Coronavirus – Perché e come “arruolare” i medici di base contro il contagio
Il virus si è rimpossessato dell’Italia e delle nostre vite, anche se, a parte qualche “fenomeno”, nessuno credeva che fosse morto. Ambulanze in giro senza sosta, ospedali in crisi, terapie intensive e reparti Covid sotto pressione, personale sanitario già stremato dalla prima ondata di pandemia e via discorrendo. E la situazione in Lombardia pare essere ancora più critica per diverse ragioni fra le quali non possiamo non citare lo smantellamento della medicina territoriale. Chi sta governando la Regione da decenni ha infatti deciso di puntare tutto sugli ospedali…
La parola al dottor S.M., medico di medicina generale già intervistato mesi addietro.
La situazione nelle ultime settimane è sensibilmente peggiorata con un aumento dei casi sintomatici in particolare nella fascia media e giovane della popolazione. Rispetto alla precedente ondata si fanno ora più tamponi ma in questi ultimi giorni il sistema sta andando in affanno a causa dell’alto numero di richieste (le prenotazioni sul nostro portale Ncov sono ormai a sette giorni). Nulla è stato fatto in questi mesi in Lombardia per potenziare la medicina territoriale, non esiste un coordinamento con gli ospedali, non ci sono protocolli terapeutici validati da utilizzare sul territorio e soprattutto mancano strutture intermedie alle quali inviare pazienti con sintomi sospetti per polmonite, per un primo accertamento diagnostico, che non siano i pronto soccorso. Il nostro lavoro è ormai sull’orlo del collasso tra telefonate che sono aumentate di venti volte rispetto a un tempo, visite ambulatoriali, visite domiciliari, vaccinazioni, adempimenti burocratici e sorveglianza attiva di pazienti Covid. Lavoriamo 10-12 ore al giorno senza recuperi, considerando che in questo periodo manteniamo anche il sabato e la domenica la reperibilità telefonica con i casi Covid e che molti di noi svolgono attività ambulatoriale anche il sabato mattina. Nonostante questo le campagne mediatiche contro di noi non finiscono e nessuno tutela la nostra figura. Io sarei più favorevole a dei lockdown parziali e mirati in base all’andamento epidemiologico dei casi e cercherei di mantenere le attività scolastiche in presenza sia per una questione didattica che di crescita sociale degli studenti. Ai miei numerosi anziani posso dire di uscire il meno possibile da casa, di evitare le riunioni e le feste in famiglia e di vaccinarsi, appena sarà possibile (argomento scottante nella nostra regione) soprattutto per prevenire le complicazioni del virus influenzale.
Lockdown si lockdown no? Scuole aperte o in didattica a distanza?
Io sarei più favorevole a dei lockdown parziali e mirati in base all’andamento epidemiologico dei casi e cercherei di mantenere le attività scolastiche in presenza sia per una questione didattica sia di crescita sociale degli studenti.
La categoria più fragile è quella degli anziani. Cosa si sente di dire ai suoi tanti pazienti? Serve che facciano il prima possibile il vaccino anti influenzale?
Ai miei numerosi pazienti anziani posso dire di uscire il meno possibile da casa, di evitare le riunioni e le feste in famiglia e di vaccinarsi, appena sarà possibile (argomento scottante nella nostra regione) soprattutto per prevenire le complicazioni del virus influenzale.
