Municipio 9: bocciata dal centrodestra la proposta di strutture socio-sanitarie in zona

Già presenti in altre Regioni, sono presidi di prima assistenza socio- sanitaria diffusi sul territorio. Un primo avamposto per impedire l’assalto alle strutture ospedaliere. Stiamo parlando delle Case Mediche nei quartieri, strutture dedicate alla prima assistenza socio-sanitaria, intesa in senso integrato, con la presenza di medici di base, pediatri associati, specialisti, infermieri e assistenti sociali. Le Case Mediche sono presenti da anni in Emilia e l’importanza di questo approccio territoriale integrato e vicino ai cittadini è diventata evidente durante la fase più dura della pandemia da Coronavirus, durante la quale si è palesata in tutta la sua gravità la carenza di presidi diffusi sul territorio e nell’assistenza domiciliare. E quindi? Assalto agli ospedali con tutto quello che ne è conseguito… Pur essendo la sanità materia di competenza regionale, i consiglieri di centrosinistra che siedono nel Municipio 9 sono convinti che un Comune importante come Milano potrebbe essere capofila di una proposta di riorganizzazione della medicina di territorio che ritorni centrata sulla prevenzione e sulla cura nei quartieri, per rendere questi servizi migliori e più accessibili a tutti, permettendo di non sovraccaricare i grandi poli ospedalieri. Questo chiedeva la mozione presentata da Anna Melone, capogruppo di Sinistra X Milano nel Municipio 9 e sottoscritta da molti consiglieri di opposizione. Ma nulla da fare: il 17 luglio la maggioranza di centrodestra di via Guerzoni ha bocciato il documento. Abbiamo chiesto ad Anna Melone una dichiarazione su questa vicenda: “Le strutture della medicina territoriale sono quelle che hanno fatto la differenza durante le fasi acute della pandemia, distribuite nei quartieri, hanno offerto un’assistenza integrata e vicina ai cittadini, che non sono stati lasciati soli ad affrontare la malattia. In Lombardia sono state smantellate quasi tutte le strutture della medicina preventiva e molti dei guai della sanità lombarda sono stati causati dall’abbandono della medicina del territorio e dallo spostamento di investimenti e risorse sulle strutture ospedaliere e sulla sanità privata. La nostra mozione si è mossa da questa semplice considerazione: la pandemia non è finita, dobbiamo essere pronti nel caso di un riacutizzarsi e imparare dagli errori, realizzare in città una rete di Case Mediche diffuse nei quartieri è un modo per migliorare la tutela socio-sanitaria di tutti i cittadini. Nella nostra proposta nessuna volontà di sostituirsi agli enti preposti o di assumersi responsabilità non di competenza. Il Municipio avrebbe soltanto dovuto impegnarsi ad individuare e segnalare a Comune e Regione le possibili strutture iniziali da destinare a questo servizio. Non so perché la maggioranza di centrodestra ha bocciato la nostra proposta con l’eccezione di due astenuti. Forse per fedeltà alle scelte di Regione Lombardia, secondo il Presidente del Municipio 9, Giuseppe Lardieri, abbiamo già strutture sanitarie adeguate nei poliambulatori e tutto sarà risolto con l’arrivo dei 200 infermieri, assegnati a Milano dall’ultima delibera regionale, uno ogni 7.000 abitanti. Il Municipio ha invece approvato la realizzazione di un monumento a ricordo delle vittime del Covid. Credo che realizzare le Case Mediche sia il modo migliore per ricordare chi ci ha lasciato per dire mai più ci faremo trovare, colpevolmente, impreparati.”