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Covid, quanto dolore in ricordo di Elena

Covid, quanto dolore in ricordo di Elena

Care lettrici cari lettori, tutti i giorni ci si chiede come sia potuto succedere. Da febbraio la parola Covid fa paura: quanti morti! Tante sono le famiglie che hanno perso un loro caro nelle terapie intensive e nelle Rsa. La storia di questo mese ricorda Elena Gonserowskaia morta in una Rsa. Conoscevo Elena e già nell’ottobre e novembre 2007 avevo raccontato la sua storia, “Storia di un amore come in un romanzo”. Ho chiesto alla figlia Olga di incontrarci perché mi era caro ricordare la sua mamma a nome di tutti coloro che sono morti. Olga racconta con tutta l’angoscia e il dolore. “Quando l’Alzheimer cinque anni fa ha preso il sopravvento tu sai quanto ci è costato portarla in una Rsa. Dopo l’ufficio quattro giorni alla settimana andavo a trovarla e tutte le domeniche la portavo a messa poi mangiava in camera mano nella mano e me la coccolavo”. Olga, sposata, non ha figli e per la mamma ha un amore immenso. “A febbraio quando è esploso il Covid hanno chiuso tutto e non l’ho più vista: ho potuto solo nel primo mese andare a prendere la biancheria sporca e portare il cambio pulito. Telefonavo sempre per avere notizie, poi quella telefonata in piena notte ho subito capito che era per la mamma”. Tante volte abbiamo ascoltato le voci dei familiari ed è dolorosissimo quello che provano. Elena è morta il 14 aprile. Olga mi consegna la foto sorridente della mamma. “Sai il primo di agosto sono andata in pensione: quante volte ho pensato a tutti i momenti che avrei avuto per lei”. Ricordo con Olga le interviste in cui Zona Franca aveva raccontato la vita della mamma in “Storia di un amore come in un romanzo” nata a Kiev in Ucraina nel 1924 in quella grande Russia chiamata allora Unione Sovietica. È una storia che piano piano vi affascinerà facendovi entrare nei personaggi. È una mattina di fine estate quando vado a fare visita alla cara Elena. Sul tavolo un vecchio album di fotografie. Elena accarezza l’album e racconta: “Non so come abbia fatto a tenere per tutti questi anni tutto questo. Qui dentro in queste foto c’è il mio passato. Vedi questo in grande uniforme era mio nonno Costantino. Lui era un generale dello Zar. La nonna si chiamava Olga. Io sono una proletaria ma tutta la mia famiglia era dell’alta aristocrazia dello Zar. Mio padre – Vcevolog Nicolavic-Sebastiano – era un ufficiale e la mamma Olga suonava il pianoforte”. Poi Elena prosegue “Sai mio padre diventò un partigiano e quando la Russia fu occupata dai tedeschi ci portarono in Germania in un campo di lavoro a Kiel” e lì al campo che Elena incontra e sposa Giuan (Giovanni) Allievi, un giovane di Niguarda. Lui mi ha portata in Italia a Niguarda mentre la mamma e mio fratello sono andati in Inghilterra”. Elena ricorda con emozione quando è arrivata a Niguarda “venivano tutti a vederci”. Elena chiude l’album, lo accarezza e sussurra: “La vita me l’ha fatta grossa non doveva far morire il mio Giuan perché noi ci volevamo bene”. Questa è la storia di Elena. Ma dopo dieci giorni la storia d’amore continua. Una telefonata e una voce mi dice “signora ho letto l’articolo Storia di un amore e volevo segnalarle che mio padre Enrico Meazza ha conosciuto Giovanni Allievi perché pure lui era in quel campo di lavoro in Germania”. Decido dunque di fare la conoscenza del signor Enrico Meazza che racconta: “Con Giovanni, che aveva una bella voce, organizzavamo d’accordo con i tedeschi degli spettacolini: mi vestivo da donna, suonavo le nacchere e mi facevo chiamare Lolita”. Il sig. Meazza parla di Elena: “Elena non era nel nostro campo e Giovanni chiese di essere trasferito per stare vicino a lei: cosa che ottenne perché aveva una bella voce. Fui testimone delle loro nozze e la cerimonia dato il luogo fu una cosa semplicissima. Quando è arrivata la fine della guerra i tedeschi prima di scappare ci chiusero nei rifugi perché avevano paura di una rivolta. Poi arrivarono gli inglesi a liberarci”. Oggi il Covid non ci dà tregua. La figlia Olga trattiene le lacrime: non si dà pace dei mesi che non ha potuto vederla per un ultimo saluto. Ciao Elena, con questo ricordo ti giunga il nostro abbraccio.

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