Parco Nord: tra pandemia e nuova vasca di contenimento – Intervista a Marzio Marzorati presidente del Parco Nord Milano

Causa pandemia il 2020 è stato un anno particolare anche per il Parco Nord Milano. L’Ente Parco però non si è perso d’animo e ha rispettato l’appuntamento con la quattordicesima edizione del Festival della Biodiversità. Sull’andamento di questa manifestazione e con uno sguardo al futuro abbiamo intervistato Marzio Marzorati, presidente del Parco Nord Milano.

Partiamo dal Festival della Biodiversità svoltosi lo scorso settembre. Che edizione è stata?

È stata particolarmente impegnativa per la necessità di mantenere le misure di sicurezza e le precauzioni imposte dalla situazione sanitaria. Il Festival si è svolto riportando finalmente le persone ad incontrarsi, stabilendo un legame con il Parco e la sua proposta culturale che quest’anno è focalizzata sulla salute delle piante, il loro benessere, e sulla necessità di circondare le aree urbane di verde e biodiversità. Il Festival è stato utile perché ha permesso a diverse esperienze culturali di esprimersi tornando a fare teatro, musica, animazione, educazione e accoglienza. Dieci giorni intensi di relazioni che come sempre mettono in campo decine di associazioni che rendono la proposta non solo accessibile a tutti ma invitante e formativa. Desidero ringraziare in particolare Tomaso Colombo, direttore del Festival, che ha saputo coordinare il lavoro permettendo di ottenere un ottimo risultato. Il Comitato scientifico anche quest’anno ha saputo centrare il tema e proporre un calendario di 100 proposte davvero di buona qualità.

Il virus ha costretto alla chiusura del parco per circa due mesi. Che ricorda di quei giorni?

Un ricordo piuttosto difficile fatto di incontri, ordinanze e preoccupazioni. Chiudere il Parco non è stato facile perché in contrasto con tutto ciò che si è fatto in questi anni, cioè animare, educare, promuovere alla fruizione dei luoghi del Parco. Devo ringraziare i cittadini per la responsabilità che hanno saputo dimostrare rispettando le decisioni di chiusura e il lavoro della Polizia a cavallo, della Polizia Locale, delle nostre GEV che hanno saputo vigilare aiutando tutti noi a rispettare le regole di convivenza e le limitazioni di movimento. Il primo giorno di apertura, i primi giorni di maggio, sono state quasi 30 mila le persone che hanno visitato il Parco ristabilendo immediatamente il legame che unisce tutti noi a questo territorio bello e utile per la nostra salute. Chiudere il Parco non è stato facile, anzi è stato doloroso, ma riaprirlo è stata una gioia incredibile.
Il 2020 è stato l’anno anche dei lavori della vasca di contenimento delle acque del Seveso. Sono molte le polemiche e sul tema lei si è già espresso. Vuole aggiungere altro?
Vorrei aggiungere che per il Parco il taglio di 3 ettari di bosco è un dolore estremo e che il progetto delle vasche non è un progetto del Parco. Siamo all’epilogo di anni di progettazione che hanno visto il Parco determinato a richiedere, e ottenere, importanti compensazioni all’opera, le quali permetteranno la creazione di nuovi boschi e di aree naturali, oltre che l’abbattimento di un’area industriale dismessa per un totale di 11 ettari. Sempre di più le aree verdi e quelle protette saranno toccate dalle necessità determinate dai problemi idrogeologici e dai rischi climatici, deve nascere una gestione complessiva di questi problemi affinché questo territorio, così fortemente urbanizzato, possa reagire e progettare con attenzione e cura. Voglio aggiungere che da questa opera contrastata dal territorio, che risponde a bisogni di limitare le esondazioni del Seveso, deve nascere un Parco fluviale che si occupi della tutela e gestione del territorio. Un Ente che possa governare questo bacino agendo per migliorare la qualità delle acque; incentivare l’azione dell’invarianza idraulica, cioè la separazione tra le acque di fogna e quelle piovane; promuovere la decementificazione e l’allargamento delle sponde; sostenere la naturalizzazione di questo importante corridoio ecologico. Questa è un’azione necessaria, se vogliamo guardare al futuro, che il Parco Nord può promuovere attraverso la condivisione e la collaborazione con il territorio, le amministrazioni comunali, la Regione e gli Enti preposti alla gestione del ciclo integrato delle acque.

Per concludere passiamo al futuro. Quali sono i progetti per il 2021?

Il futuro è ricco di opportunità per il Parco, prima fra tutti la necessità di estendere i propri confini e di alimentare quindi la sua capacità di creare bellezza e partecipazione dimostrata in questi 40 anni di lavoro. Sempre di più esiste la necessità di verde urbano per migliorare la capacità di resilienza della città rispetto all’emergenza climatica, per ridurre gli effetti negativi delle isole di calore, per migliorare la qualità dell’aria, per permettere il benessere fisico delle persone, per alimentare la vita naturale attorno a noi. Per questo con il Festival della biodiversità sarà sostenuto il Festival per il clima che permetterà di individuare il Parco come punto di riferimento delle politiche ambientali delle città sia per le azioni di adattamento che per quelle possibili di mitigazione ai cambiamenti climatici. Il prossimo anno inoltre sarà determinante per il consolidamento delle relazioni con i Parchi vicini Grubria e Media Valle del Lambro attraverso la stipula di convenzioni che consolideranno le nostre capacità di progettazione e gestione delle Aree protette. In questa direzione ci dedicheremo alla creazione del Parco metropolitano e agricolo milanese che permetterà la nascita di una estesa e verde area in Città Metropolitana.