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Pierfrancesco Majorino: da Milano a Bruxelles… e ritorno

Pierfrancesco Majorino: da Milano a Bruxelles… e ritorno

Dalle periferie di Milano a quelle del mondo e una Casa Comune per fare rete

Pierfrancesco Majorino è una figura particolarmente cara alla Zona 9 che ne ha sempre apprezzato le iniziative, sia centralizzate che diffuse, del suo assessorato. Molti di noi hanno scommesso che con la sua elezione a parlamentare europeo, fosse Bruxelles ad avvicinarsi a Milano e non viceversa. E che anche grazie a lui tante criticità dei nostri tempi (migrazione, lavoro, ambiente…) trovassero finalmente in Europa non più un porto delle nebbie, ma un laboratorio di pratiche virtuose condite con il buon senso meneghino… Lo abbiamo incontrato più volte dopo il 26 maggio. Ai primi di settembre ad una rotonda sulle migrazioni alla Festa dell’Unità, presenti anche Pietro Bartolo, (il medico di Lampedusa per antonomasia, oggi anch’esso parlamentare europeo PD), Radio Popolare, Farsi Prossimo, Acli. Poi, più recentemente qui a Pratocentenaro, ad un incontro conviviale del suo partito con il territorio. (presenti quindi anche altri parlamentari europei democratici della sua circoscrizione). Infine il 29 e 30 novembre, al Palazzo del Cinema Anteo, al Primo Forum (I diritti umani, sociali e civili in Italia e in Europa) organizzato dalla sua Casa Comune fondata, come da promessa, a settembre. In tutti i suoi momenti pubblici Pierfrancesco ha sempre tenuto, infatti, ad assicurare che restano fermi gli impegni che ha preso con Milano e con gli elettori del suo collegio. Casa Comune è da lui definita una associazione con amici e sostenitori con la quale mobilitare e valorizzare forze nuove, costruire momenti di formazione e informazione (una “libera scuola” cioè sull’Europa delle persone), promuovere i diritti sociali e civili. Con anche una “casa” fisica in via Montenero 6, aperta a molte iniziative e momenti di confronto. Tutte le volte che qualcuno dei presenti gli ha chiesto quanto lui abbia potuto mettere in pratica il suo motto di campagna elettorale : “Porto a Bruxelles quello che ho imparato a Milano”, Pierfrancesco ha confermato che la cultura politica ed umana di Milano si è dimostrata un ottimo passe-partout per l’incredibile gamma di impegni a cui ha dovuto immediatamente far fronte, anche se la partenza della nuova Commissione Europea, di fatto, è cosa di questi giorni. Pierfrancesco già prima dell’estate si è ritrovato membro della Commissione per lo Sviluppo e la Cooperazione (Deve) (dove si definiscono le politiche e gli strumenti contro le disuguaglianze globali), impegnato nella Commissione Occupazione e Affari Sociali (Empl) sul lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori, membro della Commissione Affari Esteri (Afet) e della sua Sottocommissione che si occupa di Sicurezza e Difesa (Sede). Un mix di responsabilità per una voce europea che parli al mondo a partire dai valori della pace, della democrazia e dell’effettivo rispetto dei diritti umani. Con lo stesso spirito farà anche parte della delegazione parlamentare Unione Europea-Turchia, della delegazione per le relazioni con la Palestina, e dell’assemblea parlamentare per l’Unione per il Mediterraneo. In un suo recente twitter di metà novembre, Pierfrancesco si dice soddisfatto per aver votato “il parere della Deve nel rapporto che accompagnerà l’adozione del bilancio generale dell’UE per il 2020”. Parere nel quale sono stati approvati due emendamenti particolarmente importanti da lui presentati sul tema dei fondi fiduciari. Vi si considera sbagliata e inopportuna la distrazione di risorse destinate allo sviluppo per la gestione delle frontiere (vedi finanziamento della guardia costiera libica) e, soprattutto, vi si denuncia l’assenza di controllo parlamentare su queste risorse. L’affollatissimo Forum del Palazzo del Cinema ha tradotto molto bene tutto quello che l’ex assessore di Milano cerca di dire all’Europa, e che l’attuale parlamentare europeo cerca di dire a Milano (e al Paese). I titoli delle sue sessioni: Cambiare tutto; Prima le persone: i diritti di tutte e tutti nell’era della paura; Il diritto al futuro: la rivoluzione ambientale di fronte alla crisi climatica; Una nuova legge sulle cittadinanza (senza paura)… Ai suoi microfoni si sono succedute tutte le voci della nuova frontiera europeista. Dal sindaco Sala, a David Sassoli presidente del Parlamento Europeo, da Don Virginio Colmegna a Nicola Zingaretti a Simona Piccolo, lavoratrice Auchan in difficoltà.

• Note biografiche e politiche su Pierfrancesco Majorino Pierfrancesco Majorino.

Classe 1973. Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano per otto anni. Nominato candidato del Pd nella circoscrizione del Nord Ovest per le elezioni europee del 26 maggio di quest’anno, dichiara esplicitamente: “Il 26 maggio è il giorno in cui si misureranno due modelli radicalmente diversi sul futuro dell’Europa. Da una parte il nazionalismo chiuso di Salvini che vuola distruggere l’Europa. Dall’altra la proposta del Pd che vuole difenderla e cambiarla”. Ottiene oltre 90 mila preferenze. Terzo dopo Giuliano Piasapia (250.000 preferenze) e Irene Tinagli.(102 mila) . Gli altri due eletti sono Patrizia Toia e Brando Benifei. Le sfide di Bruxelles e Strasburgo per Majorino sono tre La questione immigrazione, la questione sociale e la questione ambientale. Per la questione immigrazione si invoca innanzitutto in Italia una commissione di inchiesta a livello parlamentare sui numeri (balletto di cifre sugli irregolari. Prima 600.000 poi 90.000 ..) e sugli effetti del sistema sicurezza sul piano del sistema dell’accoglienza. A livello di Europa bisogna far saltare gli accordi di Dublino e redistribuire i richiedenti asilo in tutti i Paesi europei, come per la verità già il Parlamento europeo in diverse occasioni ha richiesto. Bisogna garantire la libera circolazione in Europa per i migranti. E serve un grande progetto per l’Africa, A proposito del lavoro (questione sociale) non si può accettare che ci siano condizioni fiscali così differenti tra un Paese e l’altro perché questo non aiuta la libera circolazione del lavoro delle merci della produzione, ma aiuta la fuga dei capitali a favore di alcuni a discapito di altri. Lo stesso vale per le tasse: le multinazionali devono pagare le tasse dove fanno utili e l’Europa su questo deve farsi sentire in maniera molto più poderosa, con un’unica voce. ll Pse deve diventare un vero partito transnazionale. Solo così supereremo Dublino e faremo pagare le tasse alle multinazionali”. Ambiente. Dice Majorino al riguardo: “Questione sociale e ambientale, negli ultimi anni non sono esattamente andate di pari passo. Per dire, noi in Italia sono anni che ci chiediamo se far prevalere gli interessi dei lavoratori ex Ilva o quelli del quartiere Tamburi di Taranto. E a scatenare la protesta di gilet gialli in Francia è stata un accise sui carburanti. Rendere desiderabile lo sviluppo sostenibile è un tema ineludibile. E serve il coinvolgimento dei soggetti sociali, delle organizzazioni sindacali, per evitare di calare dall’alto la transizione alla sostenibilità. Altrimenti si alimenta un conflitto che poi non si riesce più a governare”.

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