GIORNALE DI NIGUARDA - CA' GRANDA - BICOCCA - PRATOCENTENARO - ISOLA

Le quattro pietre di inciampo dell’Isola

Le quattro pietre di inciampo dell’Isola

Il quartiere di Don Bussa, di Bandiere al vento, della Casa della Memoria…non dimentica

Le pietre. Quest’anno, oltre che dal corposo programma di manifestazioni e di eventi organizzati dall’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati Campi Nazisti), in sinergia con la Casa della Memoria, la Giornata della Memoria dell’Isola è stata caratterizzata dalla posa di quattro delle trenta “pietre di inciampo” programmate per il 2019 a Milano.

Le Pietre d’inciampo (in tedesco Stolpersteine), ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig nel 1992 a Colonia, hanno la dimensione di un sampietrino (10 x 10 cm), con piccole targhe d’ottone sulla loro parte superiore, e sono pensate per essere poste davanti alla porta della casa in cui abitò o fu fatta prigioniera la vittima del nazismo. Vi sono incisi il nome della persona, l’anno e data di nascita, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta. Sono minuscole ma ben visibili, e permanenti. Spesso poi non sono sole, ma a coppie, a gruppi, a sciami. E la coscienza di chiunque vi passa accanto, o sopra, prima o poi, appunto, vi inciampa. Assalita suo malgrado da … qualcosa. Rispetto, commozione, indignazione, …rimorso? A inizio 2016 ne risultavano installate oltre 56.000 in 24 paesi europei. Man mano aumentano numero e diffusione di queste targhette, si legittimano sempre più la memoria dolorosa della disumana tragedia della quale sono il riverbero, e la condanna di chi, ancora più infame, la minimizza o… la nega! A Milano la loro posa, inserita in un più ampio progetto europeo, viene promossa dal Comitato per le “Pietre d’Inciampo – Milano, presieduto dalla senatrice a vita Liliana Segre, con l’adesione del Comune di Milano e di ‘Milano è Memoria”. Le prime sei pietre sono state posate nel gennaio 2017, seguite da altre 26 all’inizio del 2018. Quest’anno, appunto, altre 30. Le quattro isolane sono quelle di:
• Umberto Chionna – nato a Brindisi il 28/1/1911 – arrestato il 17/3/1944 – assassinato a Mauthausen il 23/4/1945. Pietra d’Inciampo in Via C. Farini, 35.
• Ambrogio Colombo – nato a Milano il 29/10/1911 – arrestato a Milano il 28/8/1944 – assassinato a Buchenwald il 3/2/1945 ed Enrico Pozzoli – nato a Niguarda (MI) il 19/2/1895 – arrestato a Milano il 28/8/1944 – assassinato a Mauthausen il 16/1/1945. Pietra d’Inciampo in Via C. Farini, 5.
• Virginio RIOLI – nato a Milano il 23/12/1917 – internato nel settembre 1943 – assassinato a Mainz-Kostheim il 14/2/1945. Pietra d’Inciampo in Via Della Pergola, 1.

Le storie.
Umberto Chionna nasce a Brindisi, fa il falegname ed è da subito un attivista. Già dal 1927 (a 15 anni) patisce anni di carcere e confino. Si trasferisce quindi a Milano, dove trova lavoro alla Pirelli; attivo negli scioperi del marzo 1944, entra in clandestinità ma i delatori vegliano, infaticabili, …Viene arrestato nel cuore della notte in visita alla moglie che è sola, con una bimba piccola, Dorina, ed è incinta. Quanto inciampo nella tua pietra, Umberto! Vieni internato pochi giorni a Bergamo e poi deportato a Mauthausen, compagno di cella e di deportazione di Guido Valota, padre di Giuseppe, autore del recente bel libro “Dalla fabbrica ai Lager”. Tua moglie viene a Bergamo l’ultima sera, con l’angoscia nel cuore e Dorina come guardia del corpo. Il livido mattino seguente, tu le puoi vedere un attimo e, il secondino è indulgente, prendere in spalla la tua Dorina. Così che le puoi far scivolare tra pelle e calzetta l’ultimo bigliettino d’amore per la mamma. Colombo e Pozzoli sono tipografi. La Guardia Nazionale Repubblicana li arresta il 28 agosto 1944, dopo una perquisizione nella loro tipografia di via Farini dove veniva stampata in clandestinità l’Unità. Gli sgherri repubblichini non riescono a estorcere loro le informazioni cercate e li consegnano alla Gestapo raccomandando esplicitamente il loro internamento in un campo di concentramento! Invito preso alla lettera dal Comando tedesco. Il 7 settembre seguente da San Vittore vengono entrambi inviati al campo di Bolzano. Enrico Pozzoli ha 49 anni e due figli. Deportato da Bolzano a Mauthausen, vi muore il 16 gennaio 1945, dopo mesi di stenti e di orrore.
Ambrogio Colombo, 33 anni, lascia a casa la moglie e un figlio piccolo. Deportato a Dachau, muore in un sottocampo il 3 febbraio 1945. “Qui abitava Virginio Rioli, nato nel 1917, internato nel settembre 1943, deportato a Mainz Kostheim, assassinato il 14 febbraio 1945” La quarta pietra viene posata davanti al civico 1 di via Angelo della Pergola, alla presenza della nipote Emma Rioli, donnina minuta ma di grande coraggio, che per decenni ha cercato i resti dello zio visitando i cimiteri che separano l’Albania dalla Germania e trovandoli nel 2005.
Rioli , meccanico tornitore, è considerato un “I.M.I”, internato militare italiano, uno dei 600mila destinati ai campi di lavoro tedeschi. Ed è il primo internato militare per il quale viene posta una pietra d’inciampo a Milano.

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