Italia: Nazione e parte della famiglia globale

La crisi del coronavirus ci ha mostrato quanto il nostro mondo sia intrecciato, I confini chiusi escludono altri e ci rinchiudono, sono protezione e isolamento. Mesi fa ho intervistato un frate cappuccino svizzero con il quale ero in Terra Santa. Fra Nicola Kuster è uno dei biografi di San Francesco più conosciuti a nord delle Alpi ed un caro amico. Siamo stati insieme in Terra Santa, una terra benedetta per tre Religioni. Poi lui ha attraversato Israele e la Palestina come pellegrino, a piedi, 1000 chilometri con compagni cristiani e islamici e con ospitalità ebrea e araba. Ecco alcune domande relative alla nostra vita qui in Italia, al frate cappuccino e pellegrino.
Quali sono le sfide simili che il Medio Oriente e l’Europa si trovano ad affrontare?
Israele e Palestina sembrano lontane e la loro situazione non è molto simile a quella dell’Occidente. Eppure vedo tre problemi fondamentali che devono risolvere loro e noi affrontando le stesse sfide; primo: creare e proteggere la pace all’interno del nostro Paese; secondo: superare l’isolamento ed i muri; terzo: integrare culture e religioni diverse.
Proteggere e creare la pace nel vostro Paese! Cosa significa per noi?
Durante il nostro pellegrinaggio a piedi dalle sorgenti del Giordano al Mar Rosso, abbiamo attraversato il bruttissimo muro tra Israele e Palestina sei volte. Questo muro impedisce ancora l’infiltrazione di terroristi. Nello stesso tempo, questo muro fa soffrire la gente da entrambi i lati, Qui e là, la gente desidera la pace ed un buon futuro! Lo stesso sta accadendo in Europa e con le sue recinzioni di confine! E’ legittimo garantire la pace all’interno dei nostri confini.
Quindi, la protezione delle frontiere contribuisce a questo?
Sì, senza dubbio. La pace sociale è minacciata quando i flussi di profughi causano alienazione sociale, sovraccaricano la nostra economia, esacerbano la disoccupazione, affaticano eccessivamente i nostri servizi sociali, creano sottoculture isolate nelle città, e quando tutto questo porta ad un aumento del fondamentalismo e del razzismo nella nostra società e politica.
Ma hai anche parlato di smantellare e superare le mura!
Sì, e qui arriva la seconda sfida: un giorno Israele e Palestina dovranno abbattere il loro muro di otto metri! Non esiste un buon futuro attraverso l’esclusione e l’isolamento. Questo vale anche per noi in Europa. “Cristiani costruiscono ponti, non muri”, afferma Papa Francesco. Nell’Europa cristiana perdiamo la nostra credibilità e la nostra anima se lasciamo i rifugiati affogare nel Mediterraneo, se facciamo sparare gas lacrimogeni contro i bambini piccoli ai recinti di confine, se affolliamo tante famiglie siriane ed afgane nella miseria delle isole greche a tal punto che fanciulli si suicidano! I cambiamenti climatici aumenteranno la pressione: facciamo parte di una famiglia universale che deve risolvere i suoi problemi oltre i confini nazionali e continentali, insieme, in collaborazione ed in solidarietà, non egoisticamente a livello nazionale.
Ed è per questo che stai parlando della terza sfida: l’integrazione?
Giusto! L’Europa è già multiculturale e multi-religiosa. Il mondo globalizzato fa che persone di diversi paesi vivano insieme nelle nostre città e villaggi, culture, lingue, persino religioni e razze diverse. Questo sarà il caso ancora di più in futuro. E’ importante scoprire ciò che ci unisce: i doni e le sfide comuni e di plasmare il futuro insieme.
Le esperienze in Israele e Palestina ti hanno incoraggiato ed ispirato a farlo?
E’ accaduto qualcosa di profondamente commovente a Hebron, una delle città più lacerate della Terra Santa. Si trova nel territorio palestinese ed è sotto la pressione dei coloni ebrei. Check points – punti di controllo – e l’esercito israeliano ovunque! E nel mezzo di questa città la moschea con le tombe di Abramo e Sara. Quando ho pregato alla stretta finestra sul santuario di Abramo, un palestinese era accanto a me in orazione. Di carnagione scura come un beduino, di oltre 80 anni, piuttosto piccolo ed ovviamente musulmano. Dopo qualche minuto, mi ha chiesto da dove venissi! “Dalla Svizzera, sono pellegrino” ho risposto. “La tua patria è lontana e deve essere molto bella!”, rispose lui. Dopo qualche minuto mi mise una mano sulla spalla, alzò lo sguardo e disse: “Abramo ci rende fratelli!”. Francesco d’Assisi ha capito la stessa cosa in Egitto 800 anni fa! E Papa Francesco, insieme ad Ahmad al-Tayyeb, la più alta autorità della dottrina della fede sunnita, onorò Francesco e il Sultano di quel tempo firmando una dichiarazione di fraternità universale dell’umanità. E’ un documento che indica il futuro, più di tutti i muri e le recinzioni di confine. Il futuro della fraternità universale e di un mondo più solidale.