Viva Verdi, maestro del melodramma italiano
Centoventi anni fa, il 27 gennaio 1901, moriva il senatore del Regno d’Italia Giuseppe Verdi (vedi foto) colpito da un ictus. Il Teatro alla Scala, in segno di rispetto, in quei giorni rimase chiuso. Si pensò persino di coprire la strada di paglia per attutire il rumore delle carrozze sotto la sua finestra Come da volontà di Verdi il funerale avvenne all’alba, ma nonostante l’orario una folla incredibile accompagnò il corteo fino al cimitero Monumentale. Solo in seguito la salma venne spostata alla Casa di Riposo per musicisti. Oltre 300.000 persone si unirono al corteo, guidato in testa da un coro di 820 voci dirette dal Maestro Arturo Toscanini che intonavano il “Va pensiero”. Ci impiegarono 11 ore per arrivare alla Casa di Riposo. Alla sua morte Verdi aveva 88 anni e per 50 era stato dominatore assoluto del melodramma in Italia ed anche fuori confine. Chi non conosce le opere Nabucco, Rigoletto, La Traviata, Il Trovatore, Aida Otello, Falstaff? Verdi ha significato tanto per il popolo italiano anche perché la sua composizione “Và pensiero” fu l’inno non ufficiale per il movimento risorgimentale. Fu considerato il più patriottico dei compositori italiani: nelle sue opere viene dato libero sfogo all’amore per la Patria ed agli ideali di libertà e quel Viva Verdi (Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia) scritto e detto ovunque ha aiutato e sostenuto molto i patrioti italiani.
