Via Borsieri: no alla movida selvaggia, sì a un nuovo modo di stare assieme

Sul numero scorso abbiamo parlato con sincero entusiasmo di via Borsieri e della nuova disposizione dei suoi dehors per fare gli onori di casa alle testimonianze di ammirazione che si moltiplicano sulla grande stampa cittadina, come sui siti urbanistici più importanti, nei confronti del nostro quartiere. Ma con altrettanta convinzione, e in linea perfetta con la nostra politica di presenza sul territorio, ci siamo riconosciuti nelle perplessità di un lettore che abita nei luoghi della movida e ne denuncia il rovescio costituito dai tanti disagi che deve ingiustamente sopportare (vedi nel “Tazebao” a pag 12). E abbiamo cercato di fare il punto sulla situazione a livello sia cittadino sia di quartiere. Va premesso, comunque, che quello della movida è un fenomeno molto complesso e praticamente universale, di cui il Covid ha aumentato a dismisura la bivalenza. Nella sua accezione migliore essa infatti costituisce un volano di energia e di presenze che contrasta gli smorzamenti dello smart working e della paura. Al tempo stesso, se non controllato, il suo fiume impetuoso di denaro e di persone può comportare destabilizzazione, degrado, rischi di contagio. Livello città. La parte oscura della movida è un enorme problema cittadino. Non più tardi del 25 luglio scorso, sei comitati di residenti di altrettante zone “in” della città, hanno presentato una diffida nei confronti del Sindaco della città e parte della sua giunta dando loro 60 giorni di tempo per prendere provvedimenti per limitare il caos notturno. Sono l’Associazione ProArcosempione e i Comitati Navigli, Lazzaretto, Sant’Agostino, Porta Venezia, Archinto. Le problematiche che esse elencano e circostanziano zona per zona sono le solite. Parcheggio selvaggio, inquinamento acustico e disturbo del riposo, vandalismo, occupazione arbitraria di suolo pubblico, reati di ordine pubblico in generale. Da quelli contro la quiete allo spaccio di sostanze stupefacenti… Nell’esposto scatta anche l’aggravante coronavirus. I comitati contestano infatti “l’omesso controllo riguardo alle norme anti-assembramento” e, in dettaglio, chiedono “atti amministrativi volti a porre fine alle numerose violazioni di leggi e regolamenti da parte di gestori e frequentatori di locali”. Un’intervento del Comune è indispensabile.