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Il governo di Draghi, dopo quello di Conte, per vincere la pandemia e salvare il Paese

Il governo di Draghi, dopo quello di Conte, per vincere la pandemia e salvare il Paese

Mentre scrivo è in corso il tentativo di Mario Draghi di formare un nuovo governo dopo la crisi incomprensibile che è stata aperta in maniera irresponsabile e ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte. Una crisi assurda, aperta in piena pandemia mentre ogni energia avrebbe dovuto essere finalizzata a risolvere i problemi sanitari, economici e sociali che il Covid ha portato con se. Una crisi che, proprio per queste ragioni, deve essere risolta presto costruendo un nuovo governo ed evitando di perdere altro tempo o, addirittura, di scivolare verso elezioni che per 4-5 mesi paralizzerebbero l’attività istituzionale mentre occorre far presto per fare al meglio le vaccinazioni, utilizzare e non perdere l’opportunità del Recovery plan, mantenere sotto controllo la pandemia e fronteggiare l’emergenza sociale che a fine marzo, con lo sblocco dei licenziamenti, si aggraverà ulteriormente. Queste sono le ragioni per cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato Mario Draghi di formare un governo di alto profilo. L’ex presidente della BCE è certamente l’italiano che ha la maggiore credibilità in Europa e nel mondo e che può guidare un governo davvero capace di affrontare le emergenze sanitaria, sociale ed economica che stiamo vivendo e capace di spendere al meglio i 209 miliardi del recovery plan e gli altri fondi europei che possono non solo rilanciare il Paese ma ridisegnarlo superando i grandi limiti strutturali che hanno la pubblica amministrazione, la giustizia e il sistema sanitario. Non si parte da zero. Il governo Conte stava affrontando la pandemia ottenendo risultati importanti. Siamo il Paese europeo che ha vaccinato più persone e la perdita del prodotto interno lordo causata dalle misure prese per contrastare la pandemia non è diversa dal resto dei Paesi europei, mentre la curva dei contagi in Italia è sotto controllo contrariamente ad altre realtà europee, dall’inghilterra, alla Francia. E non si parte da zero neppure nella definizione delle cose da fare coi finanziamenti del Recovery Plan. In queste settimane il parlamento sta lavorando sulla proposta elaborata dal governo Conte e, partendo dalla discussione delle Camere, quella proposta sarà migliorata e perfezionata e poi inviata all’Europa, che già ha avuto modo di apprezzarla, nella versione definitiva. Il piano prevede di investire in diversi settori decisivi per mettere il nostro Paese nelle condizioni di competere nel mondo, di affrontare le emergenze sociali, di ridurre le diseguaglianze e di realizzare uno sviluppo sostenibile che metta al centro Green economy e ambiente. 45 miliardi per la digitalizzazione, 67 per la rivoluzione verde, la riqualificazione degli edifici, il risparmio energetico, la mobilità sostenibile, 32 miliardi per le infrastrutture di trasporto, dall’alta velocità alle metropolitane, 27 miliardi per scuola e ricerca, 20 miliardi per la sanità. Da qui si riparte e sono convinto che Draghi non cambierà la direzione. Non basta ma accanto alle riforme necessarie, già impostate dal governo precedente, dalla giustizia a quella fiscale che vuole far pagare proporzionalmente le tasse e combattere l’evasione, la possibilità di contare su tutti questi finanziamenti è un risultato che il governo Conte bis è riuscito a ottenere grazie alla credibilità che si è costruito in Europa dopo la stagione dei Salvini e del sovranismo antieuropeo. Questo va riconosciuto. Quindi Grazie a Conte e al suo governo e sostegno oggi a Mario Draghi, risorsa straordinaria del Paese, con cui affronteremo una crisi difficilissima lavorando per costruire un futuro migliore per l’Italia.

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