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L’impatto dell’economia circolare sulla nostra quotidianità

L’impatto dell’economia circolare sulla nostra quotidianità

Cambiare il modello economico che guida le nostre società, per individuarne uno più rispettoso dell’ambiente e dell’uomo è una vera necessità che ha delle ripercussioni sulla nostra vita quotidiana? Senza dubbio sì. È sempre più urgente un dirompente e radicale cambio di rotta perché il modello su cui ci siamo basati fino ad ora ha aumentato le disuguaglianze e ha creato estreme criticità ambientali: ogni anno raggiungiamo sempre prima l’Overshoot day, ossia il giorno dell’anno in cui l’umanità esaurisce il suo budget ecologico annuo, il giorno che segna l’esaurimento delle risorse rinnovabili che la terra è in grado di rigenerare in un anno. Mentre nel modello attuale di economia lineare le risorse vengono impiegate in modalità unidirezionale lungo le fasi di estrazione – produzione – consumo e smaltimento, cioè con un percorso che possiamo definire “dalla culla alla tomba”, il modello circolare utilizza le risorse nel modo più efficiente possibile, le fa girare il più a lungo possibile nel ciclo economico, attraverso il riuso e il riciclo, quindi in un percorso che possiamo chiamare “dalla culla alla culla”. Dunque, la concezione di rifiuto in questo modello viene eliminata, perché uno scarto di un processo industriale diventa la materia prima per un’altra produzione. In questa prospettiva i prodotti durevoli non dovranno essere soggetti all’obsolescenza programmata ma progettati per durare il più a lungo possibile e andrà sempre più potenziato l’utilizzo condiviso, piuttosto che il possesso esclusivo dei beni, con formule simili al leasing e al noleggio o allo sharing. Possiamo pensare al car sharing o al bike sharing a Milano. Per riuscire a far questo occorre cambiare paradigma culturale ed essere consapevoli che ogni grande o piccola trasformazione dipende sempre dai comportamenti di ciascuno di noi. Le città sono da sempre motori di cambiamento e, pertanto, devono essere in grado di supportare l’economia circolare. In tal senso la nostra Città e il Comune che azioni stanno proponendo? Mi soffermo su due aspetti molto concreti e quotidiani: la raccolta differenziata e la lotta allo spreco alimentare ovvero due azioni fondamentali della Food policy comunale. Milano, infatti è la più grande città europea che ha adottato il sistema di raccolta porta a porta dei rifiuti e ha la quantità di umido pro capite differenziata tra le più alte in Europa: nel 2019, per esempio, la frazione organica ha raggiunto le 154.000 tonnellate, da cui è stato possibile produrre 22.000 tonnellate di compost agricolo e 8 milioni di metri cubi di biometano. Per quanto riguarda, poi, la lotta allo spreco alimentare, grazie al recupero delle eccedenze di alimenti freschi, a Milano si stima un impatto, per il 2019, pari a circa 1.700 tonnellate di cibo ridistribuito, equivalenti a oltre 900 tonnellate di CO2 evitate. Sono alcuni dei dati evidenziati dalla ricerca “Economia circolare del cibo a Milano”, ideata da Novamont e sviluppata dal Centro di Ricerca Està, con il patrocinio del Comune di Milano e della Fondazione Cariplo, come contributo all’attuazione della Food policy cittadina. Un impegno in ottica solidaristica e azioni concrete realizzate grazie al potenziamento degli Hub di quartiere, alle donazioni delle mense scolastiche servite da Milano Ristorazione nonché alle attività promosse dal Mercato ortofrutticolo di SoGeMi e dall’Associazione Recup nei mercati scoperti. In questo modo nella nostra città si sta dimostrando come sia possibile attivare politiche in grado di trasformare una società dello scarto, che distrugge risorse invece di rigenerarle, in una che impara a fare di più e meglio con meno. Occorre proseguire su questa strada per ridisegnare i sistemi di produzione, consumo e smaltimento e coniugare così economia e ambiente. È un’opportunità che ognuno di noi deve cogliere, un cambiamento possibile e necessario per il futuro di tutti e di ciascuno.

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