Liliana Segre ai ragazzi al Teatro degli Arcimboldi “Rinunciando alla vendetta sono diventata libera”

Le celebrazioni del Giorno della Memoria nei nostri quartieri hanno scaldato le nostre coscienze grazie al calore che emana e trasmette Liliana Segre ogni volta che prende la parola. Il 20 gennaio, presso un gremitissimo Teatro degli Arcimboldi, il Senatore a vita ha tenuto uno dei suoi memorabili interventi davanti agli studenti di molte scuole milanesi. E la risposta delle nuove generazioni non si è fatta attendere: l’amore, la passione e la voglia di non dimenticare, o peggio di negare, quanto avvenuto negli anni 1940-45 sono state consegnate nelle sagge mani di una delle ultime testimoni dirette del dramma dell’Olocausto. Molti dei presenti hanno definito l’intervento di Liliana un inno alla vita e noi non possiamo che fare nostro questo paragone perché in ogni sua affermazione Liliana fa trasparire la bellezza di vivere, l’amore, la mancanza d’odio nonostante abbia visto l’inferno con gli occhi di una bambina. E le stesse parole pronunciate davanti a migliaia di studenti non lasciano dubbi: “A me dispiace da matti avere novant’anni e sapere che ho pochi anni ancora davanti. Anche se gli odiatori ogni giorno mi augurano di morire, mi dispiace tantissimo di dover abbandonare la vita. Perché la mia vita mi piace moltissimo. I nazisti erano i bulli di allora, erano odiatori, ma non quelli della tastiera di oggi, che bisogna arrivare a compiangere, perché è più forte la vittima, bensì quelli educati all’odio e che hanno seguito teorie di morte che la storia ha poi bocciato, ma al momento avevano un successo eccezionale e stavano vincendo in tutta Europa”. Non poteva essere coniata definizione migliore (inno alla vita) perché frasi del tipo: “Anche nell’inferno dei campi di concentramento non scegliemmo di attaccarci ai fili elettrificati per scegliere la morte, che sarebbe arrivata in un secondo. Noi scegliemmo la vita, parola importantissima che non va sprecata e non va mai dimenticata nemmeno un minuto. Non bisogna perdere neanche un minuto di questa straordinaria emozione che è la vita. Perché nel tic-tac del tempo che scorre, il tic è già tac”, dimostrano quanta voglia di vivere ha ancora questa straordinaria persona. L’altra parola che ricorre spesso nell’intervento di Liliana è libera e per chi ha trascorso parte della sua giovinezza in un lager suona come un miraggio e una conquista insperata, visto che la maggior parte di coloro che sono entrati in quegli “inferni danteschi” non ne sono più usciti. Anche qui qualche frase per comprendere lo spessore umano di Liliana: “Rinunciando alla vendetta sono diventata libera. Nel periodo passato all’interno del campo di concentramento di Auschwitz mi ero nutrita di odio e di vendetta, sognavo la vendetta. Quando ho avuto l’occasione di raccogliere la pistola di uno dei miei carcerieri ho pensato “ Ora lo uccido”. Mi sembrava il giusto finale per quello che avevo sofferto ma poi capii che non ero come quegli assassini, non avrei mai potuto uccidere nessuno. E mentre la tentazione era fortissima, la più grande che ho avuto nella mia vita, non raccolsi quella pistola. Da quel momento sono diventata quella donna libera e di pace che sono anche adesso”.