Amianto alla Scala: chieste pene fino a 7 anni per gli ex manager
Anche il tempio della musica era inquinato dall’amianto. Il pm di Milano, Maurizio Ascione, ha chiesto la condanna per 3 dirigenti e un consulente del Teatro alla Scala accusati di omicidio colposo in relazione alla morte di 5 lavoratori per mesotelioma, tra cui un macchinista, una cantante lirica e un siparista, esposti all’amianto all’interno del Teatro dagli anni Settanta in poi. Le richieste di condanna del pm alla Corte – presieduta dalla giudice Mariolina Panasiti della nona sezione penale del Tribunale – sono state formulate il 27 novembre al termine della requisitoria. Pene che vanno da un minimo di 2 anni e mezzo a un massimo di 7 anni. La pena più alta è stata chiesta per Giovanni Traina, referente del Centro diagnostico italiano e poi consulente esterno del Piermarini dall’87 (considerato responsabile di tutti e 5 i lavoratori deceduti); 5 anni di reclusione sono stati chiesti invece per l’allora sovrintendente Carlo Fontana (che ha guidato il teatro dal ‘90 al 2005); 3 anni e mezzo per la direttrice affari generali dal ’91 al ’96 Maria Rosaria Samoggia e 2 anni e mezzo per il direttore tecnico dal ‘94 al ‘95, Franco Malgrande. Il processo, iniziato nel 2017, è stato più volte interrotto, recentemente anche a causa della pandemia. Durante la requisitoria, il pm Maurizio Ascione ha ripreso le testimonianze dei lavoratori tuttora dipendenti del Teatro che hanno denunciato la presenza di amianto nel teatro anche dopo la bonifica. Il pm ripercorrendo la storia dell’amianto alla Scala ha ricordato il palco che fu principalmente responsabile della dispersione della “polvere” nociva per i polmoni: la cosiddetta “pattona”, una parete di lamiera alta 16 metri e larga quanto il palcoscenico stesso, definita persino da un consulente della difesa, l’ingegnere Nano, una “bestia” che rivestiva il sipario. La parete era formata interamente di amianto crisotilo e rivestita da altri due metalli. Il sostituto procuratore ha ricordato anche che “già a fine anni ‘60 si parlava di una relazione eziologica diretta tra l’esposizione all’amianto e il tumore alla pleura”, mentre ancora nel 1986, anno a cui risalgono i fatti presi in esame e le conseguenti morti, proprio alla Scala la fibra killer era presente in grandi quantità. Secondo l’accusa rimane “gravissimo” il fatto che in uno tra i 10 più importanti teatri del mondo non vi fosse un programma di “Valutazione rischio amianto”. Come ha affermato un portavoce delle associazioni “l’amianto c’era ed è il responsabile del mesotelioma, un cancro che non lascia speranza e che si riscontra in chi respira a lungo polvere di amianto. Valutazioni ribadite dal pm nella sua requisitoria. Ad assistere al processo, il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro, i sindacati Cub e Medicina Democratica e le parti civili, i familiari di alcuni degli artisti e dipendenti del teatro morti di tumori e malattie polmonari. Fuori dal Tribunale si è tenuto un presidio delle associazioni e dei familiari che non sono potuti entrare in aula per le norme anticovid che limitano l’accesso al Palazzo di Giustizia. Il processo proseguirà il 29 gennaio con le conclusioni delle parti civili.
