GIORNALE DI NIGUARDA - CA' GRANDA - BICOCCA - PRATOCENTENARO - ISOLA

La collaborazione tra didattica a distanza e in presenza

La collaborazione tra didattica a distanza e in presenza

Un libro di Raffaele Mantegazza dell’università Bicocca

Sull’introduzione nelle scuole, dalle elementari all’università, della didattica a distanza, cioè sull’uso imposto dal Coronavirus dell’insegnamento scolastico via computer, ci sono idee radicalmente diverse, addirittura contrapposte. C’è chi sostiene che collegare lo studio a un’infinità di fonti digitali senza limitazioni spazio-temporali potrebbe consentire la conoscenza universale dei problemi e della loro risoluzione. Per altri invece l’introduzione generalizzata della “pappa scodellata” della didattica digitale porterebbe gli studenti all’isolamento sociale e una crescente passivizzazione della loro capacità pratiche, culturali e mentali. Ricordiamoci – dicono – che cosa, in tempi non sospetti, ha scritto l’americano Ray Bradbury: “Un’ora di lezione in tv, un’ora di basket o di baseball, un’altra ora a trascrivere storia o a dipingere, ma nessuno fa domande. Ci danno solo le risposte, bing, bing, bing, e noi ci sorbiamo quattro ore di teleinsegnamento. Per me questa non è società: è una serie di tubi dove l’acqua entra da una parte ed esce dall’altra.” In realtà ambedue le alternative – didattica a distanza e didattica in presenza – avrebbero i loro vantaggi se usate in collaborazione l’una con l’altra. Non c’è infatti contrapposizione tra l’uso didattico degli strumenti digitali e il modo tradizionale di fare scuola, anzi. Nel suo saggio “Non è scuola ma… La didattica a distanza oltre l’emergenza” Raffaele Mante-gazza, docente di Scienze Umane all’Unversità Bicocca, espone la sua tesi “collaborazionista”: “La didattica a distanza NON è scuola ma uno strumento per rafforzare la relazione educativa che può nascere solo in presenza. Ma una volta che il contatto magico tra maestro e allievo è attivato (e lo può essere solo in aula), allora la distanza non impedisce di tenerlo acceso e di trarne il meglio”. Il libro di Mantegazza, su questa tematica, raccoglie esperienze di insegnanti, studenti, operatori sociali, tra cui per esempio Greta Cavinato ed Elisa Terraneo (studentesse dell’università Bicocca), Paolo Limonta (assessore del Comune di Milano), Marta Perego (insegnante di Storia al Liceo scientifico Cremona). Ma una particolare citazione va riservata a Katia Bezze e Cristina Colombo, docenti della Media di Besana Brianza, che con i loro studenti, iniziata in classe una ricerca sul “conterraneo” Alessandro Manzoni, a causa della pandemia l’avevano poi dovuta concludere a distanza, Risultati eccellenti, difficilmente ottenibili con il solo lavoro in classe senza computer o viceversa. Particolarmente riuscito, per esempio, il confronto che hanno potuto fare i ragazzi mediante i filoni di ricerca paralleli de visu e da remoto tra l’epidemia di peste dei “Promessi sposi” e l’odierna pandemia del Coronavirus. I ragazzi di Besana hanno cioè imparato che che con questo sistema di ricerca si possono fare scoperte altrimenti impossibili. Hanno per esempio potuto capire che la “storia brutta” può ripetersi nel tempo se non la impariamo bene nei suoi meccanismi. Per capirci facciamo un paio di esempi tratti dal loro lavoro. Nei “Promessi sposi” Manzoni ritiene che “la peste è stata una tragedia terrena in cui è l’azione dell’uomo a facilitare la diffusione del morbo che con i dovuti accorgimenti poteva essere contenuta”. Similmente “oggi si ritiene che sia stata l’azione dell’uomo a facilitare la diffusione del contagio che poteva essere contenuto seguendo le indicazioni degli esperti”. Altro esempio collegato: “Manzoni osserva che il medico Settala fu aggredito dal popolo perchè tentava di contenere l’epidemia. Tra il popolo si diffondevano molte dicerie, superstizioni e convinzioni errate come quella che la peste fosse in realtà causata da sostanze velenose sparse di proposito”. Similmente “oggi si diffondono fake news e i complottisti pensano a un’azione voluta dagli Stati Uniti per mettere in ginocchio la Cina oppure dalla Cina stessa cui, studiando in segreto il Coronavirus a fini militari, gli potrebbe essere sfuggito di mano”.

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