Dossier Seveso 1 / Vasca Seveso Sì o No: facciamo il punto della situazione mentre i lavori al Parco Nord procedono speditamente

“Occorre un Piano serio, rigoroso e dotato di fondi per applicare la legge sulla invarianza idraulica”

Facciamo il punto sul progetto Vasche Seveso con Arturo Calaminici, esponente dell’Associazione Amici del Parco Nord.

I lavori procedono in tutti i cantieri, compreso quello all’interno del Parco Nord. Lei rimane sempre contrario all’opera. Può spiegare il perché a chi, ogni due per tre, finisce sott’acqua in tanti quartieri di Milano?

I lavori fervono solo nel Parco Nord! A Senago procedono lenti e incerti: non si sa neppure se faranno un modulo o due, dei tre previsti; a Lentate non è stata ancora aperta la gara d’appalto; infine, a Varedo, la vasca Snia è solo un vago nome e non si farà, almeno non nel prossimo decennio. Però si continuano a raccontare favolette che, autorevolmente propalate, riprese e rilanciate con malizia dalla televisione e dalla grande stampa, diventano “vere”. La nostra è stata ed è ancora una battaglia sia contro un potere inaccessibile, diciamo di stampo orientale (non abbiamo mai avuto il bene di parlare con l’oligarca di Milano!) sia contro una comunicazione “serva del padrone”, bugiarda e distorsiva della realtà. “Zona Nove”, pur con alcuni limiti, è stata un’eccezione. Non solo io sono contrario alla vasca di laminazione, ma tanti lo sono: comitati, associazioni e cittadini, pure di Niguarda. Perché siamo contro? Dico solo che è stato distrutto un pezzo di Parco Nord, un bosco trentennale di migliaia di alberi, per niente. Mi affido al linguaggio semplice dell’aritmetica: il Piano Aipo prevedeva che si dovessero raccogliere nelle cinque vasche di laminazione (poi diventate quattro) 4,5 milioni di metri cubi di acqua. Le tre vasche che, se va bene, cioè male, saranno costruite, possono stivare meno di due milioni di mc. Semplice quindi: 4,5 mln – 2 mln, restano 2,5 mln di mc. privi, come si dice, di recapito, a parte le strade, i negozi e le cantine. Questi milioni di acqua di fogna insomma continueranno a tenere a mollo i quartieri di Milano. Nei confronti delle decine di migliaia di famiglie vittime del Seveso, si sta perpetrando il più atroce inganno. Naturalmente l’assessore Granelli, che sa (spero per lui!) come stanno le cose, affermerà che la vasca di Varedo sarà costruita certamente e presto. Le autorevoli bugie! Perché la stampa, quella grande e quella piccola, non muove il… e va a vedere? E perché non si mette a cercare gli stanziamenti per la bonifica della vecchia fabbrica chimica? Lo dico io: non si va perché sarebbe scomodo… al potere, e non si chiede perché non si vuol sapere. Infatti, questi stanziamenti non sono previsti in nessun recesso di bilancio.

Il Seveso è una fogna a cielo aperto. Non le pare che il problema sia proprio questo? Cosa fare per avvicinare le varie posizioni in campo? Assomigliate, come abbiamo scritto più volte, ai Guelfi e ai Ghibellini.

È una fogna a cielo aperto! Certo, ma non solo nel senso metaforico del termine: lo è invece in quello più crudo e reale. Quando ci sono gli eventi meteorici straordinari, quelli che creano le esondazioni, il Seveso si riempie dei troppo pieni delle fogne. Il meccanismo è semplice: l’acqua piovana, in un territorio come il nostro, urbanizzato e cementificato oltre il lecito, scivola sulle superfici impermeabili e attraverso i tombini si incanala e si mischia nelle fogne; poi, non potendo essere accolta dai depuratori perché troppa, decine di volte più del limite, finisce direttamente nel fiume. Il fiume, quindi, si colma di fogna. Sono queste le acque che finiscono nelle vasche di laminazione! Le dico di più, quand’anche il Seveso fosse pulito, le acque stoccate nelle vasche di laminazione sarebbero, e non potrebbe essere altrimenti, fogna diluita. Nel Parco Nord, se a questa scelleratezza non sarà posto rimedio, avremo un bacino con una superficie grande il doppio del bellissimo “Laghetto di Niguarda” (40 mila contro 21 mila) e, per quantità delle acque stoccate, sei volte maggiore della vasca velodromo. A proposito, se ancora qualcuno non ha capito, nella vasca di laminazione ci andrà la stessa acqua, con gli stessi fanghi e gli stessi miasmi, del velodromo, solo sei volte di più. Cosa fare per avvicinare le posizioni in campo? Uno, accettare, da parte dell’amministrazione di Milano, il confronto. Ribadisco, finora il sindaco di Milano non si è degnato una sola volta di riceverci e di ascoltare le nostre ragioni e le nostre proposte; due, dire meno falsità e menzogne; tre, fare davvero il bene della popolazione che si amministra e smetterla di parlare di “ameno laghetto”: è solo “un padellone indecente” che non risparmierà quelli che “ogni due per tre”, per usare la sua espressione, finiscono e continueranno a finire sott’acqua. Mi creda, non c’entrano né i Guelfi né i Ghibellini, è che a Milano la forza (il potere) si ritiene autosufficiente e crede di non aver bisogno della ragione.

Cosa proponete per superare questo muro contro muro? Quali saranno le prossime iniziative che metterete in campo?

Noi auspichiamo vivamente che si superi il muro contro muro! Come? Facendo un Piano politicamente serio, tecnicamente rigoroso, finanziariamente “fondato”, cioè che abbia stanziati fondi sufficienti, per applicare la legge regionale vigente sulla Invarianza Idraulica. Si dice, sì va bene l’Invarianza, ma ci vogliono tempi lunghissimi. I tempi, e vogliamo smentire questa ennesima bufala, sono in funzione dell’impegno e delle risorse che ci metti. Per esempio, quanto tempo ci è voluto per fare un altro ponte in sostituzione del Morandi? Dipende… Quali iniziative? Siamo “sul campo” da più di due mesi, giorno dopo giorno, chiamando, gridando, supplicando che il possente braccio d’acciaio che disvella e abbatte, in un orrendo sabba di distruzione della natura e di negazione del diritto alla salute, abbia termine. Lì tutti possono trovarci, domani, sempre. Il nostro impegno però non finisce qui: miriamo in alto (!). Vogliamo un fiume pulito, anzi un grande parco fluviale del Seveso, e vogliamo che l’acqua piovana non finisca nelle fogne. Crediamo che non ci sia futuro se non si afferma l’idea e la pratica delle “città spugna” in contrapposizione alla realtà luttuosa (e costosa) che in questi giorni ci viene trasmessa dalla televisione.

Cosa chiedete al Comune di Milano, parte di un progetto di livello nazionale? Ci pare che state indirizzando i vostri strali contro Palazzo Marino ma il progetto vasche di laminazione coinvolge, soprattutto, livelli Istituzionali molto più alti.

Non so a quali livelli lei alluda. Se si riferisce alla Regione Lombardia, essa è la prima responsabile. Il Piano Aipo lo ha voluto la Regione, però la vasca di laminazione nel Parco Nord l’ha proposta il Comune di Milano. Il Comune invece che correggere una follia, ne ha completato il disegno e l’opera. Comune e Regione, almeno in questo caso, parlano lo stesso linguaggio, vogliono la stessa cosa. Ora, almeno nel Comune, pare che le carte comincino a sparigliarsi, a differenziarsi le posizioni, a cadere il muro di astioso silenzio che ci è stato sempre frapposto. Finalmente, nella votazione a una mozione presentata dal M5S nel Consiglio Comunale di Milano, si sono aperte le prime crepe e sono emersi i primi rifiuti agli “ordini di scuderia”. Forse è troppo tardi. Eppure, non è mai troppo tardi. Vedremo!

(Andrea Bina)