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Processo per i morti di amianto alla Scala di Milano

Processo per i morti di amianto alla Scala di Milano

Sono 5 i dirigenti della Scala imputati per omicidio colposo per la morte causata dall’amianto di 10 lavoratori, fra tecnici, cantanti, musicisti, operai e manutentori: una lista tragica arrivata nel frattempo a 13 deceduti e destinata ad allungarsi. Il processo è ripreso dopo l’interruzione di 8 mesi, dovuta all’emergenza Covid, con le relazioni dei consulenti della direzione della Scala, l’ingegner Giuseppe Nano e del prof. Carlo La Vecchia, consulenti della difesa che hanno teso a minimizzare le responsabilità dei dirigenti del Teatro. Il processo per i morti e i malati di amianto della Scala è cominciato il 9 febbraio 2017 e vede imputati per omicidio colposo 5 dirigenti per la morte di 10 persone, di cui 7 per mesotelioma pleurico, il cancro causato esclusivamente per esposizione alle fibre di amianto, come ha sottolineato nell’udienza del 14 settembre Enzo Merler, consulente di parte civile, epidemiologo di prestigio indiscusso. L’amianto alla Scala era dappertutto, persino nel sipario, con pericolo per le maestranze e per il pubblico ignaro, come aveva sottolineato egli stesso, e come è descritto in maniera inequivocabile nel dossier presentato nel febbraio scorso dal Comitato Ambiente Salute Teatro Scala. Solo grazie alle denunce ripetute dei lavoratori, dagli anni 2000 i dirigenti della Scala avevano provveduto a successive bonifiche ed era stato finalmente siglato nel dicembre 2013 un Protocollo d’intesa fra il Comitato Ambiente Salute Teatro Scala, l’Asl, la Fondazione Scala e la Clinica del Lavoro per attivare la sorveglianza sanitaria, a riprova scientifica e inoppugnabile che l’amianto c’era e che i lavoratori da decenni ne avevano respirato le fibre, con gravi conseguenze per la salute, come i fatti purtroppo stanno dimostrando. Oggi si contano purtroppo 13 morti, di cui 9 per mesotelioma e gli altri per asbestosi e carcinomi polmonari, tutti provocati dall’amianto. Soltanto un lavoratore, Franco Colombo, elettricista e fonico dal 1968 al 1995, malato di mesotelioma pleurico, è ancora in vita ed è testimone di questo dramma: “Una lista tragica, destinata ad allungarsi e che stiamo ricostruendo attraverso i contatti e le informazioni raccolte sulle morti di quanti hanno lavorato per decenni, qui insieme a noi”, ha detto Roberto d’Ambrosio, del Comitato Ambiente Salute Teatro Scala, che sta seguendo tutte le fasi processuali con Medicina democratica e Aiea, Cub e il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di lavoro e nel Territorio, parti civili nel processo. “Siamo fortemente perplessi – ha aggiunto Fulvio Aurora dell’Associazione Italiana Esposti Amianto – per la piega che rischia di prendere questo processo: nell’udienza del 21 settembre è stato di fatto impedito alla nostra avvocata Laura Mara di formulare domande scomode al Consulente delle Difese, che invece vengono comunemente ammesse in tutti gli altri procedimenti penali aventi le medesime imputazioni. Riteniamo e ribadiamo, oggi con ancor più forza, che la ricerca della verità e della giustizia debba sempre prevalere su qualsiasi altro interesse. Ma ci domandiamo: se le prove contrarie rispetto alle tesi negazioniste perorate dai Consulenti delle Difese non riescono ad entrare nel processo, come potremo mai raggiungere verità e giustizia per le vittime e per i Loro familiari?” Le associazioni hanno chiesto che il processo vada avanti il più velocemente possibile: “Quanti lavoratori – ha detto Fulvio Aurora – cantanti, musicisti, tecnici devono ancora morire di mesotelioma, asbestosi, carcinomi polmonari, causati dall’amianto perché si prenda atto che esiste ‘un caso La Scala’ e venga fatta giustizia, con una equa condanna dei responsabili? Sono oltre 40 i processi per i morti di amianto nei luoghi di lavoro, che seguiamo da anni, con Aiea, Associazione Italiana Esposti Amianto, da un capo all’altro dell’Italia, ma è la prima volta che siamo intervenuti per chiedere giustizia per i deceduti d’amianto in un teatro, per di più in uno dei maggiori teatri riconosciuti a livello mondiale. Mai avremmo immaginato una simile ecatombe.” • Morti d’amianto alla Breda Termomeccanica /Ansaldo. Il 15 settembre è ripreso presso il Tribunale di Milano, Corte d’Appello, il processo contro i dirigenti della Breda Termomeccanica/ Ansaldo imputati di omicidio colposo per la morte di decine di lavoratori per amianto. In aula hanno preso la parola, i legali dei dirigenti imputati e i responsabili civili di Finmeccanica e Ansaldo che hanno contestato l’arringa nel processo d’appello dal PM Nicola Balice, e i documenti presentati dall’avvocata Laura Mara (legale di parte civile di alcune associazioni), nella scorsa udienza prima dell’interruzione a causa del Covid-19. I difensori dei manager e i responsabili civili delle aziende hanno contestato anche i due consulenti della Procura, cioè dei P. M, che durante il processo di primo grado nelle loro testimonianze hanno ritenuto esistesse la responsabilità dei manager imputati nel non rispetto delle norme di sicurezza, chiedendo alla Corte d’Appello (composta di tre giudici) la non ammissibilità dei documenti prodotti dalle parti civili dei familiari deceduti e dalle associazioni. Dopo una sospensione di circa un’ora in Camera di Consiglio, i tre giudici sono tornati in aula leggendo un’ordinanza che richiama i consulenti del PM, intervenuti nel processo di 1°grado che aveva assolto gli imputati, per un nuovo esame davanti ai giudici della Corte d’appello, fissando la nuova udienza nell’ottobre 2020.

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