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Rilanciare l’economia e, assieme, ridurre le diseguaglianze

Rilanciare l’economia e, assieme, ridurre le diseguaglianze

Con la possibilità di muoversi liberamente tra le diverse Regioni in tutto il territorio nazionale si segna un altro passo avanti verso il ritorno a una condizione di normalità. Normalità rispetto alla possibilità di spostarsi, incontrarsi e lavorare, rispettando ovviamente le norme sanitarie. Ma l’impegno di oggi deve essere soprattutto quello di proteggere le persone dalla crisi economica che, purtroppo, è e sarà una conseguenza della pandemia. Dobbiamo far ripartire al più presto il Paese, favorendo la capacità di crescere della nostra economia, in particolare i settori più penalizzati dalla crisi. Su questo versante non si tratta di tornare al passato perché questi mesi hanno cambiato profondamente i comportamenti, i consumi, il modo di muoversi, studiare e lavorare. Si tratta di pensare a scelte che da una parte valorizzino i talenti del nostro Paese, investendo sull’innovazione, il digitale, l’ambiente, il territorio, la ricerca, cioè, in una parola, sul futuro e dall’altra abbiano come obbiettivo quello di ridurre le diseguaglianze che la crisi rischia invece, senza interventi significativi, di allargare penalizzando i più deboli. Quindi proteggere le persone e non lasciare nessuno da solo, ma anche provare a disegnare il futuro del nostro Paese: questo è il compito non solo del Governo ma di tutta la Politica. Dare speranza è una condizione fondamentale per accellerare la ripresa. Chi continua ad evocare scenari drammatici per i prossimi mesi anziché impegnarsi ad evitarli contribuendo a dare risposte ai problemi, fa il male di tutti: alimentare sfiducia e rabbia può garantire qualche effimero successo elettorale ma rende più difficile fare ciò che serve, ovvero investire sul futuro invece che rinchiudersi, affrontare i problemi anzichè agitarli e lamentarsene. Quella che abbiamo di fronte è una sfida grande che però oggi può contare su una straordinaria opportunità. L’Europa, dopo una prima fase in cui ha rischiato di dissolversi di fronte all’epidemia, sta oggi mettendo in campo strumenti straordinari per fronteggiare le conseguenze del Covid-19. L’Europa finalmente svolge una funzione significativa per sostenere i cittadini, si occupa di protezione sociale e di sostegno alle imprese e al lavoro. Si è sospeso il patto di stabilità e questo ha consentito al nostro Paese, in questi mesi, di operare in deficit mettendo 80 miliardi per finanziare gli interventi di sostegno al reddito e alle imprese, si è finanziato il fondo europeo per gli ammortizzatori sociali (SURE) con 100 miliardi, di cui 20 serviranno al nostro Paese, per pagare la cassa integrazione e difendere l’occupazione, è prevista una linea di finanziamento del fondo salva stati (MES) per la sanità che consentirebbe al nostro Paese di poter utilizzare 36 miliardi se, verificate le condizioni, decideremo di utilizzarli. Ma soprattutto la più grande opportunità è costituita dal Recovery Fund, uno strumento, per cui il nostro Governo si è fortemente battuto, pensato per sostenere l’economia dell’intera Unione Europea e quella dei Paesi più colpiti dalla crisi del Coronavirus. Stiamo parlando di 750 miliardi di finanziamenti, anche a fondo perduto, ottenuti gazie all’emissione di titoli garantiti dal bilancio dell’Unione Europea. Il Recovery Fund sarà un’opportunità irripetibile che potrà consentire a tutta Europa e al nostro Paese di contare su risorse straordinarie per sostenere quell’idea di sviluppo fondato su digitale, ambiente, ricerca ed innovazione di cui abbiamo bisogno per garantire lavoro e futuro e per non rimanere schiacciati dal nostro enorme debito pubblico. Ecco si apre una fase molto difficile ma anche una fase che può farci recuperare quel progetto di Europa dei cittadini, Europa non della burocrazia e dei vincoli ma sociale e del lavoro.

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