Umberto Di Donato non è solo il creatore del museo per le macchine da scrivere ma su di esse scrive anche dei bei libri

Si è scritto diverse volte sul nostro giornale di Umberto Di Donato (vedi foto), fondatore e conservatore del Museo delle Macchine da Scrivere, situato in via Menabrea 10 (zona Farini). Ora, oltre a ricordare le sue 2000 macchine da scrivere e le calcolatrici meccaniche collezionate, le conferenze in Italia e all’estero, i seminari per gli studenti sulle scritture antiche (cuneiforme dei Sumeri e geroglifica dei Faraoni) e, in maggio, all’Auditorium Ca’ Granda per i cittadini di zona 9, vogliamo mostrare la vena dello scrittore che è in lui. Così lui stesso ci racconta: “Il primo dei miei libri, ‘Il Tasto Magico’, pubblicato nel 2006, è uno spaccato della mia vita giovanile nella Caserta degli anni ’50, per concludersi nella Val d’Ossola, dove giunsi ventenne per svolgervi il servizio militare nella Guardia di Finanza. Poi, con il secondo libro, ‘La Penna, il Tasto e il Mouse’, ho voluto lasciare traccia dei miei studi sulla storia della macchina da scrivere e le personali motivazioni che mi hanno spinto a fondare un museo dedicato agli strumenti di lavoro. Nel 2009 esce ‘La scrittura degli Dei e di Braille’, per commemorare il bicentenario della nascita di Louis Braille, al quale si deve l’invenzione della scrittura a puntini per i non vedenti, e rievocare la storia della scrittura. Chi sapeva scrivere, in quei tempi, era considerato un essere superiore e entrava a far parte della schiera degli Dei. Ho scritto anche diversi altri libri tra i quali alcuni romanzi intorno ai ricordi di gioventù. Ma certamente quello più apprezzato è ‘Non Più Guerra’, presentato a Villa Litta lo scorso 13 marzo alla presenza di un folto pubblico. perché trasmette ai lettori le mie esperienze di tragedia e di lutto di quando avevo solo 8 anni, tragedie e lutti causati dai bombardamenti durante la guerra. È un forte monito rivolto alle nuove generazioni, per esortarle a risolvere qualsiasi conflitto tra i popoli con il dialogo e “mai più” con le armi. Il libro è stato. Il prossimo lavoro, in fase di ultimazione, riguarderà proprio la storia della scrittura, la storia della macchina da scrivere e la storia del calcolo meccanico e comprenderà una lunga carrellata con illustrazioni e descrizioni delle macchine che “possiedono un’anima e che danno emozioni”, perché appartenute a personaggi importanti: scrittori, giornalisti, politici, magistrati, imprenditori, che hanno formato la storia d’Italia nel secolo scorso. Nel libro elenco e descrivo anche le macchine da scrivere e da calcolo più importanti della mia collezione: la Caligraph del 1882; la William Curved costruita da emigrati italiani nel 1887 a Brooklyn; quella usata da Ernest Hemingway, come testimone della Grande guerra sul fronte italiano e da cui ha tratto lo spunto per scrivere “Addio alle Armi’ e ‘Per chi suona la campana’”. Al Museo da oltre 12 anni vengono creati eventi di alta istruzione. Ma Umberto Di Donato non vuole far pagare un biglietto d’ingresso ai visitatori, perché secondo lui “la cultura non si vende; è un bene tanto prezioso che chi lo possiede deve essere orgoglioso di donarlo a chi ne ha di meno”. Non a caso il suo motto è una frase del poeta latino Marziale: “Le ricchezze che non ti mancheranno mai nella vita sono quelle che avrai donato!”. In più egli accompagna i visitatori durante la visita, raccontando aneddoti e inquadrando le macchine nel loro periodo storico. Agli studenti in particolare consente di scrivere e far di conto con le macchine in esposizione, trattandosi di un museo in cui “si può toccare”. Per i ragazzi organizza anche concorsi di dattilografia, e ai vincitori regala vecchie macchine da scrivere, perfettamente funzionanti.

Info: umberto1935@libero.it).