato. Un modo per rinnovare la presenza sul territorio, partendo dagli spazi più piccoli. Riqualificazione significa anche questo, sempre senza dimenticare la necessità di intervenire sulla ristrutturazione dei caseggiati di edilizia popolare del Comune e dell’ Aler. Di una cosa sono certo, rispetto a questo progetto: Niguarda è uno dei quartieri che ha fatto la storia di Milano, so che c’è grande entusiasmo a riguardo, il nostro impegno èdi rinnovarlo insieme!