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Coronavirus – Scuole aperte o scuole chiuse per il Covid-19?

Coronavirus  – Scuole aperte o scuole chiuse per il Covid-19?

Sono pochissime in Italia le classi chiuse per Covid-19 nelle scuole d’infanzia e nelle primarie; qualcuna in più invece nelle scuole secondarie di I e II grado. È così anche per quelle del Municipio 9. I focolai nelle scuole sono molto limitati, infatti, perché l’ambiente è controllato e vengono seguiti protocolli rigidi poiché c’è chi è preposto a farli rispettare. E se anche un bambino infetto entra in aula, è molto difficile che possa trasmettere il virus ai compagni dato che indossa la mascherina, è obbligato a disinfettare le mani spesso e a stare distanziato. È questo il pensiero comune della maggioranza degli insegnanti, anche perché la maggior parte degli epidemiologi lo sostiene. A settembre scorso, quando le attività scolastiche sono riprese in Italia in circa 65 mila istituti, c’era grande timore che le occasioni di socialità e l’utilizzo dei mezzi pubblici potessero incidere sensibilmente sulla curva dei contagi. A circa due mesi dalla riapertura, con la curve dei contagi in salita, anche le scuole hanno seguito l’andamento epidemiologico dell’intero Paese, ma secondo gli ultimi dati del ministero dell’Istruzione diffusi il 15 ottobre, gli studenti contagiati erano 5.793, lo 0,08% del totale; i docenti 1.020, cioè lo 0,13; e il restante personale scolastico 283, cioè lo 0,14. Alla scuola ad oggi sono attribuiti il 3,8% dei contagi. È ormai assodato grazie al contributo di diversi studi che i bambini possono contrarre il virus e contribuiscono a diffonderlo, anche se nella maggioranza dei casi sono asintomatici (nella fascia 2-6 anni gli asintomatici sono addirittura il 75%). I bambini sotto i 10 anni si ammalano meno, mentre gli adolescenti sembrano avere la stessa probabilità di venire infettati rispetto agli adulti. Tutti, asintomatici compresi, possono diffondere il virus, anche se si è visto che bambini sotto i 10 anni hanno una capacità di diffusione dimezzata rispetto ad altre fasce d’età, mentre non sono state individuate differenze significative tra i ragazzini fra i 10-19 anni rispetto agli adulti. Insomma in genere i più piccoli si ammalano meno e diffondono meno. Più facile che un bambino sia contagiato da un adulto che viceversa. Il problema piuttosto va fatto risalire alla vita extra-scolastica, in particolare all’affollamento sui mezzi di trasporto, ai contatti prima e dopo la scuola e ai comportamenti sconsiderati di alcuni. La scuola non è il punto da cui parte il contagio, o il luogo in cui si moltiplicano le infezioni, nel senso che la riapertura non ha inciso sull’aumento dei casi che si stanno registrando. Ma ovviamente il virus entra anche a scuola come in tutti gli ambienti. Se le regole vengono rispettate, il rischio di contagio è minore che in ambienti non controllati. “Apriamole sempre più le nostre scuole e garantiamo ai bambini e ai ragazzi lezioni in presenza” dice l’assessore all’edilizia scolastica Paolo Limonta. “Ritrovarsi insieme ogni giorno, vedersi, parlarsi, confrontarsi, è ancor di più oggi di fondamentale importanza e il comportamento quotidiano dei più piccoli è un costante esempio di civiltà per i più grandi. La scuola può essere sempre e solo questo: un luogo dove mascherine e distanziamento non potranno mai creare barriere, perché lo spirito e il senso della comunità-classe non si possono annullare e perché i bambini devono essere felici! I dirigenti scolastici, gli insegnanti, il personale Ata e di segreteria stanno facendo un lavoro immenso per consentire ai bambini e ai ragazzi di frequentare la scuola tutti i giorni”.

   

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