Dossier Coronavirus 3 / Niguarda e il Covid: un anno in prima linea nella ricerca e nella sperimentazione
Dopo la prima ondata dell’inverno 2019, in tutto il Paese con l’arrivo dell’autunno la curva dei contagi ha, purtroppo, ripreso a salire.La prima fase della pandemia era stata caratterizzata da una rapida e libera diffusione del virus, fino al marzo 2020, e da un successivo lungo lockdown (9 marzo – 3 maggio) che ha permesso di rallentare in maniera drastica il dilagare del virus. La ripresa delle attività sociali e commerciali, gli spostamenti intra ed extra nazionali, le vacanze e forse un calo di attenzione, hanno fatto sì che durante l’estate il numero totale di contagi prima smettesse di calare (luglio/agosto), per poi riprendere nuovamente a salire (agosto/settembre). Alla riapertura delle scuole (14 settembre 2020) la seconda fase pandemica era ormai in corso, sia pure con una crescita lenta. Però, da metà ottobre la diffusione virale ha avuto un rapido peggioramento, con una progressione maggiore in alcune Regioni italiane, tra cui la Lombardia. A fronte di questo, in Regione Lombardia è stato adottato uno specifico piano ospedaliero, basato sull’individuazione di ospedali di riferimento, Hub, dedicati alle attività di cura e di degenza dei pazienti Covid-19, tra cui l’Ospedale Niguarda, e di ospedali “Spoke”. Per rispondere alle necessità di ricovero dei pazienti Covid (con picchi nel mese di ottobre-novembre di circa 30 ricoveri al giorno) Niguarda ha dovuto gradualmente ridurre una parte dell’attività chirurgica programmata, ad eccezione di quella legata alle reti oncologiche e “tempo-dipendenti” per la cura di patologie neurologiche, cardiovascolari e dei grandi traumi. Sulla base di questo piano regionale e della rapida evoluzione epidemiologica dal mese di settembre abbiamo avviato una progressiva conversione delle degenze ordinarie di vari reparti in “settori Covid”, fino ad accogliere circa 350 pazienti, di cui 35 in terapia intensiva. Sul fronte della terapia intensiva, infatti, sono state prontamente riaperte le unità allestite nella prima fase e, inoltre, gli operatori di Giuseppe è il primo bimbo dei Centri Clinici NeMO che ha accesso al trattamento con terapia genica erogata dal Sistema Sanitario Nazionale. Grazie ad una stretta sinergia con il Niguarda, il trattamento è avvenuto in regime di ricovero protetto e ha visto la collaborazione tra il team clinico-assistenziale e riabilitativo del Centro Clinico NeMO di Milano con l’équipe Infermieristica e l’anestesista del Blocco Operatorio Pediatrico dell’Ospedale. È stato un Natale speciale quello del piccolo Giuseppe. Affetto da SMA di tipo 1, la forma più grave di atrofia muscolare spinale, il piccolo è stato trattato il 16 dicembre con Zolgensma, il farmaco in grado di correggere il difetto genetico alla base della sua malattia. Questa rara patologia neuromuscolare genetica causa la progressiva morte dei motoneuroni deputati al movimento. L’équipe del Centro NeMO di Milano da settembre ha preso in carico il piccolo, avviando un costante monitoraggio clinico delle sue condizioni neuromotorie e respiratorie e, in accordo con la famiglia, al suo quinto mese di vita Giuseppe è stato trattato con questa nuova opzione terapeutica. La lotta al Covid non deve fermare la cura e l’assistenza per le altre malattie. E proprio a Milano, città duramente provata dalla prima ondata di Covid e impegnata nuovamente a fare i conti con questa dura sfida, è stata inaugurata la Ronald McDonald Family Room all’Ospedale Niguarda. Questo progetto rappresenta un segnale di speranza e conforto per tutti i piccoli pazienti ricoverati e le loro famiglie che si trovano ad affrontare percorsi di cura in questo momento di emergenza. L’Ospedale Niguarda, riconosciuta eccellenza italiana per i suoi reparti dedicati all’infanzia, accoglie circa 4.000 bambini ogni anno, il 35% dei quali proviene da fuori Milano. Con questo progetto la Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald vuole offrire un supporto concreto ai servizi messi a disposizione dalla realtà ospedaliera, offrendo uno spazio accogliente che permetta alle famiglie dei piccoli pazienti di stemperare le lunghe ore passate in reparto, senza mai allontanarsi dai propri bambini. La nuova Family Room è un’area di 268 mq situata al secondo piano del padiglione 14 collegata direttamente ai reparti di pediatria (luogo in cui si trovano i reparti dedicati ai più piccoli). Si discosta dall’ambiente ospedaliero ed è curata nei minimi dettagli per ricreare spazi familiari caratteristici della quotidianità domestica: dal mobilio, ai colori delle pareti, dalle decorazioni alla calda illuminazione, tutto concorre a renderla una vera e propria “casa” all’interno dell’ospedale. Niguarda sono stati coinvolti nella gestione di un modulo di posti letto intensivi nella nuova struttura sanitaria temporanea presso la Fiera di Milano. Non solo ospedale. Per una migliore risposta di cura e assistenza ai pazienti, è stato potenziato anche il territorio e le strutture afferenti al Niguarda. In particolare, tra ottobre e novembre sono “nati” due nuovi servizi, ossia la Centrale di monitoraggio dei pazienti positivi, in isolamento al domicilio, e la “degenza di comunità covid” per i pazienti dimessi dall’ospedale, in fase di remissione della malattia, che richiedono ancora un’assistenza sanitaria continua. Infine, sul fronte della ricerca, a Niguarda è attivo un protocollo sperimentale (Tzunami) per lo studio dell’efficacia del plasma iperimmune come terapia per gli ammalati covid, e l’ospedale meneghino sarà coinvolto anche nella sperimentazione di alcuni vaccini contro il virus. Insomma, anche in questa nuova fase, altrettanto difficile e impegnativa, Niguarda è tra i principali ospedali coinvolti, dimostrando grande dinamicità, flessibilità e rapidità nella risposta. L’aspetto fondamentale è e sarà non solo l’organizzazione, ma, soprattutto, il grande lavoro di tutti gli operatori del servizio sanitario, che hanno ancora una volta confermato la propria professionalità, disponibilità e capacità nell’affrontare questa enorme sfida. Professionalità e capacità che viene raccontata anche nel volume “Emergenza COVID: Niguarda Case-History”, stampato ai novembre e scritto dai professionisti di Niguarda, proprio per raccontare l’esperienza scientifica, culturale e umana dei primi mesi della pandemia. 500 pagine per descrivere le scelte organizzative operate all’interno del grande nosocomio milanese, i diversi approcci clinici messi in campo per fronteggiare un virus sconosciuto, le piccole-grandi rivoluzioni continue cui l’Ospedale andava incontro e le attività che hanno permesso la continuità assistenziale per le patologie e le emergenze non Covid. “Abbiamo ascoltato situazioni precipitare, ma anche situazioni che, in quei momenti così intensi, sono riuscite a dar voce a risorse personali silenti che, in quell’esperienza drammatica, hanno aiutato a rispondere, trasformandoci e migliorandoci”. Questo il ricordo di uno di quei 4.500 operatori di Niguarda che, con ruoli e in ambiti diversi, hanno fatto la storia di quei giorni. Ed è a tutti loro che è dedicata questa monografia: gli uomini e le donne del sistema sanitario che continuano a lavorare incessantemente con professionalità e abnegazione per onorare la propria mission: curare ed assistere.
Questa testimonianza è stata realizzata grazie al prezioso contributo dell’Associazione Cancro Primo Aiuto Onlus.
Marco Bosio e’ il direttore generale dell’ospedale di Niguarda

