Dossier Seveso 3 – Vasca Sì: “Non più esondazioni a Niguarda, Prato, Zara”
Il 20 luglio é stato un giorno importante per Milano: è partito il cantiere della vasca di contenimento delle piene del Seveso, a Milano-Parco Nord. Un giorno decisivo, dopo 50 anni di attesa, per i quartieri di Niguarda, Pratocentenaro, Istria, Marche, Maggiolina, Isola, per le decine di migliaia di abitanti, per le centinaia di esercizi commerciali e attività imprenditoriali. Persone esasperate per le continue esondazioni, hanno una risposta, concreta, di prevenzione, per sperare di non subire più le esondazioni. Sono in corso i lavori in 3 cantieri: vasca di Senago, vasca di Milano, consolidamento Redefossi (il canale dove finisce il Seveso sotto Milano). E nel corso del 2020 si aggiungerà un quarto cantiere, quello del Redefossi bis, e altri due interventi sono in gara (la vasca di Lentate e le zone di esondazione controllate attorno a Cantù), e uno ancora in fase di conclusione di progettazione, quello della vasca di Paderno Dugnano e di Varedo. Nell’autunno del 2015 è stato firmato e finanziato un accordo tra Governo, Regione, Città metropolitana, Comune di Milano, con più di 140 milioni di €, che ora si sta attuando. Ricordo ancora 9 anni fa, il 6 agosto 2011, la mia prima esondazione da quando ero assessore e poi l’anno terribile del 2014, e ogni anno le decine di allerte di protezione civile, le piccole e grandi esondazioni, il fiato sospeso a ogni pioggia e i danni subiti dai privati, e i costi del Comune. Ma ora, grazie al lavoro di questi ultimi anni, abbiamo fatti concreti, dopo anni di parole. Oggi il mio pensiero va alle migliaia di cittadini che ho incontrato in questi anni, e che hanno sempre chiesto fatti, interventi, decisioni: ecco, ora ci siamo.
• Come funzionerà e a che cosa servirà la vasca al Parco nord L’area del Parco Nord, a ridosso di via Aldo Moro, è stata individuata per la sua vicinanza all’imbocco dell’interramento del fiume Seveso in città. Questo consentirà un utilizzo immediato in caso di necessità, contenendo le piene che si formano a sud del canale scolmatore nord-ovest ed evitando che l’acqua cerchi una via di uscita attraverso i tombini (ad esempio in via Ca’ Granda, Istria, Zara) allagando e infangando strade, piazze, giardini, cantine e negozi. Il laghetto artificiale sarà soprattutto un luogo ricreativo con percorsi ciclabili e pedonali a diverse altezze, immerso nel verde che sarà ampliato con nuove alberature, adatto alla nidificazione degli uccelli acquatici. Sarà alimentato con acqua pulita di falda e continuamente mossa per favorire l’ossigenazione ed evitare ristagni. In caso di piogge eccezionali e di esondazione, mediamente sei volte l’anno, la vasca potrà riempirsi di acqua di fiume che, prima di entrare nel bacino, verrà ripulita dai rami e altri materiali grazie a un sistema di griglie. L’acqua rimarrà nella vasca per il tempo della piena del Seveso e quindi verrà reimmessa nel fiume. Il bacino sarà ripulito e nuovamente riempito di acqua pulita. Il processo dura complessivamente dalle 48 ore ai cinque giorni per consentire il completo ricambio. Questo complesso sistema è sicuro per i cittadini: l’accesso al laghetto è videosorvegliato e, in occasione delle piene, alcune barriere automatiche impediranno l’ingresso e pannelli a messaggio variabile comunicheranno l’allerta ai cittadini che volessero entrare.
• I depuratori eliminano il Coronavirus nell’acqua. Il sistema di trattamento delle acque reflue basato sui depuratori elimina le tracce di virus Sars_cov2 presenti. Lo hanno dimostrato i test effettuati dai Gestori del Servizio Idrico Integrato della Città di Milano (MM Spa) e della Provincia di Monza e della Brianza, ovvero nello specifico dei depuratori di Milano e quello di Monza (Brianzacque), insieme all’Istituto di Ricerca sulle Acque (CNRIRSA) di Brugherio, in collaborazione con il laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze dell’Asst Fatebenefratelli Sacco per controllare le acque reflue collettate dalle reti fognarie nelle due provincie, a tutela dei cittadini e dell’ambiente. I ricercatori e i gestori hanno prelevato e analizzato tramite approcci molecolari campioni in entrata e in uscita dagli impianti per determinare la presenza del Sars-CoV-2. Le analisi preliminari sono risultate buone. “Abbiamo trovato materiale genico riconducibile al Sars- CoV-2 nei reflui in ingresso ai depuratori di Milano e Monza e Brianza che collettano circa due milioni di persone. Il genoma virale è stato confermato anche grazie a sequenziamento. Era lecito aspettarselo dopo le informazioni rese note di recente su casi analoghi in Olanda e a Parigi, ma rassicurante è risultato verificare che il virus viene annientato dagli impianti di depurazione e le acque a valle ne risultano prive. Inoltre, alcune indagini preliminari, tuttora in corso, stanno indicando come la vitalità del virus sia del tutto trascurabile già all’ingresso nei depuratori”, commentano Fabrizio Stefani (Cnr-Irsa), Sara Giordana Rimoldi e Maria Rita Gismondo del presidio ospedaliero “L. Sacco”. Una prova di fattibilità dei sensori è già stata realizzata ed andrebbe ora adattata per individuare i biomarcatori della Covid-19 presenti nelle feci dei pazienti: è infatti noto che il nuovo coronavirus interessa anche il tratto digerente dei pazienti. Test come questi potrebbero rivelarsi particolarmente utili in futuro, quando i focolai epidemici da Covid-19 saranno più circoscritti. I pazienti asintomatici potrebbero venire a conoscenza di eventuali positività grazie alle analisi di acque reflue in cui sia presente il virus.
