L’Isola, il quartiere che ha imbrigliato la movida

Una stagione di cambiamenti. Z30, dehors, restringimenti stradali, fioriere e tavolini … la movida dell’Isola cambia volto e abitudini e via Borsieri è sempre più magica.

Il cambiamento è nella natura delle cose giovani, e non ci si stupisce il balzo dello skyline del Porta Nuova-Varesine con  l’arrivo tanto atteso, ma non per questo meno sconvolgente, della Torre Unipol di Cucinella o della torre Gioia 22, alte entrambe più di cento metri… O se la Biblioteca degli Alberi questa estate è diventata anche un mare d’erba solcato da ombrelloni e sedie sdraio. Ma è dal quartiere storico che arrivano le maggiori sorprese.
È dal tempo dei cantieri della Linea Viola e del Progetto Lunetta che esso non era visitato da tanti cambiamenti!  Il Mercato Comunale sventrato, transenne di lavori stradali dappertutto, progetti pilota di riqualificazione urbana in Piazzale Archinto e via Fondo Toce, completamento delle piste ciclabili da e per Cavalcavia Bussa lato via Ceresio, la circolazione auto messa in sordina dai grande cerchi rossi Z30 presenti ad ogni stop.
Il fatto è che, paradossalmente, le esigenze di sicurezza e di distanziamento imposte dal coronavirus, hanno  sdoganato e reso urgentissime le indicazioni urbanistiche espresse negli ultimi anni per far fronte ad un fenomeno, quello della movida, sempre più preoccupante.
E così il problema è diventato opportunità.
Quell’ incubo della notte di auto in doppia fila e schiamazzi ad ore proibite, che era il contrappasso della vecchia città del giorno, operosa e popolosa, è diventato un momento prezioso che rivitalizza spazi e rapporti con il territorio altrimenti colpiti a morte dal distanziamento sociale a dallo smartworking.
I marciapiedi vengono allargati a dismisura e si affollano di dehors, fioriere, panchine e tavolini, le corsie stradali ristrette e rallentate, di fatto senza possibilità alcuna di sosta. Improvvisamente le piazze del quartiere diventano “slow” e piene di verde e di musica come quelle di Vienna, Budapest, Berlino. Fruibili in ogni momento del giorno e della notte, raggiungibili facilmente con la metro, le biciclette, i pattini, poco distanti da silos per le automobili altrimenti deserti.
La prossima estate anche piazzale Lagosta sarà una distesa di  tavolini e fioriere che circonderà la resurrezione in versione Boqueria di Barcellona (o Mercato delle Erbe di Bologna) del suo mercato coperto, con diversi spazi per accomodarsi e consumare piatti, anche esotici, preparati sul momento.
Ora la nuova versione “slow” sta contagiando ovunque il quartiere, e a lavori si ristrutturazione ultimati, anche via Garigliano, così ampia,  riserverà più di una novità.
L’esempio attuale più notevole è quello offerto da via Borsieri. La magica Via Borsieri, come la chiama  Urbanfile, la benemerita raccolta di foto e articoli, oramai diventata una istituzione cittadina, dalla quale prendiamo le foto diurne dell’articolo.
Noi vi siamo entrati dal fondo, dal suo sbocco in piazzale Segrino, per cogliervi una delle sue trasformazioni più recenti. Venendo da piazza Minniti, entrambi i suoi marciapiedi alberati  ospitano ininterrottamente dehors, tavoli e tavolini, ma giunti all’altezza dall’angolo Perasto-Lambertenghi, la carreggiata automobilistica si restringe moltissimo sul suo lato destro, lasciando passare solo una fila indiana di automobili, e trasformando il marciapiedi sinistro in un vero e proprio slargo sino a piazzale Segrino. Una rastrelliera di biciclette e motociclette evidenzia ancora più questa strettoia , sicchè da piazzale Segrino ci si affaccia su di un vero e proprio quadrilatero di voci, di risate, di tavolini e piante sempreverdi. E così che la movida da migratoria diventa stanziale, il distanziamento sociale da vessatorio diventa buen vivir.
Inutile dire che tutta via Borsieri, con le facciate dei suoi palazzi di inizio 900, le sue proporzioni e le sue alberature, i suoi locali storici come il Blue Note e il Nord Est Cafè, i suoi locali più recenti come il bar Momo, italo senegalese, il Bob, il Ghè Sem, le sue pizzerie ed i suoi punti di street food, Coppola, Musto, Masè… via Borsieri, dicevamo, c’è  sempre. Più accogliente che mai. Una delle strade più accoglienti del mondo.

• Non solo movida, anche progetti: L’Isola Artigiana Martedì 8 settembre alle 11, presso la Casa della Memoria, Cristina Tajani e Piervito Antoniazzi presentano il progetto L’Isola Artigiana.
Cristina Tajani è l’assessore comunale alle politiche del lavoro e alle attività produttive. Piervito Antoniazzi è il coordinatore del Distretto del Commercio Isola. Intervengono Marco Barbieri, segretario generale Confcommercio Milano, Arianna Pietra Fontana, presidente Confartigianato Milano, Stefano Mandato, professore Politecnico Design, Marco Marzagalli, presidente Fondazione La Comune-Impresa Socoiale, Marco Salamon, presidente Piccola Biblioteca Libera. Commiato musicale di Franco Visentin.
La vocazione artigiana del quartiere è stata un vero e proprio oggetto di studio e di riscoperta negli ultimi anni da parte di Confartigianato cittadino e Politecnico Design.
Il progetto si articola in diverse fasi che saranno esposte, interagendo con gli interventi di relatori e pubblico:
1-Mappatura delle realtà esistenti invitate a realizzzare una rete specifica che partecipi alla creazione stessa del progetto.
2-Realizzazione di percorsi territoriali e aggregativi per l’individuazione e la promozione sia cartacea che digitale dei soggetti aderenti.
3-Realizzazione di un logo di “Isola Artigiana” e creazione di specifici segnali di riconoscimento territoriale.
4-Azione concreta degli artigiani per il quartiere con la manutenzione e la trasformazione delle Isole Lilla presenti nel quartiere e in parte deteriorate, che diventeranno piccole librerie all’aria aperta.
Ci si aspetta che il progetto inneschi altre iniziative con valenza creativa; visite guidate, start up, spazi di coworking, di formazione, di incontro. Il pubblico costituirà quindi più che mai una componente protagonista e attiva dell’evento.

  

• Non solo movida, anche cultura: il Nuovo Cinema Armenia Sembra un altro ingresso del Parco Savarino, prima del gruppo di Uffici Comunali di via Livigno, ma conduce a uno spazio verde privato e per accedervi c’è da superare un gentilissimo posto di blocco che lascia passare solo i tesserati. E se uno ancora non lo è, lo diventa molto facilmente pagando un piccolissimo pegno…
Ed eccoci catapultati nel cinema giardino del Nuovo Armenia. Un’associazione culturale sorta nel 2016 a pochi anni dall’incontro di alcuni professionisti del cinema e del sociale, in partenariato con l’associazione Asnada. Il suo nome è un omaggio  alla Armenia Film, la “Cinecittà di Milano”, che cento anni fa aveva sede e studi nella vicina via Baldinucci, tra Dergano e Bovisa.
Tavolini, musica soft, uno schermo di non grandi dimensioni stasera spento, l’inconfondibile architettura eterogenea dei giardini autogestiti, un bando comunale di riqualificazione urbana vinto nel 2016, un lungo ciclo in programma di proiezioni centrate sui temi della migrazione e della integrazione. Tutti i giovedì, venerdì e sabato dal 2 luglio fino a settembre. Proiezioni rigorosamente al buio, ovvero comunicate solo all’inizio dello spettacolo.
Bar gestito dai ragazzi della Vineria della Bovisa di via Brofferio. Incontro il 12 settembre con il giornalista Giampaolo Musumeci.
Nel 2015 il cinema giardino Nuova Armenia era una striscia di terra di nessuno intorno a un abituro ex stalla di Villa Hanau, oggi sede (la villa …) del Municipio 9. Una discarica con tonnellate di pietre che ci sono voluti mesi per rimuoverle.  Sembra un altro ingresso del Parco Savarino, prima del gruppo di Uffici Comunali di via Livigno, ma conduce a uno spazio verde privato e per accedervi c’è da superare un gentilissimo posto di blocco che lascia passare solo i tesserati. E se uno ancora non lo è, lo diventa molto facilmente pagando un piccolissimo pegno…
Ed eccoci catapultati nel cinema giardino del Nuovo Armenia. Un’associazione culturale sorta nel 2016 a pochi anni dall’incontro di alcuni professionisti del cinema e del sociale, in partenariato con l’associazione Asnada. Il suo nome è un omaggio  alla Armenia Film, la “Cinecittà di Milano”, che cento anni fa aveva sede e studi nella vicina via Baldinucci, tra Dergano e Bovisa.
Tavolini, musica soft, uno schermo di non grandi dimensioni stasera spento, l’inconfondibile architettura eterogenea dei giardini autogestiti, un bando comunale di riqualificazione urbana vinto nel 2016, un lungo ciclo in programma di proiezioni centrate sui temi della migrazione e della integrazione. Tutti i giovedì, venerdì e sabato dal 2 luglio fino a settembre. Proiezioni rigorosamente al buio, ovvero comunicate solo all’inizio dello spettacolo.
Bar gestito dai ragazzi della Vineria della Bovisa di via Brofferio. Incontro il 12 settembre con il giornalista Giampaolo Musumeci.
Nel 2015 il cinema giardino Nuova Armenia era una striscia di terra di nessuno intorno a un abituro ex stalla di Villa Hanau, oggi sede del Municipio 9. Una discarica con tonnellate di pietre che ci sono voluti mesi per rimuoverle.