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“Senza riforme penali abolire la prescrizione produce processi a vita per tutti”

“Senza riforme penali abolire la prescrizione produce processi a vita per tutti”

La Costituzione prevede che i processi debbano concludersi in tempi ragionevoli e, per questo, fino alla legge spazzacorrotti voluta da Cinquestelle e Lega, l’istituto della prescrizione garantiva che la durata dei processi non fosse infinita e che, passato un numero di anni commisurato alla gravità del reato contestato, il procedimento si estinguesse senza arrivare a sentenza. Oggi la nuova norma entrata in vigore il 1 gennaio, prevede che la prescrizione in appello sia di fatto abolita e che quindi non ci sia alcun termine per la conclusione dei processi. Sia chiaro: ogni processo andato in prescrizione, e sono tanti in primo grado, è un fallimento dello Stato che non riesce a garantire giustizia né alle vittime né agli imputati. Ma non è condannando gli imputati a restarlo per tutta la vita, come si rischia di fare abolendo la prescrizione, che si risolve il problema. Serve un ripensamento e la reintroduzione di norme che garantiscano tempi certi ai procedimenti penali ma, soprattutto serve investire sulla giustizia e riformare il processo penale per garantire che sia più veloce e giusto. Norme come la prescrizione se i procedimenti fossero più rapidi non avrebbero l’impatto che hanno e ai cittadini sarebbero riconosciute le garanzie che oggi troppo spesso, specie alle vittime, non sono riconosciute. Proprio sulla riforma del processo bisogna lavorare in Parlamento e sta lavorando il Governo. Già con le ultime leggi di bilancio è stata prevista l’assunzione di 600 magistrati e 1900 persone che svolgano funzioni amministrative per aumentare gli organici e consentire di sostenere più velocemente carichi di lavoro che oggi negli uffici giudiziari, anche a causa delle carenze di personale, non si riescono a smaltire. Ma sono molte altre le proposte per velocizzare i processi a partire da un maggior utilizzo delle comunicazioni e delle notifiche elettroniche e dalla riduzione dei tempi delle indagini preliminari per reati di bassa e media gravità. Ancora, si tratta di stabilire i tempi necessari per le diverse fasi del processo e responsabilizzare tutte le parti sanzionando chi non li rispetta. Infine occorre aumentare le possibilità di ricorso ai riti abbreviati e al patteggiamento specie per i reati minori per sgravare i tribunali da una mole di lavoro che se si scarica tutta nel dibattimento diventa insostenibile. In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario sono emersi altri dati che credo sia utile conoscere per formarsi opinioni ma anche per decidere le priorità. Il sistema carcerario nel nostro Paese è di nuovo in emergenza. Strutture che possono ospitare fino a 50 mila detenuti oggi registrano una sovrappopolazione che arriva a 60 mila reclusi. È un grande problema che già in passato ci ha esposto alle critiche degli organismi internazionali. Non basta investire, come si sta facendo, per realizzare nuove carceri e assumere nuovi agenti di polizia penitenziaria, ma serve potenziare le pene alternative e fare i conti con l’assurdità di 1500 persone attualmente detenute con pene inferiori all’anno. C’è molto da fare per la Giustizia, parlare solo di prescrizione è sbagliato. Servono investimenti e una riforma del processo penale che è necessaria per avere processi rapidi e giusti e che sarà possibile solo se tutti gli operatori del diritto saranno disposti a cambiare.

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