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Ospedale Niguarda: i pazienti dimessi post covid vengono monitorati per evitare complicanze

Ospedale Niguarda: i pazienti dimessi post covid vengono monitorati per evitare complicanze

Rischio di fibrosi polmonare e di sindrome da stress post traumatico, ma anche di ictus, embolia polmonare, infarto, encefaliti e vasculiti: il Corona minaccia di lasciare strascichi nei malati più gravi che hanno superato la fase acuta della malattia.
“È un infezione nuova sulla quale non abbiamo grosse informazioni – spiega Paolo Tarsia, direttore di Pneumologia al Niguarda -. Abbiamo però dei precedenti: il virus della Sars e quello della Mers erano entrambi Coronavirus e sino a un terzo dei pazienti, guariti da questo tipo di polmoniti, ha avuto dei danni permanenti. È possibile quindi che anche nei malati che hanno avuto il Corona ci sia una quota simile al 30% di complicanze a distanza di tempo. Nei pazienti con decorso ospedaliero lungo abbiamo già osservato un certo numero di casi con evoluzioni patologiche polmonari (fibrosi), neurologiche o cardiologiche. Per questo abbiamo deciso di offrire ai pazienti dimessi che avevano sviluppato un quadro più grave della malattia la possibilità di accedere a un percorso di controlli approfonditi (follow up integrato)”.
Proprio per questi pazienti, per prevenire e limitare i danni secondari, è attivo da inizio giugno a Niguarda, presso Villa Marelli, un ambulatorio dedicato specificatamente a chi è ormai guarito clinicamente e virologicamente (con esito negativo di due tamponi).
Il paziente, con priorità per coloro che sono stati ricoverati in Rianimazione, viene preso in carico da un team multi-specialistico, che comprende pneumologi, infettivologi e internisti ed effettua una serie di accertamenti diagnostici (elettrocardiogramma, spirometria, test del cammino) e un prelievo ematico per il dosaggio degli anticorpi, con valutazione di una eventuale possibilità di donazione di siero “iperimmune”.
Viene inoltre somministrato un questionario clinico, psicologico e riabilitativo da cui è possibile evincere eventuali problematiche emerse successivamente alla dimissione.
In caso vengano riscontrate anomalie è previsto l’invio del paziente allo specialista clinico (per esempio neurologo o cardiologo), l’avvio di un percorso di riabilitazione fisioterapica (per il recupero motorio, necessario dopo l’allettamento, o respiratorio, a causa delle lesioni polmonari) oppure l’instradamento verso un percorso psicologico.
“Non bisogna dimenticare – sottolinea infatti il dott. Tarsia – che si tratta di persone che hanno avuto uno «sconquasso» dal punto di vista psicologico: sono state ricoverate in ospedale in gravi condizioni, non hanno potuto vedere i parenti per un lungo periodo, sono state curate da medici e infermieri bardati dalla testa ai piedi senza poterli riconoscere e hanno quindi una potenzialità di sviluppare un disturbo da stress post traumatico”.
A seconda delle complicanze riscontrate, potrà essere prevista una successiva rivalutazione da parte degli specialisti dopo un periodo di 3, 6 o 12 mesi.

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