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Conte – Inter, tregua obbligatoria

Conte – Inter, tregua obbligatoria

“L’incontro è stato costruttivo, nel segno della continuità e della condivisione della strategia. Con esso sono state stabilite le basi per proseguire insieme nel progetto”. Solo un ingenuo può pensare che il comunicato con il quale l’Inter e Antonio Conte certificano la volontà di proseguire nel loro rapporto non sia frutto di una mediazione, relativa a una relazione ormai compromessa, ma che conviene alle due parti proseguire. Viene quindi per il momento accantonato, per ragioni essenzialmente economiche (l’Inter deve per i prossimi 2 anni a Conte 24 milioni netti) l’incredibile sfogo del tecnico salentino contro la società dopo l’ultima partita di campionato vinta a Bergamo: “Non è stato riconosciuto né il lavoro mio né quello dei calciatori, ho trovato scarsa protezione da parte del club nei nostri confronti. Se si vuole ridurre il gap con la Juventus, bisogna essere forti in campo ma soprattutto fuori… mi ha dato fastidio vedere qualcuno salire sul carro soltanto oggi, quando la cacca l’abbiamo presa solo io e i calciatori e non siamo stati protetti. Io ci metto sempre la faccia, davanti a tutti, ma fino a un certo punto: qui nessuno è scemo. Il parafulmine voglio farlo il primo anno, non il secondo.” Dopo dichiarazioni simili, sparate ai quattro venti davanti ai giornalisti, in aperto contrasto con la società che lo stipendia lautamente, un allenatore dovrebbe correttamente far seguire le dimissioni. Non è lo stile di Conte che in questo senso ricorda un po’ quello di Lippi quando nel 2000, dopo un Reggina-Inter di inizio campionato, finito 2 a 1 per i calabresi, in sala stampa invitò Moratti a prendere a calci nel sedere i giocatori (voluti da Lippi) e a mandare via l’allenatore. Allora Moratti lo prese in parola e pagò l’ingaggio fino all’ultimo euro. Non è stata in questo caso la decisione di Suning che la scorsa stagione ha voluto a tutti i costi ingaggiare il tecnico salentino nonostante i precedenti non sempre sereni nelle squadre allenate fino a quel momento. A Bari nel 2007 conquista la A ma dopo 20 giorni dal rinnovo si dimette perché “non c’era più la condivisione del progetto tecnico, sul quale ci eravamo trovati d’accordo solo tre settimane fa”. Lasciata Bari riesce comunque ad allenare in serie A con l’Atalanta. Ci rimane però solo 3 mesi dopo aver litigato con il capitano Doni e accusato la società di non sapere gestire le pressioni dei tifosi. Con la Juventus vince 3 scudetti consecutivi ma se ne va sbattendo la porta e accusando la dirigenza bianconera, di voler “mangiare con 10 euro in ristoranti da 100 euro”. Entrando anche nel merito delle accuse rivolte alla società nerazzurra non tutto risulta comunque chiaro. Cosa vuole veramente Conte? Quando chiede alla società di essere forte soprattutto fuori dal campo cosa intende? Che non sia capitato in una società “protetta” come spesso gli è accaduto nella sua carriera di giocatore e allenatore dovrebbe essere chiaro da tempo anche a lui. Tutti riconoscono che l’Inter ha fatto una buona stagione. Secondo posto in campionato e finalista in Europa League sono risultati che i nerazzurri non raggiungevano da tempo. Merito di Conte ma anche della società che gli ha messo a disposizione giocatori importanti come Lukaku. Eh… ma a gennaio la dirigenza invece di Vidal ha comprato Eriksen. E quindi? Mica gli hanno comprato uno scarpone di terza categoria. E poi uno che viene considerato tra i migliori allenatori del momento dovrebbe essere anche un po’ elastico tatticamente e non considerare il solo modulo 3-5-2. E per finire una considerazione che è anche un invito al tecnico salentino. Ha la fortuna di allenare molto ben pagato l’Inter, una delle società più titolate al mondo, con una proprietà che non fa mancare niente alla squadra. Capiamo la responsabilità ma crediamo che il piacere e l’orgoglio di allenare questi colori debbano prevalere. Comprendere magari meglio la storia dell’Inter potrebbe aiutare a smorzare i toni. Diversamente altri due anni in trincea contro nemici più o meno immaginari rischiano di svuotare lui e lasciare una squadra a pezzi.

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