Intervista a Giovanni Poletti, ex Presidente di Abitare sui progetti per il nostro storico quartiere

“A un progetto con le caratteristiche di riqualificazione deve corrispondere l’intera riorganizzazione del quartiere”

Nessun cappello introduttivo e nessuna presentazione. Giovanni Poletti a Niguarda è un’istituzione e la redazione di “Zona Nove” e Giovanni si conoscono dalla notte dei tempi. Meglio quindi andare subito al sodo.

Da diversi mesi su “Zona Nove” stiamo dando ampio spazio al “Progetto Niguarda”, fortemente voluto dal sindaco Beppe Sala e da Confcommercio. Che cosa ne pensi dell’idea di realizzare a Niguarda una sperimentazione pilota per riqualificare i quartieri periferici della nostra città?
Il dado è stato tratto e nessuno può tirarsi indietro. La realizzazione di un progetto ad hoc per Niguarda è un’operazione saggia ma non semplice. Niguarda è un quartiere che non è stato mai privilegiato e la sua collocazione oltre che periferica è tutt’ora abbastanza emarginata. L’Ospedale di Niguarda è rimasto senza metropolitana e la M5 è di confine e per raggiungerla occorre un altro mezzo. Ricordo la particolarità di Niguarda per la sua storia, per la qualità del tessuto sociale, per la forte presenza cooperativa e associazionistica che fanno di questa realtà un quartiere nel quale ancora oggi si vive, tutto sommato, in serenità. Ha fatto bene il sindaco Beppe Sala a concordare con Carlo Sangalli presidente della Confcommercio la definizione e realizzazione di un progetto di sviluppo di Niguarda che, con con i dovuti aggiustamenti, potrebbe essere la base per progetti in altre realtà cittadine.

Hai avuto modo di seguire quanto è emerso nell’incontro di fine luglio al Teatro della Cooperativa (vedi a pag. 4, ndr)? Secondo te la sperimentazione sta partendo con il piede giusto?
Ho avuto ampie informazioni circa l’iniziativa al Teatro della Cooperativa. Devo dire onestamente che non basta un frettoloso incontro in piena estate nel quale sono state presentate proposte che hanno il limite di una visione parcellizzata, mentre occorre porre in campo anche elementi progettuali che vadano al di là della manutenzione ordinaria, della sicurezza e dell’arresto urbano, ecc.

Alla Festa Democratica del Pd di metà giugno si sono sentite le medesime proposte. Quindi occorre un coinvolgimento dei niguardesi, non disdegnando pareri tecnici qualificati.
La partecipazione della Confcommercio è significativa, non casuale e potrebbe indirizzare il progetto verso approdi più generosi per il quartiere. Lo sviluppo del tessuto commerciale è un obiettivo molto ambizioso che andrebbe contro corrente rispetto a quanto avvenuto negli ultimi decenni ma, a mio modesto avviso, è la via migliore per coinvolgere, in primis, la gente non solo di Niguarda. Ovviamente un progetto con quelle caratteristiche deve comprendere l’intera riorganizzazione del quartiere. Quindi le richieste presentate al convegno del Teatro potrebbero trovare accoglienza nel contesto del progetto cui ho fatto cenno.

Tra i punti forti del “Progetto Niguarda” c’è l’area di Villa Trotti che verrà completamente trasformata da Abitare. Dalle notizie confermate da Abitare sembra che stavolta sia la volta buona: la convenzione dovrebbe essere firmata entro fine anno e al termine dei lavori Niguarda avrà finalmente una piazza. È così importante questa riqualificazione per Niguarda?
Circa l’area della Villa Trotti non posso che augurare alla Cooperativa Abitare il miglior risultato possibile ma, onestamente, devo dire che vedo assai problematica una piazza pubblica in una area privata che è strategica e quindi irrinunciabile per Abitare. Qualcuno ha prospettato uno scambio tra l’area antistante la Villa e un’area in altra località cittadina. Tutto è possibile ma sinceramente la vedo un’operazione assai difficilmente realizzabile. Peraltro Abitare è proprietaria di un’area in via Cesari per la quale era stata avviata una soluzione interessante per il Parco Nord e per Abitare. Mi fermo qui perché non ho più voce in capitolo anche se in tema di ipotesi tutte le opportunità vanno esaminate, ovviamente da chi ne ha la competenza. Il desiderio di avere una piazza è del tutto legittimo ma non è detto che essa debba essere necessariamente posta nel centro del Quartiere.

Quali sono gli altri punti da migliorare (viabilità, trasporto pubblico, arredo urbano, sicurezza…) per far fare a Niguarda il salto di qualità tanto auspicato dai suoi abitanti?
A questa domanda ho già risposto. Nessuno può essere contrario ad avere un quartiere più in ordine, più vivibile, più sicuro ma Niguarda ha assolutamente bisogno di rifiorire. Concludo ricordando a Sala e Sangalli che “le nozze con i fichi secchi non si possono fare”.