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Dopo un 2020 terribile che ci ha trasformato in peggio la vita, un 2021 per far ripartire in modo nuovo la nostra socialità

Dopo un 2020 terribile che ci ha trasformato in peggio la vita, un 2021 per far ripartire in modo nuovo la nostra socialità

Sta per finire un anno terribile, segnato dal Covid che ha trasformato le nostre vite, le nostre abitudini e, soprattutto, messo in discussione tante certezze. Ci siamo trovati indifesi di fronte a una epidemia che sembrava impossibile, senza vaccini e soprattutto senza cure. Per combattere questo virus e salvaguardare le persone più fragili abbiamo dovuto chiudere, ridurre i contatti, cancellare gli abbracci, vivere e lavorare in un altro modo. Tante attività economiche hanno subito pesanti conseguenze, hanno dovuto chiudere per un lungo periodo e alla crisi sanitaria si è accompagnata una crisi economica che ha investito il mondo intero e che condizionerà ancora a lungo la vita di ogni Paese. Abbiamo sofferto tanto le perdite, la paura, l’impossibilità di passare del tempo con i nostri cari. Abbiamo imparato tanto in questi lunghi mesi: a proteggerci e a proteggere gli altri, a rispettare le regole, il grande valore della parola responsabilità ed il valore di gesti che abbiamo sempre considerato scontati e che nell’attuale situazione invece abbiamo capito quanto siano importanti. Servirà ancora tempo prima che sia finita e questo Natale sarà forzatamente diverso, più sobrio, con ancora tante limitazioni, in attesa che la curva dei contagi scenda e che, da gennaio, comincino le vaccinazioni. Siamo stati i primi in Europa ad affrontare il Covid e l’abbiamo contenuto con scelte coraggiose che tutto il mondo ha poi copiato. Il Governo insieme all’Europa ha affrontato questa tragedia avendo in mente due principi: salvaguardare la salute dei cittadini e proteggere famiglie e imprese di fronte alla crisi economica. Si è provato a non lasciare nessuno da solo e si sono attivate misure per i lavoratori che mai c’erano state in precedenza, ammortizzatori sociali per chi non li ha mai avuti come gli autonomi, le partite iva, i lavoratori dipendenti delle piccole aziende e continuiamo a ristorare tutte le attività che hanno subito significative perdite di fatturato. Le Istruzioni di questo Paese hanno dovuto affrontare un evento enorme ed imprevisto a cui nessuno era preparato si è fatto guardando alla necessità di risolvere i problemi facendo scelte, anche impopolari, ma necessarie. L’anno prossimo dovrà, facciamoci questo augurio, essere l’anno della ripartenza. Dobbiamo affrontarlo con fiducia sapendo che molte cose non torneranno come prima, che il Covid sta cambiando e cambierà il modo di lavorare, di spostarsi, cambierà la faccia delle nostre città. Già oggi il telelavoro cambia il modo di vivere e cambia il funzionamento delle città: i servizi a partire dalla ristorazione, che hanno come clienti chi lavora negli uffici, andranno ripensati, probabilmente una parte di impiegati continuerà a lavorare da casa. Queste trasformazioni andranno governate, non subite, per garantire una migliore qualità della vita delle città. La pandemia ci ha insegnato che la qualità dell’ambiente e dei tempi di funzionamento delle città sono questioni centrali. Ciò impone una vera e propria rigenerazione urbana per farci vivere tutti meglio. In questo senso abbiamo di fronte una grande opportunità: il Recovery Fund è una straordinaria occasione per cambiare faccia ai quartieri degradati, realizzare una città più verde con edifici più sicuri e più efficienti dal punto di vista energetico, per investire ancora di più sul trasporto pubblico e la mobilità alternativa all’auto. Viviamo in una città in cui questo percorso è iniziato e va proseguito.

Auguri a tutte e tutti, auguri a Milano e auguri a “Zona Nove”.

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