Il Sindaco Beppe Sala: “Ecco come sarà la Milano post Covid-19”

Una volta vinta la pandemia, la nostra città deve tornare ai livelli entusiamanti di crescità economica e sociale del dopo Expo. A causa del Covid, abbiamo infatti sofferto una brusca frenata: le attività commerciali e produttive si sono fermate e, soprattutto, siamo stati costretti a sospendere provvisoriamente alcuni dei nostri progetti di lungo respiro, come la riqualificazione delle periferie, compresa quella di Niguarda, la creazione di un sistema di trasporti efficiente, veloce e pulito e l’urbanizzazione degli scali ferroviari dismessi, due dei quali sono sul territorio del Municipio 9. il Sindaco Sala ci spiega come intende fare nella seguente iintervista in esclusiva per “Zona Nove”.

Sindaco Sala, lo scorso 7 dicembre lei ha comunicato la volontà di ricandidarsi alla guida della città di Milano. È dunque il momento di fare un primo bilancio del suo mandato. Dividerei l’analisi in due periodi distinti: pre covid e post covid. Di fatto lei si è trovato ad amministrare due città diverse.

Il 2020 è un anno spartiacque per Milano, come per tutte le grandi città del mondo, perché la pandemia ha colpito in modo profondo il tessuto sociale ed economico della comunità globale. Non vorrei fare il bilancio di un prima e di un dopo Covid, anche perché l’emergenza è ancora in corso e i suoi effetti dovranno essere affrontati per molto tempo ancora. È, tuttavia, innegabile che oggi stiamo lavorando in contesti notevolmente differenti da quelli del 2016, quando l’Expo dell’anno prima aveva spinto Milano verso una entusiasmante crescita.Nel 2019 Milano contava 10 milioni di turisti; ogni giorno la sua popolazione arrivava a toccare 3 milioni di persone in città, grazie anche ai lavoratori provenienti da fuori; avevamo un tasso di disoccupazione più basso rispetto alla media nazionale. La nostra città era in un periodo positivo, felice e di grande forza, punto di riferimento costante in numerosi ambiti, il place to be. Con la pandemia, siamo stati tutti costretti a una sosta: le attività commerciali e produttive si sono fermate, in molti hanno perso il lavoro e pianto la scomparsa di parenti e amici. Stiamo vivendo la più grande crisi dal dopoguerra. Una crisi da cui usciremo sia contenendo la diffusione del virus sia ripensando il futuro della nostra città. Il Covid-19 ha accelerato alcuni cambiamenti che erano già in atto a Milano, a cominciare dalla transizione ambientale e dal digitale. Sarà necessario ricostruire a partire da qui. Ed è quello che intendo fare, se i milanesi mi confermeranno la loro fiducia.

Dopo Expo 2015 Milano era decollata diventando una delle città più attrattive e innovative d’Europa. Un vero modello da seguire e inseguire. Ora bisogna ripensare la nostra città. Ci spiega a grandi linee cosa ha in mente?

Una delle cose emerse con maggior evidenza a partire dal lockdown della scorsa primavera è la vitalità dei quartieri e l’importanza dei servizi di prossimità che offrono. In passato si è molto parlato di città policentrica, oggi ci sono i presupposti per realizzarla. Credo molto nella “città in 15 minuti”, una città cioè che garantisca di poter raggiungere tutti i servizi di base – farmacia, supermercato, anagrafe, servizi culturali… – percorrendo a piedi o in bicicletta un tragitto di al massimo un quarto d’ora. Ripensare la città in questi termini comporta una revisione della mobilità cittadina, che dovrà puntare maggiormente su ciclabilità e pedonalità di strade e vie, ma bisognerà pensare anche una nuova organizzazione dei servizi di base, che devono essere “a portata di mano”. Il fatto che il futuro di Milano sia quello di essere sempre più una città policentrica non significa che non si potrà o non si dovrà più andare in piazza Duomo o a Porta Nuova o sui Navigli. Semmai vuol dire permettere ai cittadini di vivere maggiormente e meglio il proprio quartiere, mettendoli nelle condizioni di spostarsi con i mezzi con più facilità per raggiungere il centro città o altri luoghi di interesse.

Cosa ne sarà dei centri direzionali presenti nella nostra città? E delle Università, vere eccellenze della nostra metropoli? Il centro di Milano, tolti questi giorni di festa, sembra addormentato. Andrà ripensato tutto alla luce della nuova normalità oppure gradualmente si potrà ritornare a una situazione pre covid?

La nuova normalità che stiamo andando a costruire con le nostre scelte e azioni si basa sulla capacità di adattamento e di resilienza che Milano ha sempre mostrato, nell’arco dei suoi 26 secoli di storia. I centri direzionali, così come gli atenei continueranno a essere di richiamo per i gruppi di investitori, le grandi aziende multinazionali e gli studenti di tutto il mondo. Ne sono certo. E sono altrettanto sicuro che cambierà profondamente il modo in cui tutti noi vivremo la città. Già in questi mesi abbiamo avuto modo di sperimentare una modalità diversa di vivere il lavoro e di fare formazione: lo smart working e la didattica a distanza hanno mostrato di avere un forte potenziale che, in ambo i casi, necessita di essere normato affinché si traduca in equità e non alimenti le sperequazioni e le disuguaglianze sociali, economiche e culturali.

Sono stati avviati importanti investimenti per disegnare la Milano del 2030: penso alla riqualificazione degli scali ferroviari dismessi, due dei quali ricadono sul territorio del Municipio 9. Che ne sarà di questi nevralgici progetti? Andranno ripensati totalmente oppure sono ancora validi e funzionali?

La riqualificazione degli scali ferroviari dismessi si integra perfettamente nel disegno di una città policentrica, green e più equa, qual è quella che ci impegniamo a realizzare. Si procederà quindi come previsto dall’accordo di programma. Il masterplan dello scalo Farini è stato già definito: gran parte della superficie sarà destinata a verde e spazi pubblici, con la nascita di un grande parco in connessione con Porta Nuova e la Bovisa, fino a Mind. Il progetto prevede poi il recupero e il riutilizzo delle strutture preesistenti da destinare a servizi pubblici e all’Accademia di Brera, oltre che un nuovo sistema di piazze e spazi per bambini, mercato e sport. Una pista ciclabile collegherà il nuovo quartiere a Porta Nuova. Saranno realizzati appartamenti di edilizia residenziale sociale e convenzionata. Lo sviluppo dello Scalo Greco-Breda è a uno stato ancora più avanzato. Il bando internazionale Reinventing Cities di C40 ha consentito di individuare un investitore che ha acquistato l’area e redatto un masterplan che porterà alla nascita di un nuovo quartiere con 400 alloggi di housing sociale e 300 posti letto per studenti. Verde, spazi e percorsi pedonali occuperanno il 72% dello scalo.

Anche la mobilità dovrà essere riconsiderata oppure la rete presente e in fase di realizzazione è già pronta a garantire questa nuova modalità di muoversi?

Oltre al potenziamento della rete metropolitana già in programma, la mobilità cittadina dovrà necessariamente prevedere nuovi km di piste ciclabili. Il piano che stiamo attuando prevede di arrivare a fine 2021 con 100 nuovi km di percorsi per bici. Inoltre, nel Piano Aria Clima che stiamo adottando indichiamo una serie di azioni che hanno come obiettivo l’aumento del 55% dei km di metropolitana e metrotranvie rispetto ad oggi entro il 2030, la diffusione delle zone 30 e il modello di “città in 15 minuti” di cui parlavamo prima. L’obiettivo di ogni azione sarà quello di ridisegnare e rimodulare i tempi e le modalità in cui si vive la città.

Su quali altri temi sarà necessario ristudiare le strategie di sviluppo e innovazione? Penso all’ambiente, all’edilizia, privata e pubblica e ai servizi tanto per fare qualche esempio.

Tutti gli ambiti indicati sono prioritari e necessitano di interventi specifici e decisi, sul fronte dell’innovazione e dell’attenzione ambientale. Oltre alla mobilità e all’impegno per liberare la città dalla CO2, il percorso di transizione ambientale di Milano dovrà muoversi nella direzione di un pieno efficientamento degli edifici, della diffusione di un modello di gestione dei rifiuti sempre più efficiente e green in ogni fase, dalla raccolta allo smaltimento, al riuso dei materiali, e di promozione e sostegno di processi di costruzione a basso impatto. Oggi il cambiamento è un obbligo: intervenire a favore dell’ambiente e del clima è la via per una ricostruzione post Covid che sia equa e sostenibile al tempo stesso.