Il dibattito sulla vasca antiSeveso a Parco Nord: il Presidente Calaminici risponde all’assessore Granelli

Alla cortese attenzione dell’assessore Marco Granelli.

Gentile assessore, caro Marco, ho letto l’articolo che hai pubblicato su “Zona Nove”. Innanzitutto voglio darti merito di una risposta seria: i toni sono pacati, il ragionamento argomentato, vi è un’utile rassegna di dati e cifre. Non sempre i nostri, per altro scarsi, scambi hanno avuto la stessa urbanità, e il confronto è stato difficile, il dialogo stentato, quasi sempre un parlarsi a distanza e tra sordi. Ma, come si dice, domani è un altro giorno, quindi nulla ci costringe a ripetere gli stessi errori e a incappare negli stessi equivoci o incomprensioni di ieri. È però bene che io ti dica con chiarezza (spero) e franchezza (ne sono sicuro) i punti del tuo articolo che non mi convincono, segnalando quelli che a me paiono insufficienze, reticenze, mancanze e vuoti che, proprio per essere il tuo scritto abbastanza organico e completo, chiedono di essere da te colmati. Prima ancora, però, voglio fare una osservazione generale, sulla quale si sono spesso misurate le nostre distanze e i nostri linguaggi stessi hanno fatto fatica a riconoscersi. Essa riguarda l’Invarianza idraulica. Tu ne parli nel tuo articolo e dici che anche per l’Invarianza stai facendo delle cose (e non dubito che sia così). Ma per te, questa è la mia convinzione, l’Invarianza, ancorché codificata dalla legge regionale, è e resta solo un ingrediente in più, un sapore diverso e nuovo da aggiungere a una vecchia minestra. Per me no: l’Invarianza è una leva fondamentale per impostare (in tempi di così grave e profonda crisi ambientale e climatica) in termini nuovi il rapporto uomo, società, natura e ambiente. Sto dicendo esattamente che tu non cogli il valore di cambiamento di paradigma che è compreso nel principio della Invarianza Idraulica. Essa ci dice non solo che dobbiamo prevenire le crisi idrogeologiche su entrambi i lati, della troppa e della poca acqua (esondazioni e siccità), ma che possiamo farcela solo tutti assieme, cambiando i comportamenti delle istituzioni pubbliche e quelli dei privati cittadini, insomma che dobbiamo cambiare la nostra cultura alle radici. È un po’ quello che è successo con le pratiche, che sono entrate ormai nelle nostre abitudini, della separazione e del riciclo dei rifiuti: sono una “rottura” (non solo epistemologica!), sono un sacrificio, ma ci rendiamo conto dell’avanzamento che esse hanno comportato nella nostra educazione civile e che perciò non possiamo né vogliamo tornare indietro. E allora, il problema per me è quello di incominciare, di intraprendere questa strada nuova e avanzare, seppure, obtorto collo, con i compromessi inevitabili. Abbiamo più volte presentato delle proposte, tentato di saldare il vecchio e il nuovo, in modo però che il nuovo anche gradualmente diventi irreversibile. Ho scritto alla fine del 2018 alcuni articoli su Arcipelago Milano per illustrare queste proposte e ad esse ancora mi richiamo. Sostanzialmente diciamo: il senso realistico delle cose ci dice che purtroppo oggi non siamo in grado, per problemi politici e ancor più di cultura, di affermare l’Invarianza come criterio esclusivo per evitare il rischio idraulico. Prendiamone atto, però senza rinunciare del tutto alla “battaglia” e senza abbandonare il campo. Cerchiamo, se esiste, un punto di incontro, e per me può esistere. Riassumendo, si faccia la vasca di Lentate (è sempre il vecchio, una idraulica della cementificazione di aree verdi e della esposizione delle porcherie a cielo aperto, ma almeno è l’unica vasca non contestata); completiamo il raddoppio del canale scolmatore del Nord Ovest (è il meglio del vecchio!) con preliminare bonifica delle acque del Seveso; e finalmente facciamo un’operazione che attui in modo concreto e forte il principio della Invarianza. E ciò si può fare, evitando la vasca di laminazione nel Parco Nord, che ha il vantaggio di essere (relativamente) piccola e quindi più facilmente surrogabile e lo svantaggio di creare il massimo di danni ecologici al Parco Nord e di danni sociali ai cittadini: come tu hai detto sorgerebbe a 20 metri di distanza dalle case (migliaia di abitanti!) di Bresso. Ci sono in questa proposta, realistica ripeto, e consapevole, elementi per consentire un confronto serio e civile, uscendo dalla logica della damnatio personae? Io penso e spero di sì. Inoltre, non mi convince nel tuo scritto un modo un po’ troppo volontaristico, ed anche casuale e rapsodico di intendere e di procedere verso l’attuazione della legge sulla Invarianza. Il regolamento attuativo della legge regionale n. 4 prevede e prescrive che quelle norme siano assunte nel PGT e nel regolamento edilizio dei Comuni. Credo che il recente PGT di Milano non lo abbia fatto. A tale proposito sono state presentate da diversi comitati associati delle osservazioni al Piano, che però sono state tutte inderogabilmente respinte. In ogni caso, per andare seriamente verso l’applicazione della Invarianza occorre un Piano (che tu, ricordo bene, avevi anche promesso!) che stabilisca obiettivi, metodi e tempi, tappe e risorse. In questo, ogni Comune, se lo vuole, può procedere coraggiosamente per conto proprio, andando anche oltre i limiti della legge; ma il Comune di Milano, che è il vero dominus della Città Metropolitana, potrebbe esercitare erga omnes il suo enorme potere con l’esempio e con la capacità di convincimento. Le vasche di laminazione – ci rendiamo conto?- non possono essere “per sempre”! Queste “cloache sotto le stelle” non hanno una scadenza, non essendo considerate solo una risposta di necessità e di emergenza, e quindi fra vent’anni o trenta saranno ancora lì, nei parchi regionali e addosso ai popolosi quartieri. Lasciamo che la “vasca infame” sia monito perenne e monumento alla nostra pochezza di idee e mancanza di coraggio? Il Piano AIPO le vasche le pensa per sempre, e tu? Finora non mi risulta che se ne sia ipotizzato e tantomeno progettato il superamento, lo smaltimento: d’altronde lo capisco, semplicemente voi (l’Amministrazione comunale di cui sei autorevole esponente) non vedete proprio lo scandalo delle vasche! Ieri pomeriggio (12/6), come al solito, ho fatto la mia passeggiata al Parco e sono passato per il bel viale che fiancheggia il velodromo, cioè la vasca di laminazione già esistente nel Parco Nord. Dico la verità: c’era una puzza tremenda, un fetore nauseabondo, che se avessi potuto avrei smesso di respirare! La vasca si era (semi)riempita domenica scorsa, cinque giorni prima, e i fanghi non erano stati ancora asportati. Questo però non deve sorprendere, è “normale”, cioè accade sempre così, che i lavori di pulizia si prolunghino per almeno un paio di settimane. Io mi chiedo: se una vasca (quella che si vuole costruire e che è sei volte più grande), come tu dici e prometti, sarà ripulita in 48 ore, perché per questa vasca-velodromo, che è nel cuore del Parco, tanta trascuratezza, tanta rassegnazione? E come, vista questa esperienza, pretendere che gli abitanti di via Papa Giovanni, Bresso, possano credere alla favola delle 48 ore? Ora mi permetto di avanzare alcune, poche osservazioni, scorrendo il tuo scritto.

• Secondo me (anche alla luce della penultima esondazione, quella avvenuta, se ti ricordi, nonostante il Seveso non fosse in piena, e in cui sono stati allagati anche altri quartieri di Milano – Quarto Oggiaro e non solo – che non hanno nulla da spartire con il Seveso), una parte non secondaria in questa faccenda la gioca la cronica inadeguatezza del sistema fognario milanese. Tu non ne fai cenno, ma il problema esiste.

• Ritardi e ricorsi. Per la prima volta da parte del Comune di Milano si accetta come un fatto normale e legittimo che gli altri Comuni, come pure i cittadini, possano difendere, ricorrendo alla legge, i propri interessi. Nessun ritardo può essere addebitato loro e tantomeno agli “ambientalisti”. Infatti, come ho ribadito più volte, i ricorsi non impediscono che le procedure amministrative, o i lavori di costruzione, di opere pubbliche o private, procedano e siano portati avanti in attesa delle sentenze, che sole possono decidere lo stop ai progetti e ai lavori. I ritardi sono perciò da addebitare agli enti committenti e appaltatrici. Anche al ricorso avanzato dal Comune di Bresso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, non può addebitarsi la colpa dei ritardi. Infatti, anche se la pratica è rimasta a sonnecchiare al ministero per circa un anno, questo non ha impedito che si continuasse a lavorare alla predisposizione del progetto esecutivo della vasca. D’altra parte, non mi risulta che il Comune di Milano abbia usato la sua autorevolezza per sollecitare la Presidenza del Consiglio.

• L’ameno laghetto. Spesso si parla della vasca di laminazione nel Parco Nord come, appunto, di un ameno laghetto, ma ora tu aggiungi, con un’ardita equiparazione, che la vasca sarà come il bel “Lago di Niguarda”. Almeno! La vasca di laminazione, che è grande due volte il lago, è solo un immane buco, una forra di dieci metri di profondità e dalle pareti scoscese, ove, quando non è piena delle acque del fiume e delle fogne, ristagna, giù nel fondo, un poco (1 m.) d’acqua di falda.

• Il troppo pieno delle fognature di Bresso, Cusano, Cormano, Cinisello e Paderno si riversa nel fiume, da una bocca che è a pochi metri dal ponte di via Aldo Moro/Ornato. Come giustamente tu precisi, da quella porta escono 10-12 m3/s, una quantità pari a un quarto, io direi anche a un terzo, della portata del fiume nel tratto coperto. Bene, questo troppo pieno scarica poco oltre e a valle della prevista vasca di laminazione, sono acque quindi che non sono intercettate dalla vasca: la vasca da questo punto di vista non serve, o meglio non serve a questo. Il troppo pieno di cui stiamo parlando, non è altro che la pioggia sovrabbondante che, in occasione di precipitazioni particolari, cade sul territorio dei comuni che abbiamo prima menzionato. Ma allora, se non serve a questo, la vasca a che serve? Forse a raccogliere le acque che arrivano dai territori ancora più a monte di Paderno? Ma nel Piano non si dice che all’altezza di Palazzolo il livello del fiume dovrebbe essere zero? E la vasca non è stata pensata e voluta per far fronte alle eventuali bombe d’acqua che dovessero cadere tra Palazzolo e Milano? Non è questa la teoria? Ti sarei grato se volessi dipanare questo garbuglio.

• La spiegazione che la vasca deve essere realizzata proprio lì, addosso al fiume, non mi convince; e soprattutto non convince i cittadini di Senago, che da anni protestano proprio perché non capiscono che c’entra Senago, vista che la loro cittadina dista almeno quattro km dal Seveso. E al sindaco di Bresso che ha chiesto di spostare la vasca solo di un centinaio di metri, gli avete detto di no. La vasca deve restare lì, a “venti” metri dalle case!

• Compensazioni. Tutto vero quello che dici, ma non quello che non dici. Le aree verdi di compensazione, 109.000 mq, sono già parte integrante del Parco e fin dall’inizio: cambia solo il titolo di proprietà, cioè il Parco ne diventa anche formalmente proprietario. Non mi dispiace, anzi, ma il Parco non acquisisce neppure un metro di verde in più.

• “Il Comune di Milano sta lavorando perché tutto il progetto proceda”. A questo punto non posso non chiederti della vasca monstre di Varedo: una superficie di 4 o 500 mila mq, per 2 milioni e 200 mila m3 da stoccare, un po’ più della metà dell’intero Piano! Come tu ci comunichi, si sta procedendo al progetto definitivo del vascone ed è stato consegnato al Commissario governativo il progetto operativo della bonifica. Bene, però una domanda: i soldi per la bonifica fino a ieri non c’erano, nessuno li aveva messi in bilancio, sono ora arrivati? Chi ce li ha messi e quanti? I tempi: entro quanto tempo dovrebbe concludersi la bonifica? Sono visionabili sia il progetto della vasca che quello della bonifica?

• “Il Tribunale delle Acque fino ad ora ha sempre respinto i ricorsi”. Non è esatto. Il Tribunale fino ad ora non ha riconosciuto ai ricorrenti, Comune di Bresso e “Supercondominio”, la titolarità dell’azione legale. Il Tribunale sostanzialmente ha affermato che i ricorrenti non avevano diritto a presentare i loro ricorsi. Decisione assurda e scandalosa, tant’è che, interpellata, la Suprema Corte, la Cassazione, ha riconosciuto in pieno il diritto dei ricorrenti e ha imposto al Tribunale delle Acque di esaminare le ragioni del Comune e dei cittadini e di pronunciarsi nel merito. Eppure, nonostante tante riserve e critiche, il tuo articolo a “Zona Nove” non mi è dispiaciuto del tutto. Credo che ci sia, pur fra tante accorte omissioni, una parte di buona fede, una convinzione sincera in quello che fai. Se questo è vero, se non mi autoinganno, allora potremmo, in un tentativo estremo e in zona Cesarini, cercare quel punto di incontro e di intesa che testimonierebbe che da parte del Comune non c’è l’arroganza di credere che extra ecclesiam nulla salus, e che nessuna buona ragione possa nascondersi tra i comuni cittadini, le associazioni e i comitati, nonché i Comuni del Parco Nord cosiddetti minori, che, ricordo, a suo tempo, hanno votato tutti contro la vasca nel Parco.

Arturo Calaminici presidente onorario dell’Associazione Amici Parco Nord (giugno)