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Con i Centri estivi le prove generali per il futuro rientro a scuola. E a settembre moduli prefabbricati per non dividere le classi

Con i Centri estivi le prove generali per il futuro rientro a scuola. E a settembre moduli prefabbricati per non dividere le classi

Assessore Limonta: “Le scuole devono risarcire i bambini di tutto quello che è stato loro tolto”.

Molte scuole d’Italia hanno già riaperto con i Centri estivi. Nella nostra zona quelle di via Cesari e via da Bussero. Educatori e commessi si sono organizzati per garantire ai bambini la possibilità di soggiornare in piena sicurezza, sia all’interno dei plessi che negli spazi esterni con mascherine obbligatorie per i bambini sopra i 6 anni di età e per tutto il personale. L’organizzazione prevede di evitare assembramenti di genitori e di accompagnatori e favorire la differenziazione dei percorsi all’interno delle strutture, con particolare attenzione alle zone di ingresso e di uscita dalle aree comuni. È prevista la rilevazione quotidiana della temperatura corporea per operatori, bambini, accompagnatori. È stato previsto un rapporto tra personale e minori di 1:5 per bambini da 0 a 5 anni; di 1:7 per bambini da 6 a 11 anni e un insegnante di sostegno per ogni alunno diversamente abile. La composizione dei gruppi deve essere stabile nel tempo evitando attività di intersezione tra gruppi diversi, mantenendo, inoltre, lo stesso personale a contatto con lo stesso gruppo di minori. Per quanto riguarda i bagni, ad uso collettivo, è stata prevista un’organizzazione anche su turni in base agli spazi. Nei luoghi per il pasto, i tavoli devono essere disposti in modo da assicurare il mantenimento di almeno un metro di distanza. A parte i dispenser di prodotti igienizzanti, devono essere promosse le misure igienico-comportamentali con modalità anche ludiche, compatibilmente con l’età. I giochi dovranno essere ad utilizzo esclusivo di un singolo gruppo, salvo disinfezione prima dello scambio. Le linee-guida suggeriscono inoltre di garantire una approfondita pulizia giornaliera degli ambienti e favorire il ricambio d’aria. • Rientro in aula a settembre Per quanto riguarda il rientro in aula a settembre, le decisioni dipenderanno dalla situazione esistente in ciascuna scuola. Saranno previsti turni differenziati con divisioni in gruppi, lezioni in aula e on line, anche il sabato, se le classi saranno numerose; sarà obbligatoria anche l’educazione civica. Ai prèsidi verrà data ampia autonomia per decidere le modalità di studio. Nel testo delle linee-guida non si parla di mascherine o plexiglass, ma solo di visiere per le maestre delle materne. Molti insegnanti dicono che in alcune scuole non serve spezzare le classi, poiché il distanziamento c’è già. Sarà una ripresa, dunque, all’insegna della diversità e della libera scelta, con una grande autonomia da parte dei prèsidi che decideranno come pianificare il lavoro e cercare di garantire il ritorno allo studio in sicurezza. Oltre alle aule e on line, sarà prevista la possibilità di fare lezione anche in luoghi al di fuori delle strutture scolastiche. Gli enti locali, le associazioni di volontariato che già lavoravano con gli studenti, potranno, spiega il testo, mettere a disposizione spazi per la scuola e seguire i ragazzi. Il testo non prevede, almeno non in modo esplicito, un aumento del personale docente, e quindi una maggiore necessità di docenti. Si parla di un miliardo da destinare al personale, presumibilmente per l’assunzione di commessi. Niente mascherina per i bambini delle scuole per l’infanzia e per non spaventarli gli educatori non potranno usare protezioni che nascondano il volto, quindi sì alle visiere di plexiglas e agli ingressi scaglionati tra le 7:30 e le 9:00 anche se i bambini non potranno portarsi giocattoli da casa e dovranno mangiare negli stessi locali. Il Ministero dell’Istruzione ha inviato anche a tutte le scuole le linee-guida per l’insegnamento dell’educazione civica che, a partire dal prossimo anno scolastico, sarà infatti obbligatorio in tutti i gradi dell’istruzione. Secondo quanto previsto dalla legge 92 del 2019, infatti, l’insegnamento di educazione civica avrà, dal prossimo anno scolastico, un proprio voto, con almeno 33 ore all’anno dedicate. Tre gli assi attorno a cui ruoterà questa materia: lo studio della Costituzione Italiana, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale. Sono state già tante le proteste per queste direttive. È come se si trattasse di una scuola ibrida, dimezzata, dicono molti insegnanti e genitori. Ci sarà tanto da lavorare poiché ciascuna realtà scolastica dovrà riorganizzare i propri spazi in rapporto al numero di alunni e alla consistenza del personale, con l’obiettivo di garantire quanto più possibile la didattica in presenza, anche avvalendosi di spazi in più grazie a collaborazioni con i territori e gli enti locali. Per esempio, nel momento in cui gli alunni di una classe verranno divisi in due gruppi, uno dei due avrà l’insegnante, a rotazione, e l’altro gruppo non potrà svolgere la stessa attività perché il Governo e il Ministero non daranno alle scuole nuovi insegnanti. Quindi rimangono ancora molti dubbi e perplessità. Con chi starà il gruppo che non avrà l’insegnante? È intuibile immaginare con un educatore, un volontario del terzo settore, qualcuno di una polisportiva… Farà attività alternative, forse ginnastica, arte, danza, musica, teatro. Il problema comunque è che così facendo, solo per stare all’esempio della scuola media, i ragazzi in un anno fanno 340 ore di italiano storia e geografia, 204 di matematica e scienze, 95 di lingue straniere, 68 di arte, 68 motoria, 68 di musica, 34 di religione/attività alternative. A meno che non si intenda raddoppiare l’orario di lavoro degli insegnanti, e volendo anche considerare ciò che si fa a turno i nostri ragazzi delle medie perderanno 170 ore di italiano (storia, geografia), 102 di matematica e scienze, 47 di lingue straniere, etc. Si rischia quindi di ricevere un’istruzione dimezzata. La didattica a distanza non costruisce certo in modo ottimale il futuro dei nostri figli, non educa, non prepara alla vita! La scuola è stata sempre pensata come luogo di cura e non di malattia, partendo dal presupposto che sarebbe in grado di contrastare l’emergenza sanitaria tenendo i bambini lontano da ambienti domestici potenzialmente infetti e trasportandoli il più possibile in spazi aperti. Speriamo che sia proprio questo l’obiettivo per le lezioni del futuro!

E intanto c’è chi prepara a suo modo il piano per il rientro: moduli in legno per creare nuove aule. L’assessore all’edilizia del Comune di Milano Limonta e il suo staff hanno mappato gli spazi scuola per scuola e hanno incontrato i presidi, giungendo alla conclusione che il 20% delle aule delle scuole milanesi non è in grado di garantire il distanziamento di un metro tra banco e banco. Per questo hanno pensato a moduli prefabbricati in legno per assicurare la massima sicurezza per alunni e docenti. “Abbiamo monitorato l’interno di ogni scuola, prendendo in considerazione non solo le aule ma gli atri, i corridoi – spiega Limonta -. Non vogliamo usare laboratori e palestre perché i ragazzi hanno diritto ad usarli per lo scopo per cui sono stati realizzati. Abbiamo fatto una verifica anche degli spazi esterni: cortili, giardini. Così come abbiamo cercato di capire quali cinema, teatri, oratori, biblioteche sono a disposizione sul territorio”. Un lavoro enorme fatto per essere pronti di fronte a qualsiasi scenario. “Se non dovessero bastare – prosegue – gli spazi a scuola realizzeremo dei prefabbricati in legno provvisori adatti ad ospitare gruppi di classi. Si tratta di moduli riscaldati, belli, accoglienti e con i bagni. Le ditte che li producono li consegnano chiavi in mano. Abbiamo deciso di fare questo lavoro per non farci cogliere impreparati e per dare un segnale ai dirigenti che non saranno lasciati soli”. L’assessore ci tiene poi a sottolineare che non si tratterà di prefabbricati stile container ma di strutture mobili in legno “perché la scuola dev’essere bella”. Gli sforzi ora sono concentrati nel rispettare i tempi dettati dal calendario scolastico: chiarito il discorso dei finanziamenti che dovrebbero in gran parte arrivare dal Governo, e fatta la mappatura, per la prima settimana di settembre tutto sarà pronto. L’assessore Limonta sta verificando anche come riorganizzare corridoi e atri rispettando le norme di sicurezza: “Non faremo nuovi muri ma useremo degli arredi, librerie e piccoli armadi per delimitare gli spazi. In ogni caso stiamo verificando con i Vigili del Fuoco se ciò è compatibile con le norme vigenti. Dobbiamo ripartire. Sto lavorando con la convinzione che le scuole devono risarcire i bambini di tutto quello che gli è stato tolto”.

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