Siamo tutti niguardesi: Vasca sì!

Marco Granelli (Assessore Mobilità e Lavori Pubblici del Comune di Milano)

Siamo tutti niguardesi: Sì. E per me ci sono almeno 5 modi per esserlo: 1) combattere il cambiamento climatico; 2) passare dalle parole ai fatti e realizzare il progetto che oggi dopo 50 anni c’è e ha le risorse; 3) studiare il progetto e capire che non si tratta di avere una vasca di acqua puzzolente sotto casa; 4) il progetto dà al Parco Nord 109.000 mq di nuova area verde, al posto dei 37.000 mq che toglie: quasi tre volte tanto; 5) il progetto complessivo da Cantù a Milano centro sta procedendo e quindi, seppure con i ritardi che ci sono stati, vale l’impegno di continuare e portare a termine tutto. Sempre più spesso anche a Milano si abbattono temporali forti, come il 16 maggio 2020, quando in una notte si sono abbattuti al suolo 130 mm di acqua, pari a un terzo di quella caduta da gennaio a maggio 2020. È il cambiamento climatico. Il primo modo di essere niguardesi oggi è quello di combattere il cambiamento climatico e Milano e milanesi stanno facendo tanto per questo: area B per non far circolare i vecchi veicoli inquinanti, 7 milioni di € per aiutare cittadini e imprese per cambiare veicoli, 2 miliardi di € per cambiare in elettrico tutti i bus Atm, una linea metropolitana in costruzione: la M4, e una in progettazione: la M5 a Monza, 23 milioni di € ai cittadini per cambiare le caldaie e coibentare gli edifici, la sostituzione delle caldaie a gasolio effettuata in tutte le case popolari del Comune di Milano, la piantumazione di migliaia di alberi, la depavimentazione di tante superfici come in Suzzani/Berbera. Non bastano e dobbiamo fare di più, ma intanto facciamo. È più di 50 anni che si parla di come risolvere il problema Seveso: discusso molto, fatto poco. Ma il 25 novembre 2015 è cambiato tutto: da quel giorno ci sono progetti e soldi. Dopo le esondazioni del 2014, Governo, Regione e Città metropolitana di Milano hanno firmato l’accordo di programma per gli interventi contro il rischio idrogeologico, elencando i progetti e mettendoci i soldi: 140 milioni di € per il Seveso di cui 110 dal Governo, 20 dal Comune di Milano, 10 da Regione Lombardia. A questi vanno aggiunti 23 milioni di Regione Lombardia per il potenziamento del canale scolmatore di nord-ovest (quello che parte dal Seveso tra Paderno Dugnano e Palazzolo) e altri 7,6 milioni arrivati nel 2019 per consolidare il Redefossi (foce del Seveso sotto Milano). Più di 170 milioni di € e progetti precisi. Oggi, dopo 4 anni e mezzo, alcuni lavori sono conclusi, come l’adeguamento dello scolmatore e gli interventi di consolidamento del tratto in Milano coperto del Seveso, altri sono iniziati come la vasca di Senago e il consolidamento del Redefossi, altri inizieranno a breve, la maggior parte entro la fine del 2020. I ritardi? Ci sono. Alcuni dovuti alla burocrazia, altri alla ricerca della mediazione con il territorio, altri ancora ai ricorsi. Un esempio? Il 14 luglio 2017, dopo lunga discussione e approfondimento, il Commissario di Governo approvava il progetto definitivo, ma il 24 luglio 2017 il Comune di Bresso presentava ricorso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tutto fermo, fino al 14 settembre 2018 quando la Presidenza del Consiglio dei Ministri conferma l’approvazione del progetto definitivo: un anno e due mesi persi per nulla. E questo è il secondo modo per essere niguardesi: usare bene il tempo per approfondire e migliorare il progetto, ma poi procedere. Si è discusso nel 2016 e nel 2017 per più di un anno per elaborare il progetto definitivo, e poi tra la fine del 2018 e nel corso del 2019 circa 9 mesi per elaborare e validare il progetto esecutivo, compresi i 3 mesi di mediazione presso la Camera di Commercio richiesta ed effettuata con il Comune di Bresso tra febbraio e aprile 2019. Ora è il tempo dei lavori. Ma il progetto realizzerà vasche dove l’acqua puzzolente stagnerà e si consumeranno kmq di verde cementificandoli? E non si poteva risolvere tutto con l’invarianza idraulica? Lo scorso 16 maggio un’area di circa un milione di mq dei quartieri di Niguarda, Prato Centenaro e Isola si è allagata e i cittadini hanno dovuto convivere con acqua e fango per circa 9 ore, e poi sono iniziate le pulizie di Amsa che sono durate per circa 12-15 giorni, pagate dal Comune di Milano. Quelle sono le case che da 50 anni si trovano a convivere con acque puzzolenti, e negli ultimi 40 anni è successo più di 100 volte, per una media di quasi 3 volte all’anno, trovandosi le strade allagate per diverse ore ogni volta, e operazioni di pulizia che continuano per diversi giorni ogni volta. La vasca invece è una cosa di- (segue da pag. 3) versa. La vasca si riempie di acqua del Seveso solo nei casi di rischio imminente di esondazione, mediamente circa 6 volte all’anno. Ma quelle acque del Seveso già oggi sono a 20 metri dalle case di Bresso, e per 365 giorni all’anno. L’acqua del Seveso non rimarrà nelle vasche stagnante né tanti giorni, nè settimane, né mesi, ma le operazioni dureranno mediamente due giorni per riempimento, svuotamento e pulizia della vasca. Al termine dell’esondazione, che mediamente è durata per 4 ore in questi ultimi 40 anni, viene reimmessa nel Seveso e le vasche vengono pulite. Quindi per ogni evento, mediamente 6 volte l’anno, ci vogliono due giorni per togliere acqua e pulire, quindi 12 giorni in media all’anno. Il metodo di pulizia è più o meno lo stesso delle strade di Niguarda, ma con la differenza che l’area occupata dalla vasca è di circa 37.000 mq, la zona di Milano esondata è di circa un milione di mq: 27 volte tanto. Il progetto prevede che dopo i due giorni medi per svuotare e pulire, la vasca venga riempita di nuovo di acqua di falda, pulita, e quindi si trasforma in lago, simile a quello già esistente oggi nel Parco Nord, ma più basso, con il fondo a meno 10 metri circa dalla superficie, ma con la stessa acqua. E così rimane per tutti i giorni dell’anno, tranne mediamente solo 12 giorni in cui c’è il fango. Solo negli anni più problematici, questi giorni potrebbero raddoppiare. Ma più il progetto complessivo viene realizzato con tutte le altre vasche, e più prosegue la depurazione delle acque del Seveso, questi giorni saranno sempre meno, e essendo l’acqua sempre meno sporca, sarà sempre meglio. Qualcuno suggerisce: ma se usassimo l’invarianza idraulica, togliendo l’acqua piovana dalla fognatura e da qui nel Seveso, ma invece venisse trattenuta nel terreno, non sarebbe meglio? Certo, lo dobbiamo fare e lo stiamo facendo, ma non basta sia perché gli eventi meteorici intensi stanno aumentando in frequenza e intensità a seguito dei cambiamenti climatici in corso, sia perché gli interventi di invarianza idraulica hanno effetti sul lungo periodo (a seguito della realizzazione delle opere di riqualificazione urbana) e in piccole porzioni di territorio (nelle sole aree oggetto di riqualificazione urbanistica). Oggi il Comune di Milano nella realizzazione di nuove strade e nuovi insediamenti edilizi, per legge, utilizza sistemi di invarianza idraulica, e non manda in fognatura l’acqua piovana. Penso che lo stesso facciano tutti i Comuni, o almeno dovrebbero farlo. Di fatto però ancora oggi il Seveso, nel tratto tra lo scolmatore di Palazzolo e via Ornato a Milano, riceve solo acqua dai meccanismi di troppo pieno delle fognature dei Comuni di Bresso, Cormano, Cusano Milanino, Cinisello Balsamo e Paderno Dugnano. E chiunque lo può vedere: quando piove forte proprio 20 metri a nord del ponte sul Seveso di via Aldo Moro incrocio con via Ornato, si vede un forte getto d’acqua che scarica nel Seveso: 10-12 mc al secondo, circa un quarto della portata del Seveso a Milano. E quella è l’acqua del troppo pieno del sistema di fognatura dei Comuni appena a nord di Milano. Quindi con la legge dell’invarianza idraulica tutti i nuovi interventi non caricheranno il Seveso, sempre che i Comuni a nord di Milano rispettino la norma, ma l’esistente continuerà a farlo, tranne quegli interventi che incominciano a modificare l’esistente. CAP, il gestore della fognatura della Città metropolitana, e BrianzAacque, gestore delle fognature della Provincia di Monza e Brianza lo stanno facendo. La chiusura del depuratore di Varedo, lavoro concluso il marzo del 2015, ha già contribuito a questo sforzo, togliendo acqua dal bacino del Seveso. È quindi importante spiegare bene come funziona il meccanismo delle vasche, e non diffondere fake news è il terzo modo per essere niguardesi. E ora l’accusa di cementificare il parco. Il Parco Nord è un tesoro da proteggere, da ampliare, per tutti noi. La vasca deve essere realizzata il più vicino possibile all’imbocco del Seveso nel sottosuolo, e più adiacente possibile al suo corso, per poter essere utilizzata in maniera veloce, ed essere azionata solo quando necessario e per il minor tempo possibile. Più è distante, più tempo prima dovrà essere aperta e più tempo occorrerà per togliere le acque sporche e immetterle nel fiume. E la vasca deve avere un fondo impermeabile, per essere pulita meglio e più velocemente. Il Progetto, nel corso delle sue fasi di elaborazione e durante la mediazione, ha lavorato su questo problema, e alla fine ad oggi prevede di utilizzare complessivamente per la vasca 37.000 mq, di terreno verde, ma di dare al parco nuove aree per 109.000 mq permeabili e verdi, da alberare. Quindi certamente sottrae 37.000 mq, ma ne dà al Parco 109.000 mq di nuovi: quasi il triplo. E questo è il quarto motivo per essere niguardesi: aver aumentato al massimo le aree nuove da mettere a parco, e monitorare affinché questo avvenga insieme ai lavori della vasca. E infine l’ultimo motivo per essere niguardesi: serve proprio una vasca vicino a Milano? Ma se facciamo solo questa, il sistema non reggerà. La vasca serve perché ogni intervento protegge un tratto di fiume, e questa protegge il tratto da Palazzolo a Milano, che senza vasca potrebbe produrre anch’esso esondazioni, ed è successo. Le vasche a nord di Palazzolo, servono per contenere le piene che si formano nel bacino pedemontano del Seveso, ma, spesso, le piene si formano a seguito di piogge intense nella zona compresa tra Paderno Dugnano e Milano, a sud del Canale Scolmatore. Senza la vasca di Milano (anche con la realizzazione di tutte le altre vasche previste), si continuerebbe ad avere esondazioni del Seveso in Milano con volumi che possono raggiungere i 200 mila metri cubi di acqua e fango in città (che invece verranno invasati nella costruenda vasca in Parco Nord). Il Comune di Milano sta lavorando con Città metropolitana, Regione Lombardia, AIPO ed MM per fare in modo che tutto il progetto proceda. Ad oggi questa la situazione. Vasca di Senago: ripresi i lavori nel corso del mese di maggio 2020, e in 12 mesi sarà pronta la prima vasca delle tre di Senago e mentre questa funzionerà si realizzeranno le altre. Aree golenali (aree dove il torrente fuoriesce naturalmente quando va in piena) a Cantù, Carimate e Vertemate: approvati tutti i progetti e il 26 maggio 2020 è stata pubblicata la gara; i lavori potranno essere affidati a fine autunno 2020 e iniziare alla fine dell’anno. Vasca di Lentate: approvati tutti i progetti e la gara sarà pubblicata entro metà giugno 2020; i lavori potranno essere affidati a fine anno 2020 e iniziare subito dopo. Vasca di Varedo e Paderno Dugnano: approvato il progetto definitivo della vasca, ma prima bisogna effettuare la bonifica, perché l’area è quella del vecchio stabilimento chimico della SNIA. Il progetto operativo della bonifica è stato consegnato al commissario governativo per l’approvazione e poi andrà in gara entro la fine del 2020. Vasca di Milano Parco Nord: appalto affidato all’impresa e nel mese di maggio è stato firmato il contratto e ora si è in attesa dell’iter burocratico per la consegna lavori. E i ricorsi? Sulla vasca di Milano Parco Nord ce ne sono 4 pendenti del Comune di Bresso e del supercondominio; saranno discussi in autunno 2020. Fino ad ora il Tribunale delle acque ha sempre respinto i ricorsi sui progetti inerenti questo piano: noi crediamo di avere fatto le cose bene e che il Tribunale non fermerà i lavori, ma è chiaro che l’eventualità esiste. La sospensione dei lavori sarebbe sicuramente un problema per tutti. E quindi il quinto modo per essere niguardesi è far procedere celermente tutti i lavori, per liberare prima possibile il quartiere dall’ansia e dai costi dell’esondazione.